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Musei nel mirino: l'estate dei colpi d'arte

Musei saccheggiati da Messina a Nizza: «Colpi commissionati da un mercato nero più spregiudicato»
©SEBASTIEN NOGIER
Matteo Generali
13.09.2026 17:00

Cinque minuti. Tanto è bastato perché sulla Costa Azzurra un museo si trasformasse nella scena di un colpo milionario. Riassumendo: all’alba dell’8 settembre, due ladri sono entrati nel Museo Renoir di Cagnes-sur-Mer, vicino a Nizza, e hanno puntato direttamente alle opere del maestro impressionista. Il furto di Nizza arriva dopo quello in Sicilia. Che succede, c’è una richiesta di opere d’arte destinate unicamente al mercato clandestino? E poi, come si vende un’opera che tutti sanno essere stata rubata?

«Un mercato nero esiste senza dubbio», spiega Dario Jucker, avvocato specializzato nella proprietà intellettuale e nel diritto dell’arte, con studio a Lugano. Ed è proprio qui - mette in rilievo il legale - che il meccanismo diventa particolare: un Renoir o un Antonello da Messina rubati non possono semplicemente ricomparire in un’asta o essere proposti a una galleria. «Sul mercato normale è praticamente impossibile», sottolinea Jucker, anche perché oggi «esistono banche dati molto aggiornate che permettono di individuare con rapidità le opere denunciate come rubate».

Trattative private

Ecco perché si tratta, probabilmente, di furti su commissione. In casi come questi, precisa Jucker, il prezzo cambia completamente. «Chi acquista un’opera di provenienza illecita si assume rischi enormi e non pagherà la cifra che il quadro raggiungerebbe legalmente». Il mercato clandestino, dunque, esiste, ma è «molto più ristretto e ruota attorno a trattative private e a compratori disposti a conservare per anni un bene che non può essere mostrato né rimesso in circolazione nel breve periodo». C’è poi un altro dettaglio che ritorna in diversi colpi di questa calda estate: opere abbandonate durante la fuga. È successo in Costa Azzurra, a Messina e nel caso della Fondazione Magnani Rocca. Le ragioni, avverte Jucker, «possono essere più pratiche che misteriose. I ladri possono essersi accorti di avere difficoltà a trasportare tutto perché avevano preso troppi pezzi oppure possono aver semplicemente deciso di liberarsi di una parte della refurtiva».

In Costa Azzura

A Cagnes-sur-Mer, l’allarme è scattato alle 5.48; alle 5.53, secondo il sindaco della cittadina, la polizia municipale era già sul posto. Ma i ladri erano già riusciti a fuggire. Nella concitazione hanno dovuto abbandonare parte del bottino: due opere sono state recuperate, mentre sono spariti il Ritratto della signora Colonna Romano e La giovane donna al pozzo. Valore stimato: nove milioni di euro.

Un colpo quasi cinematografico, ma tutt’altro che isolato. Il 2026 sta infatti accumulando furti d’arte di grande entità in diversi Paesi europei. La Francia su tutti. A quasi un anno dal clamoroso furto al Louvre, e nonostante la risposta delle istituzioni (un fondo da 30 milioni di euro distribuiti su tre anni per finanziare gli interventi prioritari e il rafforzamento della sicurezza), le sottrazioni di tesori nei musei francesi non accennano a diminuire.

All’inizio di luglio sono stati rubati 27 gioielli da un museo in Alsazia e una quarantina di monete d’oro dal Centre Archéologique di Montans, nel Tarn. A fine mese, a Châtillon-sur-Seine, è stata invece sottratta una collana d’oro appartenente al tesoro di Vix.

Anche in Italia

Ma il caso più clamoroso dell’estate, tuttavia, è stato quello di Messina. Nella notte di Ferragosto, dal Museo regionale (MuMe) sono state sottratte opere attribuite ad Antonello da Messina: tre tavole del celebre Polittico di San Gregorio e una tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà. Anche lì, durante la fuga, parte della refurtiva è stata abbandonata. Il valore delle opere perdute è stato stimato tra i 70 e gli 80 milioni di euro.

A marzo era invece toccato alla Fondazione Magnani Rocca, in provincia di Parma. In meno di tre minuti erano spariti un Cézanne, un Renoir e un’acquatinta di Matisse, per un valore superiore ai nove milioni di euro. Stavolta, però, il bottino non è rimasto disperso: i Carabinieri lo hanno recuperato ad agosto, nascosto in uno scatolone all’interno di un magazzino di Parma. Secondo quanto emerso dalle indagini, il clamore mediatico avrebbe reso troppo rischioso trasferire le opere all’estero.

E poi c’è la Spagna. Il 27 agosto a Villena, in provincia di Alicante, è scomparsa una delle più importanti collezioni europee dell’Età del bronzo, composta da decine di manufatti in oro, argento, ambra e ferro, per un valore di circa 1,7 milioni di euro.

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