Concorso internazionale

Erotismo e politica tra Germania e Brasile

«Objet a» di Ann Oren e «A margem do rio» di Matheus Farias ed Enock Carvalho affrontano il medesimo argomento - Ma il primo è un film lisergico, irrisolto; il secondo, invece, un dramma concreto
A margem do rio, di Matheus Farias ed Enock Carvalho.
Dario Campione
12.08.2026 06:00

Corpi che spariscono, corpi che riaffiorano. Ancora una volta, la direzione del Film Festival di Locarno ha voluto accostare, in uno stesso giorno, due film del concorso internazionale affini per argomento. Objet a di Ann Oren e A margem do rio di Matheus Farias ed Enock Carvalho parlano infatti entrambi una lingua carnale. Meno esplicita il primo, molto di più il secondo.

L’erotismo di Objet a e quello di A margem do rio non sono, tuttavia, sovrapponibili. Così come le scelte narrative che li precedono. Il film di Ann Oren precipita nello psichedelico, in un finale letteralmente allucinatorio. Farias e Carvalho, invece, costruiscono un noir che, tutto sommato, convince, soprattutto per gli interessanti richiami a una realtà politico-sociale autentica: quella del Brasile contemporaneo, in cui le Chiese evangeliche pentecostali e neopentecostali, sempre più numerose e con sempre maggiore seguito di fedeli, hanno scelto di appoggiare esplicitamente la destra di Jair Bolsonaro.

L’ossessione del corpo

Ann Oren, artista visiva di base a Berlino, torna a Locarno quattro anni dopo Piaffe, suo film d’esordio presentato in concorso nel 2022 - era il ritratto di una timida rumorista che riscopriva desiderio e corpo lavorando ai suoni di un cavallo per uno spot. Stavolta, al centro della storia ci sono Ingeborg (Aenne Schwarz) e Adam (Louis Hofmann), chirurghi della mano pervasi da manie di controllo e fissazioni irresistibili. Lei è una ladra compulsiva di oggetti, lui è invece ossessionato dalla cura del corpo.

Qualcuno ha scritto che «nessuno, oggi, fa film come Ann Oren, le cui coordinate sono connessione, oggettivazione, intimità, feticcio, natura, artificio». La stessa regista ha spiegato: «Mi interessa il desiderio umano e il modo in cui ci connette ad altre specie. Il corpo umano è il punto di partenza del mio linguaggio cinematografico: più controllo abbiamo su di esso, più ci separiamo dal mondo naturale di cui facciamo parte».

Il film lavora quindi su una coreografia dei gesti tale che gli attori si muovono talvolta come marionette, un effetto voluto e confermato dalla stessa Ann Oren, mentre sullo sfondo scorrono in controluce temi quali la guerra, la catastrofe climatica, il tecnofascismo. Su questa base, l’idea del film è chiara: sfruttare la grammatica da body horror freddo, quasi cronenberghiano per parlare di argomenti “alti”. Ma il dispositivo concettuale, ancorché debolissimo, naufraga in più punti e, soprattutto nel finale, una carrellata di immagini lisergiche che sfiorano il nonsense. Un film non riuscito, oppure semplicemente troppo difficile da comprendere in modo immediato.

Violenza conservatrice

Su un altro versante si pone A margem do rio, esordio nel lungometraggio di Matheus Farias ed Enock Carvalho, registi brasiliani di Recife, coppia nella vita e nel lavoro da tredici anni, già autori dei cortometraggi Quarto para alugar (2016), Caranguejo Rei (2019) e Inabitável (2020), passato al Sundance.

Il film ruota attorno a Izaquiel, interpretato da Caique Copque, addetto alle pulizie che divide la casa con tre viados e, di notte, cerca incontri clandestini nei mangrovieti lungo la foce del Capibaribe, uno dei grandi fiumi che attraversano la città. In una di queste uscite, Izaquiel incontra Jeremias, un pescatore, con il quale inizia una relazione.

Con un classico ordito giallo, Farias e Carvalho intrecciano la storia di Izaquiel con quella di un pastore neopentecostale, Eurico (Robério Diógenes), uomo tradizionalista, duramente conservatore, violento. Izaquiel lavora infatti nella Chiesa di Eurico, e lì scopre che oltre a invocare Dio e Gesù Cristo dall’altare, il pastore maneggia volentieri le armi ed è pronto a usarle per fare «pulizia» proprio nel mondo dello stesso Izaquiel.

La visione dei due registi è sicuramente politica. Perché politico è il senso della loro opera. Anche se fa leva su immagini erotiche talvolta forti, il film chiama lo spettatore a riflettere continuamente sul pregiudizio omofobo, sulla spinta che il conservatorismo religioso sta dando verso scelte che limitano la libertà, anche quella sessuale, sulla violenza, sulla paura.

In sede di presentazione, A margem do rio è stato indicato come «thriller erotico», ma la definizione non sembra essere molto calzante. Meglio, invece, la descrizione di un film pensato e immaginato come «un’esplorazione di desiderio, fede, violenza e potere istituzionale, capace di muoversi tra mistero, sensualità e realismo magico tropicale mentre affronta i sistemi di dominazione, l’abuso di potere e il controllo ideologico».

Una mappa, due direzioni

Il primo punto di contatto tra Objet a e A margem do rio è il più ovvio e il meno interessante: entrambi sono film sul desiderio, entrambi indagano il genere. Ma, come detto, con risultati molto diversi. Tanto Oren quanto Farias e Carvalho usano il corpo come luogo in cui si scrive un conflitto che è, in ultima istanza, ambientale e politico. Ma mentre in Objet a il controllo esercitato sulla carne - la chirurgia, la precisione, la mano che opera la mano - è esattamente ciò che allontana l’essere umano dalla natura di cui fa parte, in A margem do rio il movimento è inverso e speculare: il desiderio clandestino di Izaquiel cerca rifugio proprio nella natura, nel mangrovieto, in quella zona anfibia dove la terra non è ancora terra e l’acqua non è più acqua, mentre le istituzioni - la fede, il potere, l’ideologia - premono per riportarlo dentro un ordine dal quale lui è già fuggito una volta, e nel quale non vuole tornare.

Due film, quindi, che disegnano la stessa mappa ma in direzioni opposte: due film nei quali il desiderio è un fatto materiale, non psicologico. Due film che intendono lanciare messaggi politici espliciti. L’uno incapace, però, di dare spessore, forma e significato ai suoi obiettivi. L’altro concreto, reale, fisico. Ancorato a un racconto che è anche un messaggio senza equivoci.

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