Salute

«In punta di piedi nelle case di chi ha bisogno»

Viaggio nel mondo di Senevita, tra pazienti centenari e racconti di una solitudine che in Ticino prende sempre più piede
©Chiara Zocchetti
Prisca Dindo
21.09.2025 16:00

«Grazie di avermi ascoltato, e di aver chiacchierato con me. Per un attimo, mi sono dimenticato di essere un uomo solo, malgrado la ricchezza che ho accumulato negli anni» mormora l’anziano, riponendo con delicatezza la teiera di ceramica di Sèvres nell’armadio, dopo averle offerto una tazza thé. Sylvie Boucq si rende conto che ne ha a bizzeffe di racconti come questo. Racconti di solitudine che coinvolgono anche anziani benestanti, e che spesso le stringono il cuore. Ma poi subentra la sua professionalità costruita in anni di lavoro. Sa che la vita deve andare avanti: la lista di persone che necessitano del suo aiuto è sempre lunga. Sylvie è una delle collaboratrici di Senevita Casa Ticino, una delle costole regionali di Senevita, la principale organizzazione privata a livello nazionale nel settore delle cure a domicilio.

25 anni di storia

Senevita casa Ticino opera nel Cantone da oltre venticinque anni. «In effetti, la nostra è una lunga storia» commenta sorridente Martina Morandi, la direttrice delegata Regione Sud-Est che incontriamo insieme a Sylvie negli uffici di Pazzallo. Sulla sua scrivania, ciò che resta dei pensierini distribuiti ai collaboratori lo scorso 6 settembre, in occasione della giornata nazionale delle cure domiciliari.

L’obiettivo dell’azienda è ben definito: garantire ad anziani e malati di rimanere nelle loro case il più a lungo possibile, offrendo loro una cura e un’assistenza completa a domicilio. Si tratta di un servizio Spitex privato a tutti gli effetti, riconosciuto dagli assicuratori malattia, con un contratto di prestazione ricevuto dal Cantone, «e con un CCL, un contratto collettivo di lavoro, per i suoi dipendenti» puntualizza la direttrice. Negli ultimi anni gli operatori privati di questo settore sono proliferati in Ticino, creando non pochi grattacapi finanziari al Cantone. I sindacati sospettano che alcuni di loro operino nelle zone d’ombra del mondo del lavoro. «Finalmente sono stati introdotti più vincoli, ma per anni il mercato ticinese è stato molto libero in questo settore privato» spiega la direttrice.

Nelle case, in punta di piedi

L’attività di Sylvie e delle sue colleghe è molto variegata, e cambia a dipendenza della formazione professionale di ciascuna di loro.

«Siamo noi ospiti dei nostri clienti, non viceversa, come avviene in altre strutture sanitarie», annota Martina Morandi.

Entrare nelle case della gente richiede delicatezza e attenzione. Bisogna muoversi in punta di piedi, cercando di capire le esigenze di chi chiede aiuto. C’è chi preferisce la penombra in casa, chi la tv accesa, chi non ama l’insalata, chi preferisce addormentarsi con la luce accesa, chi detesta il profumo di una crema. Ognuno ha le proprie abitudini e chi sceglie di lavorare in questo settore deve esserne pienamente cosciente.

Il rapporto con i famigliari

Ci sono poi le esigenze dei famigliari. «La prima cosa che cerchiamo di spiegare ai parenti - racconta la direttrice - è che non vogliamo sostituirci a nessuno. Noi subentriamo con i nostri servizi dove loro - o i servizi sui quali già si appoggiano - non riescono più ad arrivare. È un lavoro che si fa tutti insieme, mettendo al centro sempre le esigenze di chi ha bussato alla nostra porta chiedendo i nostri servizi».

A far la spesa a 103 anni

L’età dei pazienti di Sylvie va dai sessantacinque ai cento anni. «Anzi, mi correggo: ai cento tre anni! Come la signora che accompagno ogni tanto a fare la spesa nel negozietto di paese, una donna di grande spirito, orgogliosa della sua indipendenza».

A volte, i clienti non accettano che una figura esterna dia loro indicazioni, «soprattutto all’interno delle loro mura domestiche». Alcuni possono diventare nervosi e poco educati. In questi casi, il team di Senevita cerca soluzioni alternative, ad esempio, cambiando i turni dei collaboratori, perché «magari è soltanto una questione di «chimica», spiega la direttrice.

Parola d’ordine: empatia!

Inutile dire che chi non ha il dono dell’empatia non è tagliato per il mestiere scelto da Sylvie e dalle sue colleghe. «Ci rendiamo conto che a volte siamo le uniche persone che i nostri clienti incontrano durante la giornata, quindi per loro, scambiare due chiacchiere con noi è un vero toccasana. Sappiamo che presentarsi alla loro porta con un bel sorriso, fa già la differenza; poco importa se abbiamo alle spalle una giornata difficile: noi dobbiamo infondere un sentimento di serenità».

La paura di perdere autonomia

C’è poi la resistenza di chi è in là negli anni e non vuole ammettere di aver bisogno di aiuto. «Prendiamo l’esempio di due donne vicine al secolo di vita che abitano insieme: hanno il terrore di perdere la loro autonomia! Cercano di fare tutto loro, senza rendersi conto che una semplice caduta potrebbe costringerle a letto. Noi non vogliamo sostituirle nelle cure, ma supervisioniamo il loro lavoro per evitare qualche banale incidente. In questi casi di resistenza, il supporto dei familiari è basilare», conclude Martina Morandi.

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