Fumetti

Sara Pichelli: «Miles Morales? Per me è come un figlio adolescente: ormai non vive più a casa»

La fumettista italiana, tra le artiste più seguite al COMICON Napoli 2026, racconta la nascita del nuovo Spider-Man, il rapporto sempre più complesso tra comics e industria dell’intrattenimento e il rischio di una creatività «appiattita» sui blockbuster
Mattia Sacchi
18.05.2026 19:47

Miles Morales è diventato uno dei personaggi più riconoscibili della cultura pop contemporanea. Nato sulle pagine di Marvel Comics come nuovo Spider-Man dell’universo Ultimate, nel giro di pochi anni ha superato i confini del fumetto fino a trasformarsi in un simbolo generazionale. Dietro il suo volto c’è anche il tratto di Sara Pichelli, tra le artiste italiane più influenti del panorama internazionale, nonché una di quelle più cercate dai fan al Comicon di Napoli.

«Meno male che non avevo la percezione di quello che sarebbe diventato», racconta sorridendo al Corriere del Ticino. «Sarebbe stata una pressione psicologica enorme. Ho lavorato a Miles come a tanti altri progetti: c’era una bella storia, innovativa, interessante. Ma nessuno poteva davvero immaginare quello che sarebbe successo dopo».

Con il tempo, però, anche il rapporto con il personaggio è inevitabilmente cambiato. «Continuo a usare la metafora della maternità», dice. «Miles ormai è come un figlio adolescente: non vive più a casa con me. Non ci lavoro da tanto tempo, lo vedo passare nelle mani di altri autori e in altri linguaggi. Però resta sempre una mia creazione. Ed è emozionante vederlo crescere».

Nel corso degli anni Miles Morales è diventato anche il simbolo di un cambiamento più ampio: quello del rapporto sempre più stretto tra fumetto e industria audiovisiva. Un’evoluzione che Pichelli osserva con entusiasmo, ma anche con qualche dubbio. «Quando è arrivata l’esplosione dei cinecomic mi divertiva tantissimo», spiega. «Era bello vedere il fumetto raggiungere un pubblico nuovo. Però oggi siamo arrivati a una fase di saturazione, e la saturazione non sempre coincide con la qualità».

Secondo l’artista marchigiana, il rischio è che il fumetto perda parte della propria libertà espressiva. «Prima era il cinema a inseguire il fumetto. Adesso a volte succede anche il contrario: si costruiscono storie pensando già a come potrebbero funzionare sullo schermo. È una dinamica di business comprensibile, ma che rischia di impoverire la creatività. Il fumetto è bello proprio perché può permettersi cose che altri linguaggi non possono fare».

In questo equilibrio tra libertà artistica e struttura industriale si inserisce anche il lavoro quotidiano dentro una realtà gigantesca come Marvel. «Ci sono dei paletti inevitabili», racconta. «La continuity, i costumi, le origini dei personaggi, tutto quello che esisteva prima di te. Ma il bello del nostro lavoro è proprio riuscire a portare la propria visione dentro quei limiti. Non si tratta soltanto di disegnare: si tratta di interpretare».

E forse è anche per questo che gli artisti italiani continuano a essere così richiesti negli Stati Uniti. «Siamo tanti, e lo eravamo già anni fa», dice Pichelli. «Credo che ci siamo costruiti una reputazione positiva sulla precisione, sull’affidabilità e sulle scadenze. Poi probabilmente esiste anche qualcosa nella nostra scuola di fumetto, un certo approccio artistico. È difficile definirlo, ma qualcosa evidentemente c’è».

A Napoli, intanto, l’affetto del pubblico era evidente a ogni firma e a ogni incontro. Anche se, confessa lei stessa, il rapporto con le grandi fiere non è sempre semplice. «Io soffro parecchio l’ansia sociale», ammette ridendo. «Quindi magari uno pensa: “Che bello stare in mezzo a tutta questa gente”. In realtà per me è molto faticoso. Però mi fa piacere condividere questi momenti con i fan. Semplicemente dopo devo ricaricarmi e recuperare energie».

E proprio ai tanti giovani presenti al COMICON Napoli 2026, molti dei quali sognano un futuro nel fumetto internazionale, Pichelli lascia un messaggio di incoraggiamento. «Oggi c’è molta più concorrenza rispetto a quando ho iniziato io», conclude. «Bisogna investire su sé stessi, conoscere bene il mercato e capire dove ci si vuole inserire. È un percorso complesso, ma ci sono tantissimi autori italiani straordinari che stanno dimostrando che si può arrivare molto lontano. Serve pazienza, serve costanza, ma vale la pena provarci».

In questo articolo: