Il personaggio

Il maestro che coltiva le voci giovani

Christian Barella negli ultimi trent'anni ha formato generazioni di coristi in Ticino - «I giovani di oggi sono più restii a cimentarsi con il repertorio sacro»
©Chiara Zocchetti
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
21.09.2025 16:00

Alcuni genitori sono già arrivati. Hanno scelto le panche più indietro, come a scuola. Invece sono in chiesa, nella Collegiata di Bellinzona. Il concerto del coro principale dei «Piccoli e giovani cantori di Pura» inizierà tra una quindicina di minuti. Alcune delle ragazze che formano il complesso di voci mettono fuori la testa dalla sagrestia. Sbirciano il pubblico, dopo aver ripassato l’esibizione con il loro maestro, Christian Barella, nei locali poco distanti dell’oratorio. Sono tutte vestite di nero e rosso e hanno i capelli sciolti sulle spalle. Un abbigliamento sobrio ed elegante che si confà alla sacralità del luogo. Eppure… eppure «il cantare in chiesa, a volte, non viene visto benissimo da chi vuole cantare in un coro», annota Barella.

La coralità cantonale

Il maestro sa di cosa parla, perché è dal 1992 che segue da vicino lo stato di salute della coralità in Ticino, oltre ad aver formato e accompagnato decine e decine di coriste nel corso degli ultimi 30 anni. Di acqua sotto i ponti, come si dice, ne ha insomma vista passare molta. «Una delle difficoltà con cui siamo confrontati di più rispetto al passato- spiega - è il repertorio. Mi spiego. I giovani di oggi sembrano più restii a cimentarsi con il vasto e importante repertorio sacro. Non dico che non ne siano coscienti. Solo preferirebbero confrontarsi con canzoni più moderne». Nonostante ciò, nonostante la voglia di contemporaneità dei giovani, che preferirebbero cantare le canzoni del momento, la realtà dei cori in Ticino, secondo Barella, non è «così malmessa». Esiste un’associazione che li raggruppa, la Federazione ticinese società di canto, a cui fanno capo una quarantina di formazioni, e una capillarità territoriale abbastanza estesa. Dal Mendrisiotto alle Tre Valli, il cantare insieme insomma ancora resiste. Anche se… anche se «ad aver messo in difficoltà i cori ticinesi è stata sicuramente la pandemia da Covid - riprende Barella -. Alcuni avevano già dei problemi e il coronavirus è stato una mazzata».

Dalle scuole all’età di mezzo

Riprendersi non è insomma stato facile e non tutti ci sono riusciti. Anche perché la realtà corale della Svizzera italiana si contraddistingue per essere composta soprattutto da cori giovanili, come è il caso dei «Piccoli e giovani cantori di Pura» - formazione esclusivamente femminile formata da una sessantina di allieve - e da cori formati da persone in là con gli anni. «Manca un po’ la via di mezzo - annota il maestro - mancano le formazioni composte da trentenni o quarantenni». Il motivo? «Spesso i giovani lasciano perché si trasferiscono per studiare all’università oppure ancora decidono di smettere perché sono stufi di cimentarsi con il repertorio sacro e religioso».

Una delle sfide del panorama corale cantonale è insomma quella di resistere. Resistere di fronte all’invecchiamento della popolazione, che per inerzia, senza un ricambio generazionale, rischia di spazzare via le realtà composte esclusivamente da persone anziane, ma anche resistere nel senso di non smettere mai di cercare di attirare giovani leve. «Forse, per costruire basi più solide si potrebbe magari fare di più nelle scuole elementari e medie, perché l’impressione è che molto dipenda dal docente di turno, dalla sua sensibilità e dal suo interesse a sviluppare un discorso sulla coralità». Quel che è certo è che a non mancare sono le scuole di canto corale esterne rivolte proprio ai giovani in età scolare. «E lì a subentrare siamo noi - specifica Barella - siamo noi che dobbiamo darci da fare cercando di catturare l’interesse dei giovani che oggi rispetto al passato, oltre alla tecnologia e ai telefonini, hanno molte più attività extra scolastiche da scegliere».

Voci giovani e voci mature

Tutto questo sapendo che riuscire ad attrarre i giovani significa anche compiere assieme a loro un percorso di crescita che ha benefici sui giovani coristi ma anche sull’intera realtà. «Avendo diretto in passato anche cori di adulti posso dire che un conto è formare un bambino, un altro un adulto. Essere presenti nel momento in cui muta la voce è meno difficile rispetto a una voce già formata e senza esperienza che è quasi impossibile migliorare. Le ragazze di 14-15 anni che sono con me da quando ne avevano 4 hanno sviluppato una tecnica vocale che le accompagnerà anche in età adulta. Questo lavoro di crescita mi stimola molto».

Sarà anche per quello che il coro diretto da Barella, fondato dallo stesso maestro nel 1992 non ha mai smesso di crescere, inanellando un risultato dopo l’altro.

Dal Duomo a San Pietro

«Inizialmente era un piccolo coro di bambini a Pura. In seguito, sono arrivati bambini e ragazzi anche da altri Comuni non del Malcantone. Così nel 2012 abbiamo creato delle sedi secondarie a Pregassona e a Bellinzona. Ma è nel 2016 che abbiamo cominciato a essere una vera e propria scuola di canto con la creazione di due cori preparatori accanto al coro principale. Da lì in poi sono arrivate esibizioni anche in luoghi prestigiosi come San Pietro a Roma, nel Duomo di Milano, nella Cattedrale di Vienna, a Notre Dame a Parigi, a Santa Croce e a Santa Maria Novella a Firenze, nella Cattedrale di Siena…».

Il concerto nella Collegiata di Bellinzona sta per iniziare. Dalla sagrestia escono prima le ragazze, poi il maestro. È tutto pronto. Si aspetta solo il silenzio dei genitori per iniziare.

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