Piazza Grande

Il treno di Felix Randau corre sui binari della «verità»

«Ich ist ein Anderer» è un tesissimo confronto psicologico – Una giornalista affronta l’ex massaggiatore di Himmler per ricostruirne il passato autentico
©Anke Neugebauer / Ostlicht Filmproduktion GmbH / Wega Film
Jenny Covelli
08.08.2026 06:00

La verità. È attorno a questo termine – e concetto – che ruota Ich ist ein Anderer (I Is Another), film del tedesco Felix Randau, proiettato in prima mondiale ieri sera in Piazza Grande. Una piazza che il regista attendeva dal 2017, quando la visione del suo Iceman fu spostata al FEVI a causa della pioggia. «Ogni storia ha tre facce. La tua, la mia, e quella della verità», spiega Randau. «Non pretendo di dire la verità. La mia storia si basa su tutti i fatti che conosco. Ma potrebbe esserci un'altra verità. Non lo so».

La trama

Il film è un dramma ambientato nel dopoguerra. L’attore danese Claes Bang (The Square di Ruben Östlund, Palma d’oro a Cannes nel 2017) interpreta Felix Kersten, il controverso massaggiatore al servizio del Reichsführer delle SS Heinrich Himmler. Nelle sue memorie, Kersten racconta di come usò la sua influenza per fermare una deportazione di massa pianificata di cittadini olandesi e per salvare migliaia di ebrei detenuti nei campi di concentramento. Atti autoproclamati che gli valsero numerosi riconoscimenti e ben otto candidature al Nobel per la Pace. Tuttavia, in seguito sono emerse prove che mettono in dubbio le sue affermazioni. Ich ist ein Anderer approfondisce il caso attraverso un incontro immaginario tra Kersten e la giornalista investigativa Hedda (Valerie Pachner, nota per A Hidden Life di Terrence Malick e Four Minus Three, presentato a Berlino nella sezione Panorama) su un treno diretto a Oslo. Lei, che ha un passato complesso, ha scoperto prove che suggeriscono incongruenze nella versione di Kersten. Ne scaturisce un gioco psicologico del gatto col topo, intervallato da flashback sulle interazioni e la relazione di Kersten con Himmler durante la Seconda guerra mondiale.

©Anke Neugebauer / Ostlicht Filmproduktion GmbH / Wega Film
©Anke Neugebauer / Ostlicht Filmproduktion GmbH / Wega Film

La recensione

Il film ruota tutto attorno al dialogo tra Kersten e la giornalista. Un confronto destinato a diventare sempre più teso e che consente di mantenere alta la tensione narrativa. La location è una: il treno (c’è solo un passaggio all’esterno, lungo i binari). Ambienti angusti che aiutano il regista ad alimentare il gioco di sospetti, tra primi e primissimi piani sui protagonisti. «Ho voluto creare, con il direttore della fotografia, un mondo un po’ onirico che non è reale al cento per cento ma neppure un sogno. È una via di mezzo», ha spiegato durante l’incontro con la stampa.

Claes Bang interpreta magistralmente l’affabulatore, il manipolatore, l’uomo affascinante. E – come in The Square – il corpo assume un’importanza centrale. In Ich ist ein Anderer Kersten utilizza le mani – i massaggi olistici – per raggiungere la mente di Heinrich Himmler (bella la frase pronunciata dal comandante supremo delle SS al primo incontro: «Che cosa c’è, non ha mai visto un uomo tedesco nudo?»). «Una persona può essere così a disagio con sé stesso da cercare a tutti i costi la convalida da parte degli altri. È stata questa la mia chiave di interpretazione», ha dichiarato l’attore. Per Valerie Pachner il suo personaggio, la giornalista, ha una contraddizione che l’ha guidata nella recitazione: cerca la verità, ma teme la sua verità interiore, «si vergogna di quello che potrebbe emergere». Un plauso va alla decisione di rappresentare Himmler (interpretato da Martin Müller) come un uomo… qualunque. Una scelta rivendicata dal regista, contrario alla rappresentazione dei nazisti come personaggi grotteschi, quasi caricaturali. «Tutti questi uomini erano esseri umani, come noi, anche se è difficile accettarlo».

Era un eroe o un impostore?

Dalla verità siamo partiti e con il concetto di verità concludiamo. Se Ich ist ein Anderer è un film in costume, ha però molti punti di contatto con la nostra epoca. A quale versione (del passato e del presente) sono interessate le persone? Quale tipo di narrazione vogliono e, poi, accettano? Il film non è sul nazismo e neppure su un personaggio. Felix Kersten è solo un mezzo per raccontare un’altra storia. È uno scambio, un viaggio. E il treno trasporta tutte le componenti del film, insieme allo spettatore.

Ich ist ein Anderer non è un documentario, Randau lo ha detto chiaramente. Kersten era bravo o era cattivo? È stato un eroe o un impostore? Ha fatto del bene, ma con le motivazioni sbagliate? Non abbiamo una risposta. «Non sono come te», gli dice la giornalista. «Ma siamo entrambi bugiardi», ribatte lui. «Io, però, me ne vergogno». «E questo come aiuterebbe il mondo?».

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