A Locarno premiato il nuovo cinema africano: «Il mondo cerca di dividerci, Open Doors fa il contrario»

«Il mondo cerca di dividerci, di spingerci ciascuno nel proprio angolo. Open Doors è esattamente il contrario». Prima ancora dei premi, è Giona A. Nazzaro, direttore artistico del Locarno Film Festival, a sintetizzare durante la cerimonia il senso di un progetto che da oltre vent’anni utilizza il cinema anche come strumento per creare relazioni tra territori, professionisti e cinematografie che difficilmente troverebbero altrove gli stessi spazi.
Open Doors ha annunciato i vincitori dell’edizione 2026, la seconda del ciclo quadriennale dedicato a 42 Paesi africani. Un programma che non si limita a individuare nuovi talenti, ma cerca di accompagnarne concretamente la crescita attraverso coproduzione, formazione, networking e accesso a nuovi interlocutori internazionali.
«Cerchiamo di creare spazi nei quali possiamo stare insieme e avere conversazioni», ha spiegato Nazzaro. «È esattamente l’opposto di quello che sta accadendo in molti luoghi, dove veniamo spinti a pensare soltanto a noi stessi, a chiudere gli occhi e le orecchie e a farci gli affari nostri. Open Doors significa non farci semplicemente gli affari nostri: significa pensare insieme a come realizzare arte e film migliori».
Quest’anno sei progetti in fase di sviluppo sono stati selezionati per Open Doors Projects, la piattaforma di coproduzione dell’iniziativa, affiancati dai sei produttori creativi di Open Doors Producers e dai registi di Open Doors Directors, i cui cortometraggi sono stati presentati attraverso Open Doors Screenings.
Il riconoscimento principale, l’Open Doors Grant da complessivi 50 mila franchi, sponsorizzato da visions sud est – con il sostegno della Direzione dello sviluppo e della cooperazione – e dalla Città di Bellinzona, è stato suddiviso fra tre progetti. A Vineyard For A Lobster di Talemwa Pius, prodotto da Emmanuel Gashumba per Gripmagic Uganda Limited, ha ricevuto 20 mila franchi; altri 20 mila sono andati a Accept My Plea for Burial di Mohammed Sheikh, prodotto da Kadir Harbi per Aleel Films; 10 mila franchi sono stati assegnati a Too Much Music di Aseye Fiagbe, prodotto dalla stessa Fiagbe attraverso Aseye Fiagbe Creative Studio.
A Chapa 100 di Ique Langa, prodotto da Lara Sousa per Kulunga Filmes, è andato invece il CNC Development Grant da 8 mila euro. Doppio riconoscimento per The Ones with the Tempered Flowers di Neema Ngelime, prodotto da Ivy Kiru per LBx Africa: il progetto ha ottenuto l’ARTEKino International Award da 6 mila euro e il Sørfond Award, che gli permetterà di partecipare all’evento di pitching del Sørfond previsto a novembre.
Accanto ai premi principali, i partner di Open Doors – IFFR Pro, International Culture Center Tabakalera e San Sebastian Film Festival, Organisation Internationale de la Francophonie e Sørfond – hanno assegnato ulteriori riconoscimenti ai partecipanti dei tre percorsi. Dal 2026 si sono inoltre aggiunti i premi messi a disposizione da EAVE, in collaborazione con il Film Fund Luxembourg, e da African Film Press.
Ma il valore del progetto, nelle parole di Nazzaro, va oltre il sostegno economico. «L’arte e lo stare insieme sono una forma di interazione gentile. Possiamo dire «non sono d’accordo», incontrare persone che non la pensano come noi e continuare comunque a dialogare». Una comunità aperta che, secondo il direttore artistico, assume un significato ancora maggiore nel contesto internazionale attuale. «Che cosa ci manca oggi? Ci manca la speranza. Ci mancano progetti abbastanza forti da tenerci insieme. Perché se riescono a dividerci, vincono loro. Se riescono a convincerci che non vale più la pena continuare a sognare, vincono loro».
A rafforzare questa dimensione, per la prima volta nel 2026 è arrivato anche Open Doors Connect, pensato per mettere in relazione produttori provenienti da tutto il mondo e aprire il programma a professionisti di aree geografiche esterne al tradizionale raggio d’azione dell’iniziativa. L’obiettivo è favorire collaborazioni e confronti, ma anche esplorare nuovi modelli di finanziamento, mercati e relazioni professionali costruite attorno a una maggiore equità nell’industria cinematografica.
Un tema sul quale Nazzaro ha insistito durante la cerimonia: «Dobbiamo costruire un’industria migliore, inclusiva e orizzontale, nella quale progetti, idee e modalità di finanziamento possano essere condivisi e non diventino strumenti per lasciare fuori qualcuno». Non a caso, ha aggiunto, «il nome stesso Open Doors parla di tenere aperti degli spazi. E sappiamo che cosa significa, soprattutto oggi».
Il programma non si esaurisce con l’assegnazione dei riconoscimenti. Open Doors Screenings continuerà infatti a proporre lungometraggi e cortometraggi provenienti dalla regione protagonista fino a sabato 15 agosto. Nella stessa giornata, durante la cerimonia delle Giurie Indipendenti del Festival, la Giuria dei Giovani assegnerà inoltre il premio speciale da 2 mila franchi offerto dal Dipartimento del territorio della Repubblica e Cantone Ticino al cortometraggio che meglio rappresenta il concetto «L’ambiente è qualità di vita».
Lanciato dal Locarno Film Festival nel 2003 insieme alla Direzione dello sviluppo e della cooperazione del DFAE, Open Doors lavora da oltre vent’anni con artiste, artisti e professionisti provenienti da comunità sottorappresentate e da Paesi nei quali il cinema e l’arte come forme di espressione sono a rischio. Formazione, sviluppo dei progetti e accesso alle reti internazionali diventano così strumenti per costruire ecosistemi cinematografici più solidi e sostenibili.
Un lavoro tutt’altro che semplice, riconosce Nazzaro, ma proprio per questo necessario. «Dobbiamo essere abbastanza coraggiosi da essere felici, così da poter essere creativi. Non dobbiamo avere paura, e non dobbiamo avere paura di sperare. Perché se possiamo sperare, possiamo lavorare». Poi la sintesi finale, quasi un manifesto di Open Doors: «Stare insieme, restare uniti, lavorare insieme, fare meglio. Continuate così. Continuate così. Continuate così».
