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«Becaària» e quell’estate alla metà degli anni Settanta

In attesa di sbarcare al cinema tra un paio di settimane, è in visione nelle arene estive il film di Erik Bernasconi tratto dal romanzo di Giorgio Genetelli
01.09.2026 06:00

Si è parlato tanto, e giustamente, del successo di Frontaliers Sabotage, che nel primo weekend di programmazione, a gennaio, era riuscito a entrare nella Top 10 degli incassi nazionali pur essendo uscito solo in Ticino (è arrivato nel resto della Svizzera durante la primavera). Ma nello stesso periodo, a inizio anno, c’era anche un secondo film ticinese che ha fatto parlare di sé, questa volta nel contesto delle Giornate di Soletta, la principale rassegna dedicata al cinema elvetico in tutte le due declinazioni. Quel film è Becaària di Erik Bernasconi, che ha convinto gli avventori delle sale solettesi al punto da aggiudicarsi il Prix du Public, dimostrando così che il romanzo di Giorgio Genetelli, o almeno la sua trasposizione su grande schermo, aveva – e ha – il potenziale per funzionare anche oltre il Gottardo (e all’estero, dato che al festival di Schwerin, in Germania, ha vinto il premio della critica a maggio).

Un potenziale che il distributore Cineworx ha ben pensato di sfruttare trasformando questo racconto di formazione in piccolo evento estivo, coerentemente con il contenuto del film (che in Svizzera interna e Romandia esce con il sottotitolo Un’estate ticinese): tra luglio e settembre sono state organizzate diverse anteprime all’aperto, accompagnate dal regista, creando il passaparola in occasione dell’uscita regolare che per l’occasione è quasi in simultanea: 20 agosto nei cantoni germanofoni, 2 settembre in quelli francofoni, 17 settembre in Ticino.

Siamo nel 1977, e l’adolescente Mario (Francesco Tozzi) non sa bene cosa vuole fare della vita: a scuola le cose non vanno per il meglio, e a casa non mancano le tensioni con il padre. Quest’ultimo decide di mandarlo a passare l’estate in montagna, a lavorare come contadino. Lì, tra una nuova realtà (i cui abitanti lo chiamano appunto «becaària»), un inedito senso di responsabilità e interazioni complicate con le coetanee, incluso un primo sentimento più profondo, la sua concezione del mondo cambierà in modo per lui inaspettato.

È un film profondamente radicato nel territorio, con tanto di dedica nei titoli di coda agli abitanti della Valle Maggia colpita dal maltempo nefasto, ma è anche un racconto universale, il cui fascino va ben al di là del chilometro zero (se consentite l’aneddoto personale, chi scrive lo ha visto a Zurigo, e i colleghi di lingua tedesca in certi punti ridevano ancora più del sottoscritto). È il racconto di un Ticino più naturalistico, lontano dalle atmosfere volutamente sovraccariche delle recenti commedie di Alberto Meroni e Peter Luisi che giocavano su come la Svizzera italiana è talvolta vista dal resto della Confederazione. Ma lontano anche dai toni cupi con cui Bernasconi, qualche anno fa, aveva trasformato Bellinzona in teatro di grotteschi crimini nella serie Alter Ego, che a sua volta differiva dalle atmosfere di Sinestesia: tre mondi diversi, ma raccontati dallo stesso cineasta e dallo stesso direttore della fotografia (Pietro Zuercher, che restituisce il clima bucolico con un misto di meraviglia e malinconia). Da quell’esordio datato 2010 torna anche Alessio Boni, sorta di voce della ragione chiamata a guidare il giovane protagonista in preda che ancora non sa come uscire dal caos che lo circonda. Una visione perfetta per le proiezioni all’aperto simbolo ideale dei mesi estivi al netto del caldo che rispetto al 1977 è diventato tutt’altra cosa, ma anche il film giusto per condurci verso l’autunno, nel buio di una sala tradizionale che, dopo i trionfi di Christopher Nolan e della Marvel, è pronta ad accogliere qualcosa di più «piccolo», ma non per questo meno accattivante.

Becaària, di Erik Bernasconi, con Francesco Tozzi, Sinead Thornhill e Alessio Boni (Svizzera 2026/ 108 minuti). Giudizio: 4/5.