A cavallo fra l'anno che si chiude e quello nuovo

La Nota
Fine d’anno. Nel «pezzetto» d’occasione si fila un po’ di retorica, e se ne fanno dei batuffoletti di filosofia da distribuire alle anime buone; si raccomanda un po’ di meditazione, un po’ di bilancio; e c’è infatti ancora qualche scrittore il quale si illude di vedere la gente commuoversi nel pensiero della fine di un anno e immergersi nelle più profonde meditazioni sulla rapidità vertiginosa del tempo, sulla brevità della vita – un soffio nella eternità – e sul molto male che si è commesso e il poco bene che si è fatto. Ma non si usa più. Si usano ora le veglie danzanti durante le quali si dà una breve sosta alle danze allo scoccare della mezzanotte per sintetizzare, in quell’attivo di oscurità artificiale rimpinzito di grida, di evviva, di freddure assideranti, di… lasciamola lì…, tutta la idiota superficialità della cosidetta spensieratezza umana. Si esce da un anno e si entra in un altro al suono di fox trott. E al bilancio chi mai ci pensa! Se c’è un’amministrazione trasandata, disordinata, senza verifiche nè controlli è proprio l’amministrazione della nostra coscienza; eppure se di tanto in tanto si facesse un po’ di bilancio dei vizi, dei difetti, delle virtù e delle doti, e si rivedessero le partite della nostra vita quotidiana, dei nostri rapporti con noi stessi, con il nostro prossimo, se si facesse anche un po’ d’inventario per stabilire con una relativa precisione quello che è veramente buono e quello che a noi sembra buono e che invece è roba di scarto o roba perfettamente grama, se dessimo una ripassatina alle nostre azioni, come a fine d’anno si dà una ripassatina a tutti gli ingranaggi di una macchina, forse troveremmo il modo di essere migliori non solo verso noi stessi ma anche verso il nostro prossimo il quale, naturalmente, dovrebbe esso pure provvedere al proprio bilancio e al proprio inventario. Ma queste sono melancolie vecchie e giù di moda come i veli di pizzo. Diamo piuttosto un’occhiata alla quarta pagina: dove si balla la notte di San Silvestro? Gaudemus igitur anche se non siamo più iuvenes ma piuttosto cani.
Gavroche
«La squilla Italica»
È il titolo del nuovo settimanale dei fascisti italiani in Isvizzera. Il primo numero del giornale ricco di rubriche reca autorevoli adesioni e plausi di personalità del partito nazionale fascista italiano, di Ardegno Soffici e di Salvatore Gotta. L’organo fascista che porta la divisa dannunziana «Ardire non ordire» fa proprio il programma di Benito Mussolini «far rinascere l’orgoglio di essere e di sentirsi italiani». E si prefigge franchezza, chiarezza ed obiettività verso i connazionali come verso chi li ospita. In un interessante articolo sulla «Questione ticinese» il giornale dice che la soluzione del problema etnico ticinese spetta al Ticino e spetta alla Svizzera. Al nuovo organo della Colonia italiana, il quale siamo certi vorrà contribuire a migliorare i rapporti fra la Colonia e la popolazione indigena, porgiamo il nostro saluto ed il nostro augurio.
