Da Ellie e Mia, con amore

La sofferenza zittisce. Trovare le parole giuste per un malato è difficile e neppure chi soffre sa bene cosa dire. Ci si sente goffi e inappropriati, soprattutto quando in ballo ci sono famiglie con bambini colpiti da patologie difficili da guarire. Il dono diventa allora un linguaggio alternativo, un modo di dire «Ci sono!» a chi la malattia sta assorbendo tutte le energie, sue e dei suoi cari. Non solo: un regalo garantisce attimi di normalità a chi purtroppo nella normalità non vive più da tempo. Non risolve la situazione, certo, però fa tornare il sorriso. E ciò è fondamentale per chi è immerso giorno e notte nel dolore.
«Per questo li confezioniamo con grande cura» spiega Silva Celio mentre aggiusta con delicatezza un meraviglioso regalo pronto per la consegna: è composto da una costellazione di pacchettini colorati, grandi e piccoli, uniti tra loro da eleganti luminarie natalizie. «Sappiamo che il piccolo malato che lo riceverà ama moltissimo i numeri e noi gli abbiamo preparato questa sorpresa ricca di sfide matematiche. Le luminarie? Un tocco natalizio voluto dalla nostra decoratrice».
In nome di Ellie e Mia
Silva, che di professione è pediatra, conosce bene il potere magico dei doni. Lei e suo marito Nicholas Righetti hanno perso a soli due anni e mezzo Ellie e Mia, le loro due gemelline colpite da una malattia degenerativa. Silva non dimenticherà mai la solidarietà che accompagnò la sua famiglia durante la tragedia, soprattutto negli ultimi mesi di vita delle due bimbe. «C’era chi ci lasciava il pane fatto in casa nella buca delle lettere, chi, come mia mamma, confezionava a maglia abitini per le gemelline, chi metteva davanti alla nostra porta un bel mazzo di fiori. Non servivano le parole: per noi quei presenti rappresentavano attimi di felicità rimasti per sempre nei nostri cuori».
Consci dell’importanza di quei gesti, Silva e Nicholas decisero di trasformarli in una missione. Nel 2019 diedero vita all’associazione Ellie & Mia e iniziarono a regalare attimi di serenità alle famiglie confrontate come loro con gravissime malattie.
Settecento consegne nel 2025
L’inizio fu in sordina, basato soprattutto sul passaparola. Quando medici ed infermieri venivano a conoscenza dell’associazione, la segnalavano ai famigliari dei loro pazienti più gravi e «se loro erano d’accordo di ricevere i nostri regali, li inserivamo nelle nostre liste». Il successo non si fece attendere e più il lavoro aumentava, più necessitavano volontari per confezionare i doni. A distanza di sei anni dalla nascita, oggi l’associazione vanta una squadra operativa di sette persone - tre sono dipendenti - e più di un centinaio di volontari in tutta la Svizzera italiana.
Una squadra estremamente motivata che quest’anno ha già consegnato oltre settecento pacchi, facendo la felicità di centosessanta bambini e di altrettanti adulti. «Abbiamo scoperto un Ticino generoso, capace di grande solidarietà! Il nostro lavoro è stato subito capito, malgrado la riservatezza che abbiamo imposto fin dall’inizio, perché nessuno deve sapere a chi sono indirizzati i pacchi», spiega Silva.
Regali unici
Il team operativo coordina tutte le attività: dapprima raccoglie i desideri dei piccoli malati o dei loro genitori colpiti da gravi malattie, poi organizza i contenuti necessari interagendo con i volontari, infine prepara i regali personalizzati per poi recapitarli alle famiglie. «Ogni mese, in punta di piedi e con grande discrezione, lasciamo davanti alla porta delle famiglie un pacco speciale, pieno di sorprese pensate con amore.
Ogni regalo che creiamo è unico, creato su misura per permettere alle famiglie di costruire ricordi preziosi che resteranno per sempre».
Dentro i pacchi, ci sono pensieri a misura del paziente. Torte, biscotti, marmellate fatte in casa «e pure fiori e prodotti freschi del nostro orto a Someo, insieme ai materiali preparati dal gruppo «Le amiche creative di Ellie e Mia», che si riunisce una volta al mese nella nostra nuova sede». E poi materiali per il disegno, regali fatti a mano, giochi di società, buoni d’ingresso per parchi «garantiamo anche attività per dare alle famiglie un attimo di leggerezza fuori dalla routine». Niente è lasciato al caso. Se il malato non può più muoversi, riceverà libri o piccole delizie, se poi festeggia gli anni, la squadra dell’associazione si mobilita per consegnargli la sorpresa nel giorno esatto del compleanno. Basta dare un’occhiata al profilo Instagram dell’associazione per ammirare i capolavori realizzati dai sostenitori: in ogni scatola c’è un pezzetto del loro grande cuore.
«Una luce per chi attraversa le difficoltà»
La generosità dei volontari e dei membri dell’associazione è ripagata dalle numerose lettere che giungono ad Avegno. «Vedere i miei figli felici, accolti e valorizzati grazie al vostro impegno ha riempito il nostro cuore di gioia - scrive ad esempio un padre di un bimbo gravemente malato - il vostro lavoro fa una grande differenza nella vita di tante famiglie, e noi ne siamo testimoni diretti. Siete una luce per chi, come noi, attraversa momenti delicati». Quest’anno l’associazione ha ricevuto il Prix Felix, un premio distribuito dall’azienda VBAU che valorizza l’impegno collettivo per un futuro più vivibile dal punto di vista sociale, ecologico e comunitario «Un riconoscimento che appartiene a tutti, volontari, sostenitori e partner», fanno sapere i membri del comitato, composto dall’avvocata Chiara Baggiolini, dalla cardiologa pediatrica Corinna Leoni-Foglia e da Nicholas Righetti, oftalmologo e padre di Ellie e Mia.
Il futuro
L’ impegno della squadra non si ferma. «Nel 2025 abbiamo compiuto un passo importante - scrive il comitato ai sostenitori - trasferendoci nella nostra nuova sede ad Avegno, ma ora vogliamo rafforzare il nostro team per continuare a rispondere alla crescente richiesta di supporto, sviluppare nuove collaborazioni e consolidare la nostra strategia di raccolta fondi per garantire la sostenibilità del progetto». Su questo ultimo punto, Silva ha le idee in chiaro. «Non vogliamo una crescita esponenziale dell’attività dell’associazione, ma qualcosa di gestibile. Lo ribadiremo in occasione della nostra cena di beneficenza che si terrà il prossimo 13 marzo all’hotel Belvedere Locarno, alla quale tutti potranno partecipare. Chi vuole aiutarci può scegliere se regalarci tempo, prodotti oppure soldi. Quel che è certo è che ogni contributo garantirà sorrisi. Dal canto nostro, noi ce la mettieremo tutta per aprire nuove finestre di serenità nelle case di chi soffre».

