Cade l’ultimo diaframma della galleria del Lötschberg

I giorni di marzo del 1911 erano giorni di febbrile attesa, per quel che riguarda una delle opere più importanti di quei tempi. «I lavori del traforo del Loetschberg sono avanzati nel corso del mese di febbraio di 374 metri, ciò che portava la lunghezza totale delle due gallerie a 14112 metri. Non restava più dunque a traforare, a questa data, che 424 metri. Si prevede l’incontro delle due gallerie ai primi del mese d’aprile», riferiva il 10 di quel mese il «Corriere del Ticino». Così, invece, la «Gazzetta Ticinese» del 27: «Il traforo del Loetschberg sarà compiuto fra pochi giorni – Si lavora in modo febbrile al traforo della relativamente sottile parete che separa ancora le due gallerie del Loetschberg, destinato a congiungere la Svizzera centrale al Sempione. L’avanzamento giornaliero è da 12 a 14 metri e dall’altro ieri mattina non restavano che cento metri da traforare [...]». E tre giorni dopo, sulle pagine de «Il Dovere», si lesse: «Kandersteg, 30 (Per telefono) – Stamane mancavano ancora 18 metri. Si attende il traforo per questa notte alle 2». La previsione fu quasi esatta, come possiamo apprendere ancora da «Gazzetta Ticinese»: «Kandersteg, 31 – Stanotte alle 3.50 l’ultimo diaframma roccioso nella galleria del Loetschberg cadeva allo scoppio simultaneo di 9 mine [...]». La costruzione dell’allora terza galleria ferroviaria più lunga della Svizzera e d’Europa – dopo quelle di Sempione e San Gottardo – era iniziata il 15 ottobre del 1906. Venne ufficialmente aperta al transito dei treni il 15 luglio del 1913.
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