Svizzera, la tenuta confermata

Considerando il contesto internazionale, il fatto che la Svizzera sia in rallentamento economico non stupisce. Tensioni geopolitiche, conflitti bellici, dazi e altre barriere nei commerci colpiscono tutti, seppur in misura variabile, e quindi anche l’economia elvetica inevitabilmente ne risente. Ciò che invece colpisce, ad un esame più ampio, è la resilienza che la Svizzera ancora una volta sta mostrando. Il fatto che stia crescendo sotto la sua media storica è inevitabile, ma poteva andare peggio. In altre parole, con un quadro mondiale di questo tipo la crescita economica elvetica avrebbe potuto subire frenate ancor maggiori. E invece sta nuovamente limitando i danni.
Secondo le ultime previsioni congiunturali del gruppo di esperti della Confederazione, pubblicate il 18 giugno dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO), il Prodotto interno lordo (PIL) svizzero dovrebbe crescere dello 0,9% quest’anno e dell’1,6% il prossimo. Si tratta di PIL al netto degli eventi sportivi, precisazione necessaria perché la Svizzera è sede di organizzazioni internazionali dello sport che hanno risvolti economici di rilievo. Anche al netto di questi, l’economia elvetica, pur rallentando di 0,1 punti rispetto alle previsioni precedenti, evita ancora recessioni e forti cadute. L’aumento del PIL era stato dell’1,2% nel 2024 e dell’1,5% nel 2025. Nel primo trimestre di quest’anno, la crescita è stata dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti, contro lo 0,2% dell’ultimo trimestre 2025.

Lo scenario di base
Le previsioni della SECO per il 2026 e il 2027 sono legate allo scenario di base, ritenuto il più probabile. Se i conflitti bellici in Medio Oriente e in altre aree si aggravassero, e/o se i contrasti commerciali legati in gran parte ai dazi USA peggiorassero, ebbene anche la crescita economica svizzera potrebbe essere minore. Viceversa, se geopolitica e quadro economico mondiali migliorassero più del previsto, chiaramente anche la crescita elvetica potrebbe beneficiarne. Ciò detto, è interessante vedere anche cosa la SECO prevede, sempre nello scenario di base, per alcune delle principali aree sviluppate. Gli Stati Uniti secondo Berna dovrebbero crescere del 2,2% nel 2026 e del 2% nel 2027, l’Eurozona rispettivamente dello 0,6% e dell’1,3%, il Regno Unito dell’1,1% e dell’1,2%, il Giappone dello 0,5% e dello 0,7%.
A parte gli USA, che mantengono una crescita un po’ superiore quest’anno ma sono previsti dalla SECO in rallentamento il prossimo, le altre aree sono al contrario previste in rallentamento quest’anno e in parziale ripresa il prossimo. E in questo quadro i numeri della Svizzera per il biennio 2026-27 sono nel complesso migliori rispetto a quelli di Regno Unito, Eurozona, Giappone. Stiamo parlando di risultati contenuti per tutti, ma sarebbe un errore sottovalutare sia il peso del quadro globale sia il fatto, nel caso specifico elvetico, che la Svizzera è già da tempo nei primi posti della classifica mondiale del PIL pro capite (PIL complessivo diviso numero di abitanti). Ovviamente quando si ha una posizione di questo tipo è più difficile aggiungere ulteriori e ingenti quote di PIL. Ciò nonostante, l’economia elvetica manifesta resilienza.
Economia diversificata e rigore
Sono molte le ragioni del marcato sviluppo raggiunto dalla Svizzera nelle fasi economiche positive e della sua tenuta nelle fasi negative. Vediamo tre capitoli tra i principali. Il primo è che l’economia elvetica è molto articolata, è composta da industria, finanza, commerci; il Paese nonostante le sue non grandi dimensioni ha attività diversificate, con molte imprese che puntano su beni e servizi ad alto valore aggiunto. Il secondo è che la Svizzera da sempre punta su una bassa inflazione (ora è allo 0,6%), senza concessioni all’idea di un rincaro in cambio di una vera o presunta crescita economica; ciò è stato ed è reso possibile anche dalla forza del franco, che crea alcuni ostacoli a un export che comunque è rimasto robusto ma che permette di avere un import meno caro, contribuendo così alla bassa inflazione e dunque anche a bassi tassi di interesse; il rincaro contenuto ha dato maggiori certezze nei consumi e negli investimenti ed è dunque un fattore di crescita economica nel lungo periodo, non di freno. Il terzo è rappresentato da conti pubblici in ordine, con un basso indebitamento pubblico; il rigore ha consentito di non disperdere risorse in oneri eccessivi sul debito, di contribuire per la sua parte a non alimentare l’inflazione, di avere i mezzi per garantire un buon livello di servizi e per intervenire in caso di crisi gravi (come durante la pandemia). Il paradiso in terra non esiste, quindi anche la Svizzera non lo è, ma questi sono alcuni dei motivi per cui il Paese continua a tenere meglio di molti altri.
