Società

Il tumore è un libro aperto

Le storie di Nadia, Robert e Gabriella, malati e familiari che hanno vissuto il cancro
© CdT/Chiara Zocchetti
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
04.06.2023 14:00

C’è chi sorride e chi non riesce a trattenere l’emozione. Chi abbassa gli occhi e chi guarda in alto. Di sicuro, Robert, Irene, Nadia, Gabriella e Nicola indossano tutti la stessa maglietta blu con la scritta «Libro umano» stampata sopra. Il motivo è semplice. Hanno tutti una storia da raccontare. La loro storia. Di malati di cancro o di mogli, mariti, compagni e familiari che sono rimasti accanto ai loro amati fino alla guarigione o fino agli ultimi giorni. Ieri, sabato 3 giugno, Robert, Irene, Nadia, Gabriella, Nicola e molti altri «libri umani» erano a Villa Ciani a Lugano per un’iniziativa dell’associazione Triangolo, che tra i suoi obiettivi ha quello di assistere il paziente oncologico, organizzata per discutere e confrontarsi con una tematica complessa come quella del cancro. Tematica che si scontra ancora oggi con paure e pregiudizi. Che isolano e lasciano ancora più in solitudine chi a che fare con la malattia.

Robert sta sorseggiando un thé tra un incontro e l’altro. Gli tremano gli occhi e le mani ma ha voluto comunque essere presente. «Mia moglie è morta da tre mesi, le mie emozioni sono ancora tante, non sempre riesco a gestirle - si lascia sfuggire - Ma voglio andare avanti per aiutare tutte le persone che rimangono da sole con la malattia». Andare avanti anche se quando chiude gli occhi rivede ancora sua moglie Christa che se n’è andata nel giro di un anno per un cancro al seno che si è allargato a macchia d’olio. «Il 5 maggio dell’anno scorso si è toccata il seno e ha sentito una pallina. Da lì è iniziato tutto. Quando chiudo gli occhi la rivedo negli ultimi giorni della malattia quando stava malissimo e avevo ancora qualche speranza». Robert rivede sua moglie ma in realtà è dentro di lui perché sta continuando a portare avanti il blog che Christa ha aperto su Facebook. Un blog seguito da 40 mila persone con post che sono stati letti e condivisi da milioni di utenti. «Faceva vedere che nonostante tutto bisogna andare avanti, anche con piccoli gesti, come rifare il letto o truccarsi», sottolinea Robert, che quando spiega della pallina al seno si tocca lo stesso punto ma sul suo petto.

Mamma in corso d’opera

Ogni «libro umano» ha un titolo della sua storia da raccontare. Quello di Irene è «Una mamma in corso d’opera». «Quando mi sono ammalata, 7 anni fa, i miei figli avevano 5 e 7 anni - racconta Irene - con loro ho cercato di essere sempre me stessa nonostante il cambiamento fisico che per prima cosa si è manifestato con la perdita di capelli. I bambini sanno però trasmettere amore e semplicità e quando sono tornata a casa con una parrucca mia figlia mi ha detto che voleva tagliarli così anche lei e lo ha fatto. Questa sua azione mi ha dato molto coraggio». Irene oggi si sente una mamma realizzata e senza problemi di autostima grazie soprattutto alla sua famiglia. «Un giorno mia figlia mi ha disegnato con i capelli perché mi ha detto che mi vedeva così anche se non li avevo. In quel momento ho capito che non dovevo nascondermi ma vivere serenamente».

Ammalarsi di tumore non significa ammalarsi solamente come individuo «perché il cancro colpisce anche la famiglia del malato», precisa Irene. Ecco perché «non sono solo importanti le cure mediche e psicologiche ma anche quello che arriva ogni giorno dalla tua famiglia che ti ricorda quanto ti vuole bene».

La luna nella sfera di cristallo

Nadia sorride. Il titolo della sua storia è «La luna nella sfera di cristallo». Nadia sorride perché la luna è lei. «Quando ho perso i capelli e avevo il faccione gonfio a causa del cortisone il mio compagno per sdrammatizzare mi ha detto «Ma che bella luna che sei!»». Una battuta detta al momento giusto può insomma essere più importante di quello che sembra. «Oggi sono guarita ma quando non lo ero mi sarebbe piaciuto avere la sfera di cristallo per sapere cosa mi avrebbe riservato il futuro - riprende Nadia -. Tuttavia per non vivere nell’incognita è fondamentale cercare di focalizzarsi serenamente sul presente, sul vivere giorno dopo giorno».

Al di là dei confini

Gabriella e Nicola sono seduti uno di fianco all’altro. «La nostra storia l’abbiamo titolata «Al di là dei confini» - spiegano - e il motivo è presto detto. La malattia di Gabriella ci ha spinto al di là delle nostre vite da tutti i punti di vista». Gabriella e Nicola nel 2019 abitano in Italia e hanno tutto quello che si potrebbe apparentemente desiderare. Un lavoro fantastico, lei è infermiera, lui docente, due figli splendidi, una casa e un’auto nuove. Tutto sembra perfetto fino a quando a Gabriella diagnosticano un tumore al seno. «Quell’anno a Natale ai nostri figli abbiamo regalato tutto quello che avevano scritto nella letterina a Babbo Natale perché poteva essere l’ultimo che trascorrevamo insieme». Non è andata così. Perché nel frattempo Gabriella è guarita. Ma nessuno poteva saperlo. E pensare al peggio è un attimo. Soprattutto quando di mezzo c’è anche il COVID. «Che in un primo tempo è stato un grande ostacolo», sottolineano. Gabriella e Nicola sono dovuti andare al di là del confine doganale per curarsi. Si sono trasferiti in Ticino. Ma anche al di là della dignità «perché io in quanto italiano non potevo stabilirmi qui. Solo l’aiuto di un conoscente ci ha permesso di stare insieme». Superare la montagna di difficoltà che si presentano con un tumore sembra impossibile. «Eppure ce la si può fare», affermano entrambi in coro. «Di sicuro però la vita non è più la stessa, non si è più quelli di prima, perché la malattia ti toglie tutto, ma ti dà anche la possibilità di ripartire da zero e una reale possibilità di riscatto».