Vino svizzero a 2,19 franchi

Un viticoltore si alza in piedi all’assemblea dell’Unione svizzera dei contadini e chiede la parola. «Signori, la situazione è grave - esclama -. In Svizzera c’è una catena di supermercati che propone una bottiglia di dôle del Vallese a 2 franchi e 99, addirittura mi dicono di un Chasselas romando venduto a 2 franchi e 19. Per offrire dei prezzi così bassi, inevitabilmente qualcuno nella catena ci deve rimettere. E di sicuro non è la grande distribuzione. Siamo sempre noi, i produttori, a pagare per questa corsa al ribasso».
Ovazione. D’altra parte i prezzi sono il grande tema dell’assemblea annuale dei contadini, aperta dal presidente Markus Ritter con l’immagine di un funambolo che tenta di restare in equilibrio tra aumento dei costi, dei rischi, della direttive, delle aspettative della popolazione... Aumenta tutto, tranne il reddito degli agricoltori.
«Ci viene chiesto di produrre in maniera sempre più rispettosa dell’ambiente, degli animali e del clima - osserva il sangallese -. Ogni nuovo anno porta con sé il suo carico di nuove esigenze e nuove direttive. Di conseguenza dovrebbero migliorarsi anche i redditi e le condizioni di lavoro nell’agricoltura. Invece accade il contrario».
Dal pane al latte sottocosto
Non è solo il vino svizzero a vedere svilito il proprio valore. La guerra dei prezzi nel commercio al dettaglio travolge l’intera filiera alimentare, dal mezzo chilo di pane a 99 centesimi alla carne a prezzi stracciati, fino al latte, per il quale l’anno scorso i contadini hanno incassato in media 67 centesimi al litro, quando per coprire i costi di produzione servirebbe almeno un franco.
«Meno una cosa costa, meno viene apprezzata - afferma Ritter -. È sufficiente guardare le statistiche sullo spreco alimentare per rendersi conto di quanti prodotti vengano gettati. Questa guerra dei prezzi è dannosa a livello di sostenibilità ed è oltretutto inutile. La Svizzera ha il cibo più a buon mercato del mondo. Per l’alimentazione spendiamo meno del 7% del nostro reddito disponibile».
Stipendi tra 15 e 17 franchi all’ora
Si considera che lo stipendio medio nell’agricoltura sia di 17 franchi all’ora, quindi ben inferiore agli altri settori. Nella produzione di latte, secondo i calcoli del sindacato Uniterre, lo stipendio medio è di 15 franchi l’ora per 66 ore lavorative a settimana. Condizioni che in altri settori non verrebbero tollerate, ma nell’agricoltura sì.
«E ora per risanare i propri conti la Confederazione vuole imporre all’agricoltura misure di risparmio per 259 milioni di franchi - tuona il direttore aggiunto Michel Darbellay -. È completamente ingiusto».
Sullo schermo compare un grafico inequivocabile. Dal 2000 le spese della Confederazione per la ferrovia e i trasporti pubblici sono cresciute del 117%, per la migrazione del 124%, per la formazione e la ricerca del 129%, per la socialità del 153%.
L’unico settore che non si gonfia
«Le spese per l’agricoltura invece sono rimaste stabili in valore nominale e sono addirittura scese del 15% in valore reale - afferma Darbellay -. Non è l’agricoltura ad aver fatto esplodere il budget della Confederazione, non è l’agricoltura che deve essere chiamata alla cassa per compensare gli eccessi di altri settori».
Tra i delegati viene fatta circolare una risoluzione che chiede alle Camere federali di stralciare i previsti tagli nell’agricoltura dal pacchetto di risparmi per il 2027. Sottoposta a votazione, viene approvata all’unanimità.
«Noi contadini dovremmo opporci in maniera più chiara anche agli accordi di libero scambio - interviene un delegato dalla sala -. È giusto avere dei rapporti con gli altri paesi, è giusto stringere accordi, ma è sbagliato spalancare le porte all’inondazione del nostro mercato con prodotti a bassissimo costo. L’accordo con il Cile, ad esempio, consente l’importazione di grandi quantità di vino in un momento in cui i nostri viticoltori fanno già fatica a smaltire la loro produzione. Qual è il senso in tutto ciò?».
Il presidente Ritter approva con un cenno del capo. Le sfide da affrontare sono tante. Per fortuna ci sono anche i motivi di speranza. All’assemblea vengono premiati nove giovani agricoltori che si sono imposti agli SwissSkills 2025. «Questi giovani non hanno scelto di incamminarsi su un vicolo cieco - conclude -. L’agricoltura ha un futuro. L’agricoltura nutre la popolazione. Già solo per questo, è insostituibile».
