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Gli autobus semivuoti nell'era della mobilità

Aumenta l’utenza del traffico regionale, tuttavia certe linee dipendono sempre più dall’aiuto dello Stato – Alcune, in Ticino, sono completamente al di fuori da qualsiasi logica di mercato
Crescono i trasporti pubblici ma il "carburante" è lo Stato. CdT/ Chiara Zocchetti
Andrea Stern
Andrea Stern
19.11.2023 06:00

In Svizzera c’è una sola linea ferroviaria regionale che si autofinanzia grazie agli introiti di biglietti e abbonamenti, la Zurigo-Winterthur. Tutte le altre dipendono dall’aiuto dello Stato. È normale, visto che si tratta di trasporto pubblico. Tuttavia le cifre fornite in anteprima a «La Domenica» dall’Ufficio federale dei trasporti (UFT) indicano che certe linee sono completamente al di fuori da qualsiasi logica di mercato. A partire dalla Orgnana-Magadino, la linea più deficitaria della Svizzera, dove biglietti e abbonamenti coprono a malapena 1,9% dei costi di esercizio.

Anche la seconda linea meno redditizia si trova in Ticino ed è una di quelle introdotte a fine 2020 nell’ambito del potenziamento dei trasporti pubblici. La Bioggio-Gaggio-Cimo-Vernate-Agno - creata per integrare nella rete anche la frazione di Gaggio che in precedenza ne era esclusa - si autofinanzia solo per un misero 3,4%. Questo significa che i rari passeggeri che salgono su uno di quegli autopostali permettono di coprire solo una parte infinitesimali dei costi della linea.

In decine di migliaia sui TILO

I dati che contano, però, sono quelli delle linee TILO, nettamente più frequentate rispetto ai bus per Orgnana o per Gaggio. Oltre 20.000 persone al giorno hanno utilizzato l’anno scorso la S10, che va da Biasca a Como, e la RE80, che collega Locarno con Milano passando dal nuovo tunnel di base del Ceneri.

Quest’ultima linea è la più redditizia dell’intera rete TILO su suolo svizzero. L’anno scorso gli introiti di biglietti e abbonamenti hanno permesso di coprire il 44% dei costi d’esercizio, una percentuale modesta se raffrontata con quelle della S-Bahn zurighese ma comunque dignitosa sul piano nazionale.

Per quanto riguarda la S10, invece, il tasso di copertura dei costi si è fermato al 25,9%.Prima del potenziamento dei trasporti pubblici, nel 2019, la linea che attraversa il Ticino da nord a sud si autofinanziava per il 44,1%. Ma evidentemente l’aumento dell’utenza, seppur importante, non è stato sufficiente per coprire i maggiori costi causati dall’aumento delle corse.

Linee sotto la soglia minima

La linea TILO con il peggior grado di copertura dei costi è, senza sorpresa, quella che collega Cadenazzo con Luino. Nella sua parte svizzera, gli utenti hanno coperto l’anno scorso solo il 16,8% delle spese, uno dei peggiori risultati a livello svizzero, che ne mette a repentaglio il futuro, visto che di regola la Confederazione non finanzia le linee che non raggiungono il 20% di copertura delle spese (vedi intervista a fianco).

Sempre in Ticino, si nota il discreto grado di copertura dei costi della Lugano-Ponte Tresa (38,6%), superiore all’altra ferrovia a scartamento ridotto sopravvissuta nel nostro catone, la Centovallina, che sulla sua tratta svizzera si autofinanzia per il 17,9%.

Modesta è anche la quota parte garantita dai passeggeri dei servizi di navigazione sui laghi. La statistica dell’UFT non tiene conto del traffico turistico e quindi include i soli collegamenti Magadino-Locarno e Porto Ceresio-Morcote. Nel primo caso i biglietti e gli abbonamenti coprono il 12,7% delle spese, nel secondo caso solo l’11,1%. Tutto il resto deve essere versato dallo Stato, quindi anche dai cittadini che non hanno mai messo piede su un battello.

Un ottimo servizio ha un costo

D’altra parte è proprio questo il principio del servizio pubblico. La collettività si accolla il compito di garantire a tutti delle condizioni di base se non uguali almeno simili. Così da dicembre 2020, da quando è stato potenziato il trasporto pubblico, ogni cittadino ticinese è in grado di raggiungere il più vicino polo di riferimento entro le 6 del mattino e fare rientro al proprio domicilio fino a mezzanotte, o le 20 nelle zone più discoste.

Un servizio di prima qualità che ha un costo. Buona parte delle linee di bus ha visto fortemente calare il loro grado di copertura dei costi. Per esempio, la linea della Vallemaggia, quella che da Cavergno raggiunge Locarno, si autofinanziava per il 53,9% prima del potenziamento, una percentuale che l’anno scorso è crollata al 24,9%. La linea delle Autolinee bleniesi che da Olivone scende a Biasca invece ha visto scendere il suo grado di copertura dal 40,1% al 28%. Mentre nel Luganese, per prendere solo un esempio, la quota parte degli utenti sulla linea che collega Ponte Tresa con Castelrotto e Novaggio è calata dal 21,2 al 10,2%.

In cambio il Cantone ha investito 460 milioni di franchi sull’arco di un quadriennio. Un investimento che sposta sempre più il peso del finanziamento del trasporto pubblico dall’utente al contribuente. Ma che, dopo il periodo falsato della pandemia, sta finalmente dando ottimi frutti. L’anno scorso l’aumento dei passeggeri rispetto al 2019 è stato del 9% sui bus, rispettivamente del 20% sui treni. E quest’anno, come preannuncia il direttore del Dipartimento del Territorio Claudio Zali si sta registrando un nuovo forte aumento. I trasporti pubblici ticinesi hanno imboccato la strada giusta.

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