America Latina

Pure la Colombia vira a destra

Il candidato filo-USA De la Espriella rinfocola gli animi
Tommy Cappellini
Tommy Cappellini
28.06.2026 06:00

Giorni sull’ottovolante politico, in Colombia, con tanto di manifestazioni di protesta e alcuni episodi di violenza. Domenica scorsa, infatti, si è tenuto il ballottaggio per le presidenziali e fra molte contestazioni ne è uscito vincitore Abelardo de la Espriella, candidato di destra e trumpiano di ferro, un politico affine a Washington, o meglio all’attuale Casa Bianca, che forse più che in passato guarda all’America latina come al proprio «cortile di casa» ( cfr. il rapimento del pre-sidente venezuelano Nicolás Maduro).

Un voto «movimentato»

Lo scarto tra Abelardo de la Espriella e il candidato della sinistra Iván Cepeda è stato di 250 mila voti: meno di un punto percentuale. Tanto che la sinistra, spalleggiata dal presidente uscente Gustavo Petro, ha evocato brogli e chiesto il riconteggio delle schede, impugnando ben 33 mila seggi (per la precisione 33 mila mesas de votación, cioè i singoli tavoli di scrutinio all’interno dei centri di voto). Tutto questo pur nella consapevolezza che un ribaltamento del risultato alle urne sarebbe stato altamente improbabile.

Giovedì scorso, infatti, quattro giorni dopo le urne, il Consiglio elettorale nazionale (CNE) ha dichiarato concluso lo scrutinio e tutte le contro-verifiche nei 32 dipartimenti del Paese, nella capitale Bogotá e nelle circoscrizioni estere, e ha confermato la vittoria di De la Espriella, proclamandolo nuovo presidente della Repubblica per il mandato 2026-2030. Insieme a lui entrerà in carica come vicepresidente l’ex ministro José Manuel Restrepo.

La proclamazione è arrivata dopo il ritiro dei ricorsi presentati dal Pacto Histórico durante l’udienza nazionale di scrutinio e dopo che il candidato sconfitto Iván Cepeda ha riconosciuto il risultato elettorale.

Ancora prima, le principali missioni internazionali di osservazione elettorale avevano sottolineato che il voto si era svolto senza irregolarità sistematiche e con un’affluenza alle urne da record. Tra i media globali, il settimanale The Economist aveva criticato la posizione di Petro, definendola «incendiaria», soprattutto dopo precedenti accuse rivolte senza evidenze formali in merito a presunti coinvolgimenti esterni nei processi elettorali. Dal canto suo, Petro ha lasciato aperta la possibilità di una «resistenza pacifica» una volta concluso il proprio mandato.

Il programma

De la Espriella, invece, ha annunciato che, una volta insediatosi il prossimo 7 agosto, il Paese aderirà allo «Scudo delle Americhe», l’iniziativa promossa da Trump per coordinare la lotta contro i cartelli della droga e il crimine organizzato nella regione.

Il neoeletto presidente ha anche ribadito il suo piano di shock annunciato prima delle elezioni su economia, deregulation e sicurezza, con 90 decreti già pronti da emettere nei primi giorni di governo.

In sintesi: priorità assoluta alla sicurezza, cattura di almeno 10 capi di organizzazioni criminali, distruzione di 330 mila ettari di coltivazioni illegali, costruzione di almeno 10 mega- carceri sul modello di quelle realizzate da Nayib Bukele in El Salvador, riavvicinamento agli USA di Trump e all’Israele di Netanyahu.

In tutto questo De la Espriella dovrà tener conto anche della metà dell’elettorato che ha votato domenica per la continuità delle politiche di stampo progressista. «Garantirò - ha detto - il pieno diritto all’opposizione»

Reazioni dall’estero

I «pesi massimi» della comunità internazionale hanno accettato da subito la vittoria di Abelardo de la Espriella. Primo tra tutti Trump, che ha esultato: «Congratulazioni a ‘El Tigre’ Abelardo de la Espriella, il nuovo presidente della Colombia! È stato un grande onore per me sostenerlo e non vedo l’ora di lavorare insieme». Dal canto suo Pechino ha fatto, per così dire, buon viso all’esito delle urne colombiane. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun ha fatto sapere che Pechino è pronta a collaborare con la nuova amministrazione per favorire «lo sviluppo continuo delle relazioni bilaterali», definite strategiche e di lungo periodo. La Colombia, infatti, sotto la presidenza di Petro, nel maggio dell’anno scorso, ha aderito alla Nuova Via della Seta.

Resta scontato che in un contesto di crescente competizione geopolitica tra Cina e Stati Uniti per l’influenza in America latina, l’arrivo di De la Espriella darà filo da torcere a Pechino.

Speranze a Brasilia

Anche in Brasile trumpiani e trumpisti, e politici di destra in generale, si sono ringalluzziti. Il Paese andrà alle elezioni il prossimo 4 ottobre. Si sfideranno Luiz Inácio Lula da Silva, a caccia di un quarto mandato, e il senatore Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente conservatore Jair Bolsonaro.

L’opposizione brasiliana è già «bella carica». In un video dagli USA, l’ex deputato Eduardo Bolsonaro, fratello di Flavio, ha dichiarato: «Una vittoria per la destra in Colombia, una sconfitta per chi sostiene le Farc, ora a sinistra resta solo il Brasile. Ma a ottobre la porta si chiuderà e il Paese si volgerà a destra con Flavio Bolsonaro ». Ha poi auspicato un imminente cambio di direzione anche in Perù, con la conferma della vittoria della conservatrice Keiko Fujimori alle presidenziali, che sono state molto combattute, fino a quando al ballottaggio dello scorso 7 giugno la vittoria della Fujimori non è apparsa irreversibile. Dovrebbe assumere la presidenza a fine luglio. Anche Flavio Bolsonaro si è congratulato con «Abelardo ‘El Tigre’ de la Espriella, il nuovo presidente della Colombia. Il nostro programma di destra continua a trionfare in tutte le Americhe».

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