TiSin cambia pelle

È morto TiSin, evviva il_Sindacato libero della Svizzera italiana (SLSI). L’organizzazione fondata da Sabrina Aldi, Boris Bignasca e Leonardo Ceruso detto Nando cambia involucro dopo che i due deputati leghisti hanno abbandonato in sordina la nave.
A bordo sono ora saliti tre rappresentanti dei lavoratori: Anna Scarlino, Andrea Basalini e Domenico Chiaravalloti. La prima assume la carica di vicepresidente, a fianco del confermato presidente Nando Ceruso.
La nave ha pure cambiato porto. Il sindacato non ha più la sua sede nel covo leghista di via Monte Boglia a Lugano, bensì in via Lisano a Massagno. Può inoltre contare su un secondo ufficio a Bellinzona e prevede di aprirne un terzo nel Mendrisiotto.
Via i politici
Non ha quindi lasciato particolari strascichi l’uscita di scena di Aldi e Bignasca dal sindacato che loro stessi avevano contribuito a fondare, a inizio 2020, con l’intenzione di aprire un varco nel duopolio di OCST e UNIA. Al contrario, l’addio dei due deputati leghisti ha offerto al sindacato l’opportunità di recidere quel legame con la politica che, seppur ripetutamente negato, ne minava fortemente la credibilità.
Via i politici, ora il sindacato riparte dagli operai, con tre nuovi membri di comitato - nominati all’unanimità nel corso di un’assemblea tenutasi a Giubiasco - che sono tutti espressionedel mondo del lavoro. Anna Scarlino rappresenta il settore socio-sanitario e quello dei servizi, Andrea Basalini gli autotrasporti pubblici e privati, Mimmo Chiaravalloti l’edilizia e rami affini.
Un sindacato di lavoratori per i lavoratori, come auspicato dal presidente Nando Ceruso e dall’intera assemblea, che ha adottato una risoluzione con le linee guida che dovrà seguire il rinnovato sindacato.
Dialogo con tutti
Oltre alla volontà di coinvolgere maggiormente i lavoratori e le lavoratrici nell’attività sindacale, SLSI esprime l’intenzione di cercare il dialogo con tutti.
«Fermo restando l’impegno totale per la difesa dei diritti del lavoro e della promozione di esso - si legge nella risoluzione -, in parallelo con la tutela del territorio e dell’ambiente, SLSI prende atto delle mutate realtà dell’economia moderna, nella quale la contrapposizione aprioristica sindacato-padronato risulta antistorica e sterile, intende improntare la sua attività nella ricerca continua del dialogo tra le parti».
Qualcuno vi leggerà un riferimento alla vicende dello scorso anno, quando TiSin concluse con l’associazione Ticino Manufacturing dei contratti collettivi di lavoro con stipendi in certi casi inferiori al salario minimo legale.
In effetti il rinnovato sindacato non fa nulla per smentire questa lettura. «Ai rigidi steccati burocratici e legislativi - si legge ancora nella risoluzione - SLSI_predilige la libera trattativa tra le parti, demandando ai partner sociali il compito di pianificare un futuro di concertazione seria, leale e d’impresa etica che assuma le proprie responsabilità sociali di fronte al Paese e verso i lavoratori».
Le paritetiche
Infine la risoluzione approvata dall’assemblea di SLSI riserva attenzione anche a un altro punto già sollevato in passato. «La farragine burocratica generata dalle commissioni paritetiche attraverso controlli ripetitivi, spesso senza senso quando non vessatori, è fonte di alti costi e di intralcio per le imprese - si legge -, mentre si rivelano spesso di sostanziale interesse per le forze sindacali e per le stesse commissioni paritetiche»._Sembra di sentire TiSin.
