Bambini di strada nei sobborghi di Teheran

Un miraggio. La 77. Mostra del Cinema di Venezia sembra un miraggio, con le sue costruzioni candide senza tempo stese al sole ancora estivo del Lido, tra il verde dei giardini e il rosso lacca di qualche leone alato e di una sala cinematografica creata per un anno, ma poi fortunatamente rimasta lì. Il pubblico ristretto, con il drappello di avventurieri formato da giornalisti e fotografi, appare e scompare in questo biancore seguendo percorsi preordinati, senza bighellonare, perché al di là del gioco di luci colorate che illuminano la facciata notturna del Palazzo del Cinema e la musica stile colonna sonora, niente trapela all’esterno di questa rassegna monacale, se non fosse per lo stuolo di modelle, vestite come dee, che sciamano dall’Hotel Excelsior verso il tappeto rosso assieme ai pochi attori presenti.
Evocazione senz’anima
La Mostra del Cinema, quest’anno, è tutta un’avventura a cominciare dal programma del concorso, un percorso dove niente è come ci si aspetta, nemmeno i favoriti del week end come Miss Marx, seconda produzione italiana in competizione diretta da Susanna Nicchiarelli (La scoperta dell’alba, Nico): un film in costume che racconta la tragica fine di Eleanor, detta Tuzzy (Romola Garay), la figlia minore di Karl Marx che, malgrado la cultura, l’audacia e l’intelligenza, appare come una romantica pulzella disillusa e tradita dal compagno, un brillante farfallone, maschilista e spendaccione (Patrick Kennedy). Una biografia curata e un’evocazione senz’anima. Né abbiamo amato di più Pieces of a Woman di Kornél Mundruczó (Canada-Ungheria), il primo di due film in concorso di cui è protagonista la grintosa attrice britannica Vanessa Kirby, che abbiamo apprezzato qui nei panni di Martha, una giovane madre che tenta di farsi una ragione della morte della sua bimba appena nata. Colpa della levatrice inesperta alle prese con un parto in casa? O di qualcosa di misterioso che potrebbe ripetersi? Il regista, che ha avuto questa tragica esperienza, ha voluto «condividerla» con il pubblico mostrando lungamente il parto ancor prima dei titoli di testa, ma malgrado ciò e il cast prestigioso (Ellen Burstyn nel ruolo della ricca e dispotica madre di lei e Shia LaBeouf, fragile Sean, il marito operaio) Mundruczó non riesce a trovare un vero dialogo emotivo con il pubblico.
Amori proibiti nell’Ottocento
Sorta di film western al femminile The World to Come di Mona Fastvold (USA) mette invece in scena con poesia e fascino un amore saffico di metà Ottocento tra due giovani mogli: Abigail (Katherine Waterstone) e Tallie (Vanessa Kirby), perse nel nulla della prateria statunitense con i loro mariti (Christopher Abbott e Casey Affleck anche produttore del film), i loro sogni e le enormi difficoltà di una dura vita fatta principalmente di lavoro e di rinunce. Un film intrigante e raffinato con una bella sceneggiatura e due interessanti interpretazioni femminili.
Lotta per la sopravvivenza
Tuttavia è Khorshid (I figli del sole) di Majid Majidi (Iran) il film che spicca per ora nel concorso. È la storia del dodicenne Alì e dei suoi tre amici, un’accolita di bambini già adulti che nei sobborghi di Teheran sono dediti a lavoretti e piccoli crimini pur di fare soldi in fretta per sopravvivere ed aiutare le proprie famiglie. Bambini a cui viene preclusa l’istruzione, spesso usati da gente senza scrupoli, ma che, se acciuffati dalle autorità, sono puniti con durezza esemplare. Alì e i suoi amici un giorno si iscrivono alla Scuola del Sole, un’associazione di beneficenza che cerca di educare «i bambini di strada» per dar loro un futuro, solo perché un vecchio boss del quartiere gli ha ordinato di farlo per cercare, senza dare nell’occhio, un tesoro sepolto proprio nelle fogne sotto la scuola. Il film ha una storia molto ben costruita; girato con grande abilità ed è interpretato in modo strabiliante dai ragazzi, tutti veri bambini lavoratori. Il regista Majid Majidi ha una carriera costellata di premi oltre ad una Nomination all’Oscar nel 1999 e Khorshid ha il talento di tenere il pubblico avvinto sino all’ultima immagine.