Salute

Un nuovo centro per le malattie linfatiche

Con linfedema e lipedema cresce il rischio di non camminare per colpa di dolori e gonfiori
Di questi disturbi «nel mondo soffrono circa 300 milioni di persone», spiega il dottor Corrado Campisi, specialista in chirurgia plastica e ricostruttiva.
Mauro Spignesi
17.12.2023 13:30

Se si avvertono gonfiori alle caviglie, alle gambe, alle braccia o anche alle mani, forse è il caso di preoccuparsi. E andare dal medico. Perché questi segnali vanno colti in tempo e se degenerano, in alcuni casi possono portare a forme gravi, comprese quelle che i medici chiamano «arti d’elefanti». Tutta colpa di due disturbi: il linfedema, cioè un ristagno di linfa provocato da un’anomalia del sistema linfatico che se non curato correttamente è destinato a peggiorare progressivamente; e il lipedema, in sintesi una patologia progressiva, che può essere anche invalidante e cronica se non affrontata con i tempi giusti ed è provocata da un accumulo di importanti quantità di grasso sottocutaneo, con infiammazioni e dolori.

Trecento milioni di casi

Di questi disturbi «nel mondo soffrono circa 300 milioni di persone», spiega il dottor Corrado Campisi, specialista in chirurgia plastica e ricostruttiva, oltre che uno dei massimi esperti nel campo di linfedemi e lipedemi. Campisi dall’inizio di dicembre coordina presso la Clinica Sant’Anna di Sorengo un centro multidisciplinare specializzato proprio nella diagnosi e cura di queste patologie. Centro dove il medico chirurgo lavora insieme a professionisti che seguono i programmi riabilitativi e fisioterapisti specializzati nella cura di queste patologie; poi ci sono i nutrizionisti in grado di impostare un corretto regime alimentare molto importante per chi soffre di rigonfiamenti e infiammazioni agli arti inferiori. A queste figure professionali si aggiungono operatori specializzati nell’utilizzo di strumenti e apparecchiature diagnostiche.

Una strategia integrata

«L’idea che ci ha portato a realizzare il centro in Ticino - aggiunge Campisi - poggia su una convinzione: linfedemi e lipedemi vanno affrontati attraverso una presa a carico complessiva del paziente. Questo vuol dire che occorre necessariamente un approccio interdisciplinare, un reale lavoro di equipe è l’opzione più avanzata per la cura delle malattie linfatiche». Attualmente, fa notare lo specialista che è ai vertici dell’International Society of Lymphology, diagnostica (associazione che si occupa a livello mondiale di queste malattie), interventi e programma di cura, terapie e attività riabilitativa viaggiano spesso distanti. «Invece è molto importante - aggiunge Campisi - offrire al paziente un unico punto di riferimento sanitario di qualità, invece di sbalzarlo da una parte all’altra nelle strutture sparse sul territorio. E questo anche perché le due patologie, pur presentando molti aspetti diversi, hanno comunque molti punti in comune». Tanto è vero che linfedema e lipedema possono anche coesistere, in questo caso - spiegano i medici - «la condizione si definisce lipo-linfedema».

L’avanzare della ricerca

La ricerca nel campo delle malattie linfatiche progressivamente è riuscita a fissare nuovi percorsi scientifici che hanno portato a mettere a punto strumenti tecnologici di diagnosi sempre più sofisticati. Il lipedema, ad esempio, si presenta spesso insieme a problemi di obesità o sovrappeso, che in qualche modo potrebbero «nascondere» il disturbo reale e rendere più complicata la diagnosi. L’esame principale per capire di che tipo di patologia si tratta è la linfoscintigrafia. «Non sempre è facile diagnosticare esattamente questi disturbi, anche se la tecnologia oggi aiuta molto. Pensiamo alle donne che in gravidanza sviluppano edemi soprattutto alle gambe e che poi, una volta partorito, hanno ancora questi gonfiori che non si riassorbono. In questo caso occorre una precisa valutazione medica che noi nel nostro centri siamo in grado di effettuare. Oppure pensiamo a traumi sportivi che portano anche essi a gonfiori e vanno valutati attentamente».

Non sottovalutare i sintomi

Le malattie linfatiche possono essere gestite grazie «a specifici protocolli integrati di cura» affinati a livello internazionale. «A patto di non sottovalutare mai i sintomi. Stiamo parlando di patologie che toccano gli arti e dunque hanno un impatto sulla qualità della vita del paziente, soprattutto delle donne. Per questo è importante intervenire subito e affrontare i problemi di salute in maniera complessiva.

Il linfedema, ad esempio, come si spiega anche nella presentazione del centro nato all’interno della Sant’Anna, può essere trattato efficacemente ed addirittura prevenuto. Come? Con specifici test genetici e grazie ad esami strumentali, come la scintigrafia linfatica e la Micro-linfografia fluoresceinica al verde indocianina, ovvero un esame ecografico ad alta risoluzione.

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