Arte

Ronal Bejarano protagonista a YouNique: «Il mio vuoto per rappresentare il mondo»

Dal 27 al 29 marzo a Villa Ciani torna la fiera dell’arte contemporanea della Svizzera italiana: l’artista honduregno porta a Lugano una ricerca tra spazio, materia e identità
Mattia Sacchi
22.03.2026 17:14

Dal 27 al 29 marzo Villa Ciani tornerà a trasformarsi in una casa per l’arte contemporanea. YouNique – Boutique Fair of Arts arriva alla sua settima edizione e conferma una formula che negli anni le ha permesso di ritagliarsi uno spazio preciso nel panorama culturale del territorio: essere l’unica fiera interamente dedicata all’arte contemporanea nella Svizzera italiana, ma soprattutto creare un contatto diretto fra artisti, gallerie, collezionisti e pubblico. Patrocinata dalla Città di Lugano e da Lugano Region, la manifestazione riunirà sei gallerie e circa settanta artisti svizzeri e internazionali, attraversando pittura, scultura, fotografia, vetro, arte digitale e nuove ricerche.

Alla presentazione ufficiale Andrea Peri, ideatore e curatore di YouNique, ha parlato di una crescita costante: «Negli anni YouNique ha registrato un costante incremento di visitatori, visibilità e qualità curatoriale». E ha ribadito uno dei punti chiave: «Un elemento di forte attrattiva è l’attenzione che ogni anno riserviamo agli artisti indipendenti, internazionali e alle gallerie, favorendo un contatto diretto tra pubblico e artisti». Un’impostazione che si riflette anche nella struttura stessa della fiera, pensata come un percorso accessibile ma allo stesso tempo curato, capace di mettere in dialogo linguaggi e sensibilità differenti.

Tra i protagonisti più attesi c’è Ronal Bejarano, artista originario dell’Honduras, che a Lugano porterà “Between Sky and Void”, progetto curato da Elena Ferrari. Un percorso che parte da studi in chimica e farmaceutica e approda alla pittura: «Ho sempre avuto passione per la pittura o comunque per il disegno», racconta, «mi dà tranquillità, pace, mi aiuta a concentrare». Un cambio di vita netto, che lui stesso riconosce: «Io pensavo di avere una farmacia in Honduras e basta», ma oggi la sua traiettoria è completamente diversa.

Per YouNique ha scelto una direzione precisa: «Porto delle opere azzurre, sempre con il mio stile, diciamo tanto vuoto e dei piccoli soggetti molto materici». Un lavoro che nasce da «un po’ di sogno» e da «una ricerca su se stessi», elementi che tornano in tutta la sua produzione. Non a caso, per lui sarà la prima vera esperienza in una fiera d’arte in Svizzera: «Avevo già esposto a Ginevra, ma questa è la prima fiera», sottolinea. E aggiunge: «Per me che sono proprio di un piccolo paesino dell’Honduras, è un traguardo significativo».

Il legame tra vita e lavoro è diretto: «Credo che l’arte un po’ rappresenta me, vorrei che le persone si trovassero un po’ in quello che faccio, sempre alla ricerca di sviluppo, di crescita personale». Una tensione che si traduce anche nella costruzione delle figure, essenziali ma fortemente presenti: «Ho studiato tanto anatomia, credo che sia anche per questo che i miei soggetti, anche se sono un po’ astratti, siano ben proporzionati. Utilizzo anche delle resine, i colori in polvere… è lì che vanno i miei studi in chimica».

Nelle sue opere, però, ciò che colpisce di più è il rapporto tra figura e spazio. «È un po’ filosofica», dice parlando del vuoto che domina le sue tele. «Serve per rappresentare un po’ il mondo», mentre la figura, piccola e materica, «è lì dentro». Un contrasto che nasce anche da una percezione personale: «Mi sono sentito sempre un po’ piccolo, ma consapevole che vale la pena tentarci». Da qui l’idea di una presenza che prova a emergere, a prendere forma, a resistere in uno spazio che sembra infinito.

«Quello che vorrei trasmettere è il cercare se stessi», prosegue Bejarano. «La crescita personale per me è importante». Un processo aperto, che si riflette anche nella scelta di non definire mai completamente le sue figure: «Mi piace che non siano complete, perché anche l’essere umano è sempre in evoluzione».

Per Lugano ha scelto una palette essenziale. «Il bianco e l’azzurro dominano la tela, creando atmosfere sospese e luminose, una dimensione più pura, quasi spirituale». E insiste su questo equilibrio: «Mi interessa questa sensazione di tranquillità, di leggerezza», spiega, «questo spazio un po’ vuoto dove il soggetto può respirare». Poi il rosso compare appena: «Sono dettagli», dice, «ma fondamentali».

Guardando oltre YouNique, Ronal è già proiettato al futuro: «Stiamo organizzando una mostra a Milano, ci sono in programma tanti bei progetti. Ma non voglio mai dimenticare il mio passato e il motivo per cui faccio arte: vorrei trasmettere la mia idea e i miei valori a più persone possibile».

A Villa Ciani porterà questo: figure che affiorano, quasi strappate al fondo, e uno spazio che non è mai neutro ma misura, resistenza, distanza. «Quando si cerca se stessi c’è sempre un po’ di oppressione. E proprio lì bisogna trovare la forza»

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