Cultura

Una matita per scoprire quello che gli occhi non vedono: Lugano finisce sul taccuino degli Urban Sketchers

GEA Art Fest chiude la terza edizione con quasi 2 mila presenze e 189 opere degli Urban Sketchers Ticino – Il fondatore Bruno Pinoli racconta una comunità di un centinaio di appassionati che esplora il territorio con taccuino e colori: «Non serve saper disegnare, bisogna avere voglia di mettersi in gioco»
Mattia Sacchi
24.09.2026 15:37

«Disegnare è mettere una linea attorno a un’idea», diceva Henri Matisse. Ma non serve essere Matisse per provare il piacere di mettere qualcosa su un foglio. Una matita, un taccuino, un posto dove fermarsi e la voglia di guardarsi attorno possono bastare. Bruno Pinoli, architetto d’interni di formazione, fondatore e oggi presidente onorario degli Urban Sketchers Ticino, lo fa praticamente da una vita. «Nei miei viaggi ho sempre avuto con me un taccuino. Piccolo, grande, non importava: disegnavo quello che incontravo».

Lo ha fatto anche con Lugano, protagonista della terza edizione di GEA Art Fest, manifestazione promossa dall’Associazione La Nona Arte e conclusasi dopo nove giorni nel Patio di Palazzo Civico con 1.959 presenze, il 30,6% in più rispetto allo scorso anno. In mostra 189 opere di 15 artisti degli Urban Sketchers Ticino, accanto a incontri, laboratori e sette talk. Coinvolti anche 160 studenti, mentre una quarantina di disegnatori dalla Lombardia e dalla Svizzera centrale hanno raggiunto Lugano per il simposio del 12 settembre.

Gli Urban Sketchers fanno parte di un movimento internazionale nato nel 2007 attorno all’idea di raccontare, attraverso il disegno realizzato sul posto, le città e i luoghi in cui si vive o si viaggia. A GEA questo principio ha prodotto tante Lugano diverse. «Ognuno ha lavorato secondo i propri interessi. Io sono più legato all’architettura, altri hanno cercato aspetti storici o poetici. È proprio questa varietà a essere interessante: tutto rimane legato all’idea del racconto attraverso l’immagine».

Pinoli si è concentrato anche sulle tracce liberty e sulle architetture d’inizio Novecento. «Sono cresciuto a Molino Nuovo e quelle villette mi hanno sempre affascinato. Molte purtroppo sono scomparse». Disegnare la propria città gli ha riservato anche qualche sorpresa. Alla Piccionaia aveva visto molte volte uno scudo metallico senza soffermarcisi troppo. «Quando l’ho guardato bene mi sono accorto che quella figura era un pellegrino. Poi, sull’altra facciata, ho scoperto una targa che ricordava come quello fosse un luogo di ristoro per i pellegrini. È questa la differenza tra vedere e osservare: quando ti fermi e ritrai qualcosa, scopri dettagli che prima non avevi notato».

Gli Urban Sketchers Ticino nascono nel 2018, dopo alcune esperienze di Pinoli in esposizioni dedicate ai carnets de voyage in Italia. «Conoscevo gruppi a Milano, Torino, Trieste, Palermo e mi sono detto: sarebbe interessante avere qualcosa anche alle nostre latitudini». La prima mostra riunì sette autori. «Alla fine ci siamo trovati attorno a un tavolo e ci siamo chiesti: e adesso cosa facciamo? Abbiamo deciso di continuare».

Da quel nucleo è cresciuta una comunità che oggi raccoglie circa cento persone e che nel 2023 si è costituita in associazione. Tra le attività c’è un appuntamento mensile dal nome piuttosto eloquente: «Chi c’è… c’è». «Proponiamo un luogo, un giorno e un orario. Nessun impegno: chi vuole arriva e si disegna insieme». A questo si aggiungono corsi, progetti sul territorio, mostre e collaborazioni con le scuole.

Per entrare non occorre esibire un curriculum artistico. «Nessun requisito. Bisogna avere piacere di farlo e voglia di mettersi in gioco». Il primo ostacolo, spesso, non è nemmeno la tecnica. «Lavoriamo all’esterno, en plein air, e qualcuno all’inizio si vergogna perché pensa di non essere all’altezza. Ma passa. Il gruppo fa un po’ branco e ci si sente più sicuri. La gente poi si ferma, osserva, fa domande. Nei miei viaggi ho conosciuto così tantissime persone e alcune sono diventate amiche».

A GEA è successo anche il 12 settembre, quando una sessantina di sketcher hanno attraversato Lugano con taccuini, matite, pennelli e acquerelli, disegnando nelle strade e nelle piazze sotto gli occhi dei passanti.

Pinoli porta lo stesso approccio nei corsi e nelle attività con le scuole. «Mi capita di incontrare persone che dicono: mi piacerebbe, ma non so disegnare. Poi partono con un foglio bianco e dopo qualche incontro si ritrovano con dieci disegni. La soddisfazione che provano è bellissima». Ricorda una classe delle elementari accompagnata per un anno alla scoperta del proprio Comune attraverso il disegno: il lavoro si concluse con una mostra e un percorso costruito con le opere dei ragazzi.

Matisse, insomma, può restare nei musei: per prendere una matita e cominciare non serve esserlo. Conta piuttosto recuperare il piacere di osservare e lasciarsi sorprendere da quello che finisce sul foglio. È ciò che Pinoli vorrebbe rimanesse anche dopo GEA: «La sorpresa, la meraviglia. Vedere le persone trovarsi davanti a questi lavori, scoprire qualcosa che le richiama e magari avere voglia, a loro volta, di mettersi a disegnare».