Cinema

Il lato oscuro dell’America secondo Martin McDonagh

L’acclamato regista irlandese torna al cinema "Wild Hose Nine", strepitosa commedia nera interpretata da Sam Rockwell e da un John Malkovich in forma smagliante
John Malkovich e Sam Rockwell in una scena del film. © Searchlight Pictures
05.11.2026 06:00

Da una ventina d’anni, Martin McDonagh, eccelso drammaturgo di origini irlandesi passato dal teatro al cinema, è un grande autore di commedie nere, alternando storie legate in un modo o nell’altro all’Irlanda (In Bruges – La coscienza dell’assassino, Gli spiriti dell’isola) a racconti più americani (7 psicopatici e Tre manifesti a Ebbing, Missouri). Fa parte del secondo filone il suo nuovo lungometraggio, Wild Horse Nine, presentato con successo in vari festival tra cui Zurigo e, per la prima mondiale, la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha ottenuto la Coppa Volpi per l’interpretazione di John Malkovich, già in odore di Oscar per quella che è una delle sue prestazioni migliori.

Siamo nel 1973, e Chris (Malkovich) e Lee (Sam Rockwell, alla terza collaborazione con McDonagh), due agenti della CIA da tempo stanziati nella capitale cilena per monitorare l’evoluzione del governo socialista, vengono mandati sull’isola di Pasqua, ufficialmente per godersi una meritata vacanza. In realtà il loro capo MJ (Steve Buscemi) è paranoico circa i comportamenti di Chris, avanti con gli anni e da un po’ di tempo intenzionato a scrivere le proprie memorie, un libro potenzialmente molto pericoloso poiché lui ha portato a termine degli incarichi che non devono mai essere resi noti al pubblico (la sequenza iniziale allude ad alcuni di questi). Lee vorrebbe ancora fidarsi del collega più anziano, che è anche il suo mentore, ma Chris non migliora la situazione dal momento che, mentre stanno per imbarcarsi sul volo che li porterà da Santiago all’isola, decide di attaccare bottone con due studentesse cilene dicendo che la CIA rovescerà a breve il governo di Salvador Allende. La domanda quindi diventa la seguente: l’amicizia tra i due uomini sarà in grado di sopravvivere a questo viaggio in un luogo teoricamente paradisiaco? E quanto ci vorrà prima che MJ sia costretto a intervenire personalmente?

Sì, la premessa è un po’ una rielaborazione di quella di In Bruges, dove la vacanza surreale era condivisa da due sicari irlandesi, uno dei quali incaricato di monitorare l’altro, mentre da Londra arrivavano messaggi sboccati e impazienti da parte del loro datore di lavoro. Ma McDonagh evita la copia carbone, adattandosi al contesto più statunitense nel ritmo dei dialoghi (anche e soprattutto per quanto riguarda il linguaggio più colorito) e cucendo le interazioni su misura per un cast che, non a caso, è parzialmente passato dall’universo dei fratelli Coen, la cui poetica per il grande schermo si avvicina in alcuni punti a quella del cineasta irlandese, che si serve regolarmente del loro compositore di fiducia Carter Burwell (e proprio Malkovich, seppure con fare molto più scanzonato, è stato un agente della CIA anche per il duo del Minnesota, nello spassoso Burn After Reading – A prova di spia).

Dopo aver affrontato in maniera indiretta la guerra civile irlandese ne Gli spiriti dell’isola, questa volta il regista viaggia nel passato degli Stati Uniti, ma è una storia non tanto d’altri tempi, poiché dal 1973 a oggi sono aumentati i casi di interventismo motivato da ragioni politiche, e c’è una certa ironia cosmica nel fatto che il film arrivi nelle sale proprio nel periodo in cui l’elettorato statunitense ha chiaramente dimostrato di non poterne più di certi atteggiamenti da parte di chi è al potere. E tra un complotto e l’altro, con il tutto esplicato in conversazioni calibrate al millimetro in termini di scrittura e montaggio, McDonagh trova anche il tempo per un bel racconto umano, riconfermandosi uno dei più abili cantori di vicende di amicizia virile. Spesso destinata a degenerare nel caos più totale, ma pur sempre amicizia, splendidamente rappresentata dai duetti recitativi di un Malkovich magnificamente malinconico e un Rockwell meno eccentrico del solito.

Wild Horse Nine, di Martin McDonagh, con John Malkovich, Sam Rockwell e Steve Buscemi (USA, Regno Unito 2026 - 117’ ). Giudizio: 4/5.