Clayface: l’universo DC si tinge di horror

Nell’autunno del 2019 è uscito al cinema Joker, film che rileggeva la celebre nemesi di Batman trasformando il perfido pagliaccio in un antieroe dai contorni scorsesiani (espliciti i rimandi a Taxi Driver e Re per una notte). Tra le persone colpite dal lungometraggio di Todd Phillips – e dal potenziale di altri progetti ambientati in universi a sé e non collegati alla mitologia espansa degli eroi della DC Comics – c’è anche Mike Flanagan, uno dei nomi di punta dell’horror americano contemporaneo grazie ai suoi progetti cinematografici (Oculus, Doctor Sleep) e televisivi (Midnight Mass e le miniserie tratte da autori come Henry James ed Edgar Allan Poe). Nello specifico, gli è venuto in mente di realizzare una sorta di adattamento di due episodi della serie animata di Batman degli anni Novanta, per l’esattezza il dittico che raccontava la trasformazione di Matt Hagen, attore rimasto sfigurato, in Clayface (letteralmente «faccia d’argilla»), un mostro capace di assumere le sembianze altrui. Con l’aiuto del produttore Matt Reeves, già in casa DC con The Batman e l’annesso spin-off sul Pinguino, è finalmente riuscito a convincere chi di dovere – James Gunn e Peter Safran, dal 2022 supervisori di tutto ciò che riguarda i fumetti della casa editrice sullo schermo – a dare a Hagen lo spazio che si merita, nelle sale cinematografiche.
Originario di Gotham City, Matt (Tom Rhys Harries) è sulla cresta dell’onda, con il mondo ai suoi piedi. Ma una sera, mentre visita i quartieri della sua infanzia, commette l’errore di sedurre la compagna di un temutissimo gangster (David Dencik), il quale si vendica mutilandogli la faccia e distruggendogli la carriera. Disperato, Hagen si rivolge alla scienziata Caitlyn Corr (Naomi Ackie), la quale ha inventato una nanotecnologia capace di riparare i tessuti danneggiati. Nonostante i dubbi di lei (perché non ha ancora ottenuto il via libera per testare il trattamento sugli umani), lui si sottopone volontariamente come cavia e i primi risultati sono promettenti. Ma col passare del tempo Matt si rende conto che il suo corpo si sta trasformando – e con esso anche la sua mente – e le cose non migliorano quando salta fuori che questa metamorfosi potrebbe consentirgli di farla pagare a tutti coloro che hanno contribuito alla sua caduta in disgrazia…
La sceneggiatura è sempre di Flanagan (con alcune revisioni a cura di Hossein Amini, già autore del copione di Drive), che però ha dovuto rinunciare alla regia per via di una duplice sovrapposizione di impegni (la miniserie Carrie, da poco disponibile su Prime Video, e il prossimo film de L’esorcista, in uscita nel 2027). È subentrato l’inglese James Watkins, apprezzato sul suolo natio grazie ai terrificanti Eden Lake e La sposa in nero e arrivato a Hollywood nel 2024 con Speak No Evil, annacquato ma comunque efficace remake dell’omonimo horror danese. È stato anche co-creatore e regista di tutti gli episodi di McMafia, serie crime su un giovane attivo nella finanza londinese e figlio di membri della mafia russa. Elementi visibili nella forma finale di Clayface, che si discosta dal modello supereroistico ed è da un lato la tragedia di un uomo che cerca di rimettere insieme i pezzi di una vita distrutta dalla criminalità organizzata, dall’altro un body horror dove quello che prima era il beniamino dei riflettori diventa letteralmente il volto della paura (anzi, i volti). Senza spingersi troppo in là (rispetto a un esempio recente come The Substance, della francese Coralie Fargeat, è evidente che qui ci sia dietro la macchina hollywoodiana), ma con risultati comunque discretamente disturbanti, anche quando gli effetti artigianali vengono conditi con le immagini generate al computer. E così, al terzo lungometraggio, e dopo l’ottimo risultato di Lanterns su HBO (dove la mitologia di Lanterna Verde viene riletta con atmosfere alla True Detective), il DC Universe conferma di voler essere un mondo più variegato di quello della rivale Marvel. E, in questo caso specifico, di saper intrattenere senza tirare in ballo i personaggi che conosciamo già tutti da decenni. In altre parole, per giustificare due ore in giro per Gotham non c’è per forza bisogno di Batman.