«I russi sono i veri campioni della manipolazione di massa»

C’è un Vladimir Putin con la faccia di Jude Law che sta affascinando gli spettatori europei. È il film Il Mago del Cremlino del regista francese Olivier Assayas tratto dall’omonimo libro di Giuliano da Empoli (grande successo in Francia nel 2022), con una sceneggiatura scritta a quattro mani da Emmanuel Carrère, che della Russia conosce ogni risvolto, e da Olivier Assayas. La storia ha la tensione del thriller ed è un intreccio di fatti reali ed eventi storici raccontati in modo romanzato. Abbiamo incontrato il regista Olivier Assayas a Firenze dove, con Emmanuel Carrère, ha presentato Le Mage du Kremlin al Festival del cinema francese «France Odeon» e lo abbiamo intervistato.
Lei voleva svelare alcuni aspetti di Putin, o piuttosto del potere che questi maneggia?
«Io sono rimasto conquistato dal libro di Giuliano. Mi sono sempre interessato di geopolitica e dell’aspetto universale del potere e c’è qualcosa di ciò che è accaduto in Russia in questi ultimi trent’anni, che ha a che vedere con quello che sta succedendo oggi nelle democrazie occidentali. Perciò racconto la trasformazione moderna del potere. La storia di Putin come individuo non m’interessa, lui c’è in quanto figura di potere. La storia della comunicazione e della manipolazione politica nell’età moderna è il cuore della storia, perché i russi sono sempre stati dei campioni della manipolazione di massa».
Questa curiosità del potere l’accomuna a Giuliano da Empoli, ma lui è un grande conoscitore della Russia?
«Lo credevo anch’io ed anche Carrère (ride divertito), e invece Giuliano è stato in Russia solo due volte. Ma come mi ha spiegato lui stesso: “Il potere è uguale dappertutto, così come si accede al potere e come si resta al potere.” E lui lo sa bene, è stato è stato assessore alla cultura a Firenze e consigliere di Matteo Renzi anche quando questi era presidente del Consiglio. Il «mago» della sua storia, non è Putin bensì il suo spin doctor, Baranov (Paul Dano), ispirato a un personaggio reale: Vladislav Surkov, è lui il protagonista del film».
Perché non abbiamo mai sentito parlare di Surkov?
«Surkov è stato “l’eminenza grigia” di Putin sino al 2020, anno in cui abbiamo iniziato il film. Un uomo colto, che come raccontiamo ha attraversato il periodo del boom economico e dell’apprendistato democratico della Russia; l’arrivo degli oligarchi; l’ascesa di Putin, la guerra in Cecenia, la tragedia del sottomarino Kursk, la metamorfosi di Evgenij Prigožin da cuoco a capo dei mercenari della Wagner. Surkov è stato pubblicitario, autore di canzoni rock, regista teatrale, romanziere, produttore televisivo ed è lui che alla fine si è ritrovato accanto a Putin e gli ha dato del potere una visione più moderna di quella che quel piccolo e pallido ufficiale aveva quando era a capo del KGB. Forse abbiamo un po’ esagerato il suo ruolo, Baranov-Surkov nel film s’incensa un po’ raccontando il suo passato, perché lo mostriamo nella sua veste di uomo che si è “ritirato dagli affari”, ma nella realtà non si è mai saputo, se Surkov abbia lasciato il Palazzo quando gli intrighi si erano fatti troppo pericolosi, o se sia stato messo da parte. Tuttavia lui è ancora vivo al contrario degli oligarchi che favorirono l’ascesa di Putin».
Lei parla spesso di «politica moderna» brutale e maligna, ma secondo lei quando è iniziata?
«Io penso, e il film cerca di cogliere il momento esatto, che la politica moderna inizi quando la televisione ha preso il potere. L’ascesa della politica in televisione, è stata per me l’incarnazione del male. Non lo sapevo, ma c’era di peggio: la politica su Internet. Dalla fine degli anni Novanta Internet è diventato uno degli strumenti principali della politica moderna (fake news, hacker) aumentando a dismisura il potere della manipolazione di massa. Ed è una cosa che si precisa nel momento dell’accesso al potere di Vladimir Putin».
Per interpretare Putin lei ha scelto Jude Law, perché?
«Esiste nella realtà un Putin che nessuno conosce, ma di Putin ce ne sono varie rappresentazioni che hanno a che fare con le posizioni politiche e morali di questo personaggio nei vari periodi. Perciò mi serviva un grande attore che avesse l’intelligenza e il talento di trasformarsi diverse volte nello stesso film. Sapevo che a Jude Law piace osservare, studiare il personaggio, se è qualcuno di reale, per poi arrivare a incarnarlo. Ed era ciò di cui avevo bisogno. Il trucco che gli hanno fatto è eccezionale, ma non assomiglia così tanto a Putin, però Jude lo reinventa: cammina come lui e soprattutto riesce a ricrearlo da “dentro”. Perché a un certo punto lo ha assorbito ed è diventato una “versione” di Putin perfetta».
Un piccolo personaggio femminile del libro invece nel suo film diventa quasi una coprotagonista, è: Ksenia (Alicia Vikander), la donna che affascina ed è amata da Baranov. Perché questa scelta?
«Per noi è un personaggio importante perché nel film fa da controcanto a Baranov. Mi piaceva la sua presenza di donna volitiva e poetica che incarna la libertà, ma a un certo punto anche la libertà perduta. Il suo personaggio è emblematico di quello che avrebbe potuto essere la società russa senza Putin. Anche Baranov da giovane aveva degli ideali, ma poi ha ceduto ai compromessi e li ha traditi. Ksenia con la sua presenza gli ricorda quell’idealismo del passato».
In questo film quale è stata per lei la difficoltà maggiore?
«Scegliere il finale giusto per questa storia e ricostruire la Russia in Lettonia, dove abbiamo girato. Ed è stata una guerra!».