Il caso

Cos'è il «Cold Blob», l'unica zona del pianeta dove le temperature diminuiscono

Da tempo, la vasta «macchia fredda» nell'Atlantico, a sud della Groenlandia, affascina e preoccupa gli scienziati – Il fenomeno sarebbe legato all'indebolimento dell'AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), ma non solo
© X / @forallcurious
Red. Online
07.07.2026 09:00

In tutta la Svizzera, in questi giorni, fa caldo. Molto caldo. Ma non in tutto il mondo le temperature sono altrettanto elevate. Mentre sembra che l'intero pianeta si riscaldi sempre più velocemente, c'è un punto dove, al contrario, fa sempre più freddo. Parliamo di una vasta area a sud della Groenlandia, dove si trova il cosiddetto «Cold Blob»: una misteriosa «macchia fredda», che altro non è che l'unico luogo al mondo in cui, negli ultimi decenni, la temperatura è diventata sempre più bassa. 

L'indebolimento dell'AMOC

Questo fenomeno – considerato un «enigma del cambiamento climatico» – è da anni sotto analisi dei ricercatori, che ne sono tanto affascinati quanto preoccupati. Come emerge da uno studio guidato da Stefan Rahmstorf dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sul clima (PIK), all'origine del «Cold Blob» ci sarebbe un cambiamento nel trasporto di calore nell'oceano. Detto in altre parole, il problema sarebbe legato alla Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC) ossia il capovolgimento meridionale della circolazione atlantica, di cui fa parte anche la Corrente del Golfo. Parliamo di un sistema di correnti oceaniche che agisce come «nastro trasportatore globale» che redistribuisce il calore sul pianeta, mitigando profondamente il clima dell'Europa e dell'emisfero settentrionale. L'AMOC si occupa quindi di trasportare acqua calda dai tropici verso nord, influenzando il clima in Europa, Nord America e altre regioni del mondo. 

Da tempo, però, l'indebolimento dell'AMOC è sotto i riflettori. Questa corrente atlantica, come abbiamo detto, contribuisce in modo significativo a rendere il clima dell'Europa relativamente mite. Ma se questa venisse indebolita dall'afflusso di acqua dolce proveniente dallo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e nell'Artico, si andrebbe incontro a una situazione catastrofica. In quel caso, la salinità dell'acqua marina si ridurrebbe: una condizione che potrebbe compromettere la forza motrice della corrente di ricircolo e rallentare complessivamente l'AMOC. Causano effetti devastanti. 

«Si tratta di un fenomeno preoccupante, poiché un ulteriore indebolimento del trasporto di calore nell’Atlantico a causa dei cambiamenti climatici potrebbe avere gravi ripercussioni sul clima e sulle condizioni meteorologiche in Europa e in altre parti del mondo», ha spiegato il team dell'Università di Potsdam in un articolo su Geophysical Research Letters. Si tratta di un rischio che richiede «un'attenzione urgente» da parte della politica. 

Altre cause

Come detto, la questione è oggetto di studio da tempo. Ricerche precedenti avevano già osservato un indebolimento della corrente atlantica, mentre alcune ricostruzioni suggeriscono addirittura che oggi il sistema di correnti potrebbe essere più debole di quanto non lo sia stato negli ultimi mille anni. 

Non tutti, però, sono così allarmisti. Secondo René van Westen, ricercatore in scienze marine e atmosferiche presso l’Università di Utrecht, una zona di freddo come quella osservata a sud della Groenlandia può formarsi anche esclusivamente a causa delle condizioni atmosferiche. Anche la variabilità naturale dell'atmosfera, così come i cambiamenti nei venti, gli scambi di calore tra oceano e atmosfera e l'apporto di acqua dolce proveniente dalla fusione dei ghiacci potrebbero aver contribuito alla creazione della «Cold Blob». Motivo per cui, secondo gli esperti, riassumere il problema unicamente ai cambiamenti della Corrente del Golfo potrebbe essere una «semplificazione eccessiva». 

In ogni caso, è bene ricordare che sebbene questa zona fredda sia, ancora, per lo più un mistero, la Terra non sta entrando in un periodo di glaciazione. Negli ultimi tempi, questa idea ha preso piede online, a seguito di numerosi articoli che descrivevano che cosa accadrebbe al mondo (in particolare al Nord Europa) qualora l'AMOC dovesse indebolirsi notevolmente o fermarsi. Gli studi condotti nel campo confermano possibili variazioni e indebolimenti nel secolo in corso, ma non è ancora stato determinato con che velocità potrebbe avere luogo un processo simile. Anche perché, come sottolineano gli esperti, qualora si verificasse realmente un indebolimento della circolazione atlantica, il riscaldamento globale continuerebbe a influenzare il bilancio energetico del pianeta. 

La buona notizia è che sebbene spesso si parli dell'AMOC come «un punto di non ritorno», un suo eventuale arresto non sarebbe irreversibile. Come si legge su Euronews, circa 12.5000 anni fa, ai tempi dell'ultima era glaciale, l'AMOC era tornata pienamente operativa dopo circa 100 anni. Secondo le ricostruzioni, all'epoca, le temperature in Groenlandia avevano impiegato circa 40 anni per riprendersi dalle condizioni glaciali estreme. Non si era trattato, insomma, di una condizione irreversibile. 

In questo articolo: