Quando un figlio fatica ad arrivare

In Ticino ogni anno sono circa 250 le coppie che si rivolgono agli ambulatori di Medicina della fertilità dell’Ente ospedaliero cantonale (EOC) perché non riescono a concepire un figlio. L’infertilità può essere dovuta a cause diverse ed è possibile risolvere le problematiche con diversi metodi. Abbiamo affrontato il tema con il dottor Alessandro Santi, primario di Medicina della fertilità dell’EOC che abbiamo incontrato nel suo ambulatorio all’ospedale «La Carità» di Locarno.
Dottor Santi, innanzitutto, quali sono le possibili cause della sterilità procreativa?
«Le cause dell’infertilità sono ascrivibili a un mix di vari aspetti. Per quel che riguarda la donna, si può trattare di anomalie nella produzione di ormoni con conseguenti alterazioni nella maturazione degli ovuli, malformazioni delle ovaie, delle tube di Falloppio o dell’utero, endometriosi (ossia la presenza della mucosa uterina all’esterno dell’organo) oppure la formazione di anticorpi contro gli ovuli o gli spermatozoi. Nell’uomo, invece, la sterilità può essere ascritta a una funzione testicolare compromessa o addirittura assente, magari in seguito a un’infezione virale come quella della parotite, popolarmente conosciuta come orecchioni, ad alterazioni strutturali oppure ostruzioni dei dotti seminali e a livello del testicolo a infezioni, mancata discesa nello scroto o malformazioni congenite. Insomma, le cause comprendono un ampio panorama di problematiche. Altro punto importante è la prevenzione per entrambi, in particolare evitando il consumo di sigarette e cannabis».

Dopo di che lo specialista di medicina della fertilità aggiunge una considerazione di grande importanza.
«In caso di problemi nella procreazione, molto dipende anche da quando una coppia decide di avere un figlio. Vediamo spesso coppie in cui l’età della donna è superiore ai 40 anni ed è quindi importante essere realistici sui limiti biologici e non dare false aspettative. Per questo consigliamo ad una coppia di non tardare troppo a rivolgersi ad un medico, in particolare se la donna ha già più di 35 anni, perché da quel momento la qualità degli ovuli si riduce progressivamente, in quanto a partire da questa età diventa ben più difficile concepire un bambino, anche con dei trattamenti».
Quindi, è una questione di salute degli ovuli, per quel che riguarda la donna?
«È proprio così. Alla nascita una neonata ha nelle sue ovaie un milione di ovuli e quando diventa ragazzina, all’incirca con la comparsa del primo ciclo mestruale, ha già perso il 90 per cento di tale bagaglio. Quantitativamente ne ha ancora più che a sufficienza per procreare nel suo futuro, ma il grande problema è che nel tempo la qualità degli ovuli si degrada. Quando gli ovuli sono meno forti, ci vuole più tempo prima di rimanere incinte, anche perché se il corpo si accorge che l’embrione non è sano, lo blocca ed elimina subito, ancor prima che si impianti nell’utero. Ai miei colleghi medici dico spesso che se una donna attorno ai trent’anni non ha ancora avuto dei bambini, bisogna chiederle se si vede mamma entro due o tre anni. E che se non fosse così, di invitare a parlarne con il suo ginecologo per vedere se non sia il caso di procedere con il congelamento e la conservazione dei suoi ovuli, da poi utilizzare in futuro per una fecondazione assistita, nel caso in cui si manifestassero problemi nel rimanere incinta. Potrebbe sembrare fantascienza, ma io vedo moltissime donne che se potessero tornare indietro, avrebbero proceduto con il congelamento preventivo dei propri ovuli, affermando nel contempo che non hanno potuto contare su queste informazioni, motivo per cui non sono state in grado di decidere e agire in tempi maggiormente utili, per così dire».

Al dottor Santi abbiamo quindi chiesto lumi sul prelievo degli ovuli e sul loro congelamento.
«L’intervento, che avviene ambulatorialmente, viene fatto con una lieve narcosedazione, come per una gastroscopia o una colonscopia. Si entra per via vaginale con una sonda e andiamo a inserire un ago nel follicolo in cui è inglobato l’ovulo e lo preleviamo tramite aspirazione. Il follicolo è una sorta di palloncino riempito di liquido che permette all’ovulo di maturare e di solito ne matura uno solo ogni mese. Con un trattamento ormonale, con il quale procediamo per una decina di giorni-due settimane prima di effettuare il prelievo, ne facciamo però crescere e maturare un certo numero, così da poterne raccogliere e congelare una quantità sufficiente, per proseguire successivamente con la fecondazione in vitro e l’impianto dell’embrione nell’utero. Infatti, bisogna tener conto pure del fatto che possono occorrere più tentativi, prima che l’embrione attecchisca nell’utero e prosegua il suo sviluppo. Quando si effettua un prelievo di ovuli, la donna può tornare a casa dopo poco più di due ore, il tempo di procedere con l’intervento, verificare che tutto si sia svolto senza intoppi e lei si senta bene».
Evidentemente, quando ci sono difficoltà nel procreare viene coinvolto anche il partner della donna...
«E lo facciamo fin dal primo colloquio, poiché prima di tutto bisogna stabilire l’origine del problema, se da parte della donna o dell’uomo. Perciò procediamo anche con il controllo dello spermiogramma, per verificare se gli spermatozoi sono in numero sufficiente oppure sono del tutto assenti, se non hanno una sufficiente mobilità o altro. Se la donna, per ciò che concerne le sue capacità procreative è sana, e gli spermatozoi del marito sono totalmente assenti, allora la legge svizzera ci consente di cercare un donatore esterno per fecondare in vitro i suoi ovuli e procedere poi con l’impianto nell’utero. Il marito, dal punto di vista legale, quando il bambino nascerà ne sarà il padre a tutti gli effetti. Il ricorso a un donatore esterno di spermatozoi in taluni casi può originare nell’uomo problemi di ordine psicologico, in quanto può trovarsi a disagio, sapendo che il DNA maschile del futuro figlio non è il suo. Per questo motivo offriamo la possibilità di affidarsi a un sostegno psicologico, affinché i pazienti possano essere aiutati in questo tipo di percorso».

I costi di una fecondazione assistita sono elevati, tenendo conto di tutto ciò che viene fatto dall’inizio alla fine della procedura. Chi se li assume?
«Se il prelievo e il congelamento di ovuli o spermatozoi riguarda persone colpite da un tumore e che devono sottoporsi a trattamenti che ridurrebbero la riserva ovarica o di sperma, nel caso in cui desiderassero avere dei figli più in là nel tempo i costi vengono assunti dalle casse malati. In tutti gli altri casi, invece, i costi sono a carico esclusivo dei pazienti. Di conseguenza, chi si affida alla fecondazione assistita perché ha difficoltà nel procreare e vuole avere dei figli dev’essere anche pronto ad affrontare un investimento finanziario di non poco conto, perché appunto le casse malati non ne assumono i costi. Da questo punto di vista siamo rimasti molto indietro nel nostro Paese, perché siamo una delle poche nazioni europee dove la fecondazione assistita non è riconosciuta dal servizio sanitario nazionale. Oltretutto in un contesto, quello elvetico, nel quale il calo delle nascite è davvero preoccupante e in Ticino lo è ancora di più. La mancata copertura da parte delle casse malati della fecondazione assistita è un’ingiustizia, per quanto mi riguarda. In proposito, basti pensare alle donne che un figlio non hanno potuto concepirlo per via naturale perché hanno avuto gravidanze extrauterine o un’endometriosi severa che ha provocato la chiusura delle tube di Falloppio».
A proposito di natalità, come stanno le cose nel nostro cantone?
«All’anno in tutta la Svizzera nascono più o meno 80.000 bambini e in Ticino mediamente sono 2.300. A sud delle Alpi siamo quindi messi male come natalità, anche facendo dei confronti con cantoni che hanno una popolazione globale inferiore rispetto a quella ticinese. In Ticino negli anni Novanta del secolo scorso eravamo sui 3.000 parti all’anno, già settecento in meno rispetto a quelli che venivano registrati negli anni Settanta. E adesso, purtroppo, in Ticino con il numero annuale delle nascite siamo addirittura su livelli simili a quelli che registravano all’inizio del secolo scorso, quando la popolazione del nostro cantone era decisamente inferiore, come numeri, rispetto a quella attuale. Quindi, se le coppie con problemi di fertilità potessero godere di un sostegno finanziario da parte delle casse malati, sarebbe tutta la società a guadagnarci, in prospettiva futura».
Gli interferenti endocrini sono un problema, adesso un bambino lo si cerca sempre più tardi
È facile presumere che all’origine delle difficoltà nel concepire un figlio ci siano anche fattori esterni, a iniziare da quelli ambientali. E il dottor Alessandro Santi lo conferma: «Dati oggettivi, frutto di ricerche in tal senso riguardanti lo spermiogramma, ossia la presenza di spermatozoi nel liquido seminale dell’uomo, ci dicono che negli ultimi trent’anni ci sono stati dei peggioramenti sia a livello della quantità sia della qualità degli spermatozoi stessi. Una situazione che con buona probabilità è legata all’inquinamento e dunque a potenziali interferenti endocrini, sostanze chimiche nocive che in qualche modo arrivano nel corpo attraverso l’acqua e gli alimenti e interferiscono a lungo termine con la produzione di spermatozoi, compromettendo il corretto funzionamento del sistema endocrino. Non per niente, il deterioramento dello spermiogramma è stato evidenziato in particolare in Europa e nel Nordamerica, cosa che è invece accaduta in modo meno marcato in altri continenti. Per esempio, mi capita di incontrare uomini che dicono di condurre una vita sana e di non fumare, eppure il loro spermiogramma è tutt’altro che buono. In questi casi, la loro situazione può davvero dipendere da fattori esterni. Quali possano però essere questi ultimi è difficile da dire, in quanto siamo alle prese con una situazione multifattoriale che ci rende difficile individuare il vero fattore scatenante. E di sicuro qualche influenza da parte di agenti esterni l’abbiamo anche per le donne, pur se è difficile trovare evidenze che possano confermarlo con certezza».
Dopo di che lo specialista di medicina della fertilità della «Carità» di Locarno affronta una questione che invece chiara lo è in tutto e per tutto: «Uno dei fattori principali è che oggi molte coppie, per scelta o per necessità, iniziano a pensare a un figlio più tardi nella vita. Procrastinando la ricerca di un primo figlio, aumenta il rischio che eventuali difficoltà minori che si potrebbero avere prima dei trent’anni d’età diventino in seguito dei problemi maggiori a causa del deterioramento della qualità dello sperma e soprattutto di quella degli ovuli della donna. Il fattore sociale, per così dire, ha quindi la sua grande influenza nella capacità di procreare o meno. Quando sono nato io, che ho 49 anni, ero il terzo figlio, mia mamma aveva 28 anni e già mi sembrava... anziana rispetto alle mamme dei miei compagni di asilo prima e scuola poi. Adesso invece, uomini e donne dedicano più tempo agli studi e alla formazione professionale e spesso iniziano a pensare a un figlio molto più tardi, quando l’età ideale per procreare, per quel che riguarda il corpo e le funzioni degli organi riproduttivi, è già passata da un po’, rendendo quindi più difficile poter intervenire efficacemente anche dal punto di vista medico, nel caso sia necessario affrontare problemi di fertilità».

Da sapere
Gli inizi: i pionieri della «Carità»
Il 25 luglio del 1978, al «General Hospital» di Oldham, in Gran Bretagna, nacque Louise Brown, il primo essere umano a essere mai stato concepito in provetta, come si diceva allora. Fra i centri pionieristici della fecondazione assistita in vitro (FIVET) figura anche quello della «Carità» di Locarno, dove il 23 luglio del 1985 venne alla luce una bimba che fu la prima della Svizzera Italiana a essere concepita grazie all’assistenza medica. Nei mesi precedenti, per ciò che riguarda la Svizzera, era nata a Breitenbach un’altra bimba, pure grazie a una FIVET fatta alla «Carità», e un secondo caso era stato registrato a Zurigo.
Dove rivolgersi: i centri ticinesi
In Ticino i centri di Medicina della fertilità dell’EOC sono a Locarno, Bellinzona e Lugano. Ogni anno, oltre alle coppie che non riescono ad avere figli, accolgono anche decine di persone che rischiano di non poterne avere a causa di una malattia tumorale e delle relative cure.
Le spese da affrontare: i costi principali
Il costo complessivo di una FIVET (controlli ecografici, farmaci per stimolare le ovaie, intervento per raccogliere gli ovuli e trasferimento dell’embrione nell’utero) è di circa 7.000 franchi, mentre il prelievo degli ovuli femminili (senza la fecondazione in laboratorio) ne costa 4.500. Il costo per la conservazione in azoto liquido (a -196 °C) di ovuli, sperma ed embrioni congelati è di 350 fr. all’anno, per un periodo di 5 anni prorogabili fino a 10.
