Fotografia

Il miglior fotografo di architettura dell'anno è il ticinese Alex Polli: «La bellezza è anche dove nessuno la cerca»

Il fotografo di Brusino ha conquistato ad Atene uno dei principali riconoscimenti degli International Photography Awards 2026 - Un successo nato da una scala fotografata in Germania, dopo quindici anni di ricerca tra geometrie, luci e ombre - La sua storia è cominciata nei vicoli del Ticino.
Mattia Sacchi
02.11.2026 12:00

Una scala può essere soltanto una scala. Oppure diventare un intreccio di geometrie, colori e prospettive capace di conquistare una giuria internazionale. Dipende da chi la guarda. Alex Polli, fotografo ticinese di Brusino Arsizio, quella scala l'aveva scoperta su Internet e se n'era innamorato ancora prima di vederla dal vivo. Tanto da organizzare un viaggio fino a Duisburg, in Germania, per fotografarla. Due ore e mezza all'interno di un museo, circa duecento scatti e una serie di immagini che, lo scorso 11 ottobre, gli hanno permesso di salire sul palco di Atene per ricevere uno dei riconoscimenti più importanti della sua carriera: il titolo di miglior fotografo dell'anno nella categoria architettura, sezione non professionisti, agli International Photography Awards 2026.

Un risultato ottenuto dopo essersi imposto dapprima nella sottocategoria dedicata all'architettura d'interni, conquistando successivamente anche il riconoscimento assoluto della categoria. «È una soddisfazione particolare, perché questo è uno dei concorsi che guardavo già quindici anni fa, quando avevo appena cominciato a fotografare. Allora pensavo che sarebbe stato bellissimo riuscire, un giorno, a ottenere anche soltanto una menzione d'onore. Invece ho vinto l'intera categoria. Più di così non potevo chiedere».

L'opera premiata, intitolata Lost in the Museum, ritrae la spettacolare scala del Museum Küppersmühle di Duisburg, progettata dagli architetti svizzeri Herzog & de Meuron. Una struttura che, attraverso l'obiettivo di Polli, perde quasi la propria funzione originaria per trasformarsi in una composizione astratta, dominata da curve, chiaroscuri e riflessi.

«Quando l'ho vista per la prima volta me ne sono innamorato. Ho deciso che dovevo assolutamente andare a fotografarla. Sono rimasto nel museo circa due ore e mezza e ho realizzato più o meno duecento fotografie. Da quelle immagini è nata la serie che ha vinto il premio. Ma non avevo assolutamente previsto un risultato del genere».

Ad Atene il riconoscimento è arrivato al termine di quattro giornate dedicate alla fotografia, tra esposizioni, incontri con i giurati e letture dei portfolio. «La cerimonia è stata il momento conclusivo, con la consegna della statuetta sul palco. Ma è stata interessante anche la possibilità di confrontarsi con persone che arrivano da tutto il mondo».

Dietro le immagini di Polli, però, il caso occupa uno spazio decisamente inferiore a quanto si potrebbe immaginare. Spesso tutto comincia davanti allo schermo di un computer, con ricerche che possono durare ore.

«Parto da Google, cerco edifici, pareti, scale particolari. Poi una fotografia ne richiama un'altra, come una matrioska. A volte scopro un dettaglio che inizialmente non avevo nemmeno notato e comincio a cercare dove si trovi. Quando riesco a individuare l'indirizzo, me lo segno e organizzo il viaggio».

Il resto lo fa lo sguardo. «Gioco moltissimo con le linee, la luce e le ombre. Soprattutto in estate, quando il sole è più forte, anche un semplice balcone può creare intersezioni interessanti. Con il teleobiettivo puoi isolare una parte dell'edificio, magari una parete arancione accanto a una bianca, e ottenere un'immagine che sembra quasi un quadro surrealista».

Un'attenzione per le geometrie che lo accompagna anche nella quotidianità. «Quando cammino guardo sempre quello che mi circonda. Se vedo qualcosa di interessante e non ho la macchina fotografica, magari faccio uno scatto con il telefono». Ma senza pensare necessariamente ai concorsi. «Prima di tutto deve piacere a me. Non scatto qualcosa soltanto perché penso che possa vincere un premio».

A dimostrare che non occorre necessariamente viaggiare fino in Germania per trovare un soggetto interessante, Polli cita un'immagine realizzata recentemente nei pressi di Cadenazzo. Protagonisti, un complesso abitativo ancora in costruzione e un piccolo albero storto rimasto davanti a una parete. «Erano edifici neppure particolarmente belli. Ma quell'alberello, davanti al cemento, mi ha colpito immediatamente. Sembrava rappresentare la natura che cerca di resistere all'urbanizzazione. Mi è venuta subito l'idea della fotografia».

Quello scatto è già stato selezionato come fotografia della settimana dagli organizzatori dei Sony World Photography Awards, un altro concorso internazionale nel quale il ticinese spera di ottenere un risultato importante. «Il messaggio che vorrei trasmettere è proprio questo: non bisogna necessariamente andare chissà dove per trovare qualcosa di bello. Basterebbe guardarsi un po' di più attorno. Anche in Ticino abbiamo edifici e luoghi che offrono possibilità fotografiche straordinarie».

E se dovesse consigliare un posto poco conosciuto a chi vuole cimentarsi nella fotografia architettonica, non avrebbe dubbi: il complesso residenziale progettato da Mario Botta a Novazzano, caratterizzato da archi e geometrie particolari. «Per me è un campo d'allenamento eccezionale. Ho realizzato una fotografia aspettando che una persona passasse sotto uno degli archi e quell'immagine ha conquistato una decina, forse quindici medaglie in diversi concorsi. Ci sono i cortili, le linee rosse, tantissime prospettive con cui giocare. Dal punto di vista fotografico è un luogo decisamente sottovalutato».

La conquista di Atene rappresenta anche il punto d'arrivo, almeno provvisorio, di un'evoluzione artistica cominciata proprio nel nostro Cantone.

Chi conosce Polli da qualche anno ricorderà infatti un'altra sua passione: fotografare i vicoli, le corti e gli angoli più caratteristici dei paesi ticinesi. Un lavoro sfociato nella pubblicazione del volume Vicoli e corti del Ticino, edito da Fontana Edizioni e ancora acquistabile attraverso l'editore e in alcune librerie. Un progetto che lo aveva impegnato per circa un anno, portandolo a esplorare il territorio da Chiasso ad Airolo.

«All'epoca mi interessava soprattutto l'architettura storica, quella più caratteristica dei nostri paesi. Poi il mio modo di fotografare è cambiato. Mi sono progressivamente avvicinato a immagini più astratte, minimaliste e internazionali. Non significa che non mi interessino più i vicoli, ma in Ticino ormai ne ho fotografati moltissimi».

Nel frattempo sono arrivati numerosi riconoscimenti, tra cui, racconta, circa 150-200 medaglie nei concorsi legati alla Federazione internazionale dell'arte fotografica. Ma il successo di Atene ha un significato diverso. «Quelli sono concorsi importanti, naturalmente, ma questo ha una dimensione e una partecipazione molto maggiori. È uno dei riconoscimenti che desideravo davvero ottenere».

E tutto questo senza che la fotografia sia diventata la sua occupazione principale. Polli continua infatti a lavorare, a tempo parziale, nel settore sanitario e preferisce definirsi un fotografo non professionista. «Io non fotografo con l'obiettivo di vendere le immagini, anche se qualche volta è successo. Per me rimane soprattutto una ricerca personale».

Dopo una vittoria del genere, sarebbe comprensibile concedersi una pausa. Polli, invece, guarda già avanti. La prossima destinazione sarà Vienna, dove spera di trovare nuovi soggetti da fotografare. E poi ci sono i Sony World Photography Awards, un altro traguardo che vorrebbe aggiungere al proprio percorso.

Quanto al concorso appena vinto, il fotografo ticinese ha già individuato una nuova sfida. «Mi hanno detto che nessuno è mai riuscito a conquistare due volte il titolo assoluto nella categoria architettura. Io non sono mai completamente soddisfatto, quindi adesso vorrei provare a vincerlo anche una seconda volta. Magari proprio l'anno prossimo».

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