Ambiente

Quell'ondata di caldo record che nel 2025 ha colpito (soprattutto) il Circolo Polare Artico

A distanza di mesi, Copernicus fornisce alcuni dati sulle temperature registrate lo scorso anno: durante l'estate, nel nord Europa si era verificata, per la prima volta, un'ondata di calore di 21 giorni, con temperature sopra i 30 gradi
© Jouni Porsanger/Lehtikuva via AP
Red. Online
29.04.2026 12:00

«Anche Babbo Natale ha caldo». Lo scrivevamo a luglio, parlando delle alte temperature che, durante l'estate del 2025, hanno colpito il Circolo Polare Artico. A Rovaniemi, nella Lapponia finlandese, a metà luglio il termometro aveva ripetutamente raggiunto 30 gradi, per due settimane prima. Temperature mai registrate prima, dall'inizio delle rivelazioni nel 1961. 

Il dato, neanche a dirlo, non era passato inosservato. E ora, a distanza di mesi, un rapporto di Copernicus rivela qualcosa di più su quell'ondata di calore anomala nel nord Europa. Ma andiamo con ordine. Tutto è cominciato nei primi giorni di luglio, quando Paesi solitamente «freschi» anche durante la stagione estiva, come Norvegia, Svezia e Finlandia, hanno iniziato a registrare temperature insolite. Quelle che, in un primo momento, sembravano solo giornate «eccezionali», si sono presto trasformate in una vera e propria ondata di caldo, che ha interessato gran parte della Scandinavia per 21 giorni. Un periodo decisamente lungo, soprattutto per quella zona di mondo, che ha portato a registrare anche «notti tropicali». 

E non è tutto. Secondo il rapporto, il caldo della scorsa estate ha sciolto la neve e ridotto i ghiacciai in ogni regione d'Europa. Gli effetti più intensi, però, ancora una volta, sono stati registrati nel Nord Europa, in particolare in Islanda, dove si è verificata la seconda maggiore perdita di massa glaciale di sempre. Poco più a ovest, anche la calotta glaciale della Groenlandia, nel corso del 2025, ha perso 139 gigatonnellate  (139 miliardi di tonnellate) di ghiaccio, che hanno portato a un innalzamento del livello globale del mare di quasi mezzo millimetro. 

Spostandoci ancora, dal rapporto emerge che le Svalbard, l'arcipelago abitato più a nord del mondo, si sta riscaldando sempre più velocemente. Dati, questi, che confermano come l'Artico sia, a tutti gli effeti, la zona del pianeta in cui il cambiamento climatico ha effetti maggiori. Alle Svalbard, in particolare, è stato registrato un aumento della temperatura da tre a quattro volte superiore alla media europea. 

Il resto d'Europa

Sebbene gli effetti maggiori dell'ondata di calore della scorsa estate si siano verificati attorno e oltre il Circolo Polare Artico, dal rapporto di Copernicus emerge che il caldo anomalo ha colpito, in realtà, oltre il 95% dell'Europa. Lo scorso anno, le alte temperature hanno alimentato incendi «devastanti» che hanno colpito diversi Paesi, come Spagna e Portogallo. Dai dati emerge che oltre un milione di ettari di terreno sono andati in fumo: si tratta del 4,7% in più rispetto al precedente record stabilito nel 2017. La penisola iberica, come detto, è stata la zona più colpita dagli incendi, complice un'estate secca dopo una primavera piovosa. 

Un'altra notizia allarmante riguarda invece le temperature delle acque europee, che nello scorso anno hanno raggiunto i livelli più alti mai registrati, dopo quattro anni consecutivi di ripetuti record. Un numero record di oceani, pari all'86%, ha sperimentato ondate di calore «intense» durante il 2025, mentre il 36% ha subito ondate di calore «gravi» o «estreme».