Histoire(s) du Cinéma

Isa Hesse-Rabinovitch, cineasta riscoperta

Arrivata tardi alla regia, firmò opere oggi restaurate e finalmente riproposte al pubblico
© Locarno Film Festival / Ti-Press
12.08.2026 06:00

Parte integrante del programma di Locarno è, da alcuni anni, la sezione Cinéma Suisse Redécouvert (all’interno di Histoire(s) du Cinéma), organizzata in collaborazione con la Cinémathèque suisse di Losanna (riconosciuta dalla Federazione Internazionale degli Archivi Cinematografici, FIAF, come una delle dieci biblioteche cinematografiche più importanti al mondo per l’ampiezza, la diversità e la qualità delle sue collezioni, ndr) che porta nelle sale del Festival alcuni titoli significativi recentemente restaurati.

Nel 2026, per la prima volta - così come ricordato nel corso della conversazione sull’argomento organizzata ieri mattina allo Spazio cinema e intitolata Reaching out to Isa Hesse-Rabinovitch - questo lavoro ha dato nuova vita alle opere di una regista donna, appunto Isa Hesse-Rabinovitch (1917-2003), figura importante ma semisconosciuta della cinematografia elvetica. Rahel Jung, ricercatrice universitaria che ha partecipato alla discussione, ha ammesso di essersi trovata nella medesima situazione di molti dei presenti: «Non sapevo chi fosse fino a due anni fa, quando ho cominciato a fare ricerche sul cinema femminista in Svizzera negli anni ’70».

Restauri preziosi

Il pubblico locarnese ha quindi potuto (ri)scoprire in sala due titoli della regista: Sirenen-Eiland (1981) e Geister und Gäste (1989), il secondo restaurato digitalmente da Filmo.ch, il progetto che promuove il cinema elvetico di ieri rendendolo disponibile sulle varie piattaforme digitali, avvalendosi della consulenza di vari esperti (tra cui anche il giornalista e critico del Corriere del Ticino Antonio Mariotti). È anche, questo secondo titolo, legato al territorio, essendo stato girato a Brissago per ricostruire la storia del prestigioso Grand Hotel. Ma è soprattutto il primo dei due film presentati a essere rimasto impresso, come ha ricordato la cineasta Anka Schmid, l’unica partecipante all’incontro che ha avuto modo di conoscere personalmente Hesse-Rabinovitch e le ha anche dedicato un documentario uscito nel 2009.

«Vedere Sirenen-Eiland a 21 anni è stato come un trip sotto acido. Il suo cinema mi ha aperto un mondo, dettaglio importante anche per i miei studi poiché all’epoca non c’erano scuole di cinema in Svizzera e dovetti andare all’estero».

Un cinema, ha spiegato Schmid, profondamente svizzero ma anche internazionale, poiché il film in questione è stato girato a Venezia, Manhattan e Parigi. «Il suo lavoro era molto preciso, ma anche con elementi molto liberi. Sono curiosa di sapere come reagiranno le nuove generazioni a questi film». E aggiunge, pensando alla situazione attuale dell’industria cinematografica: «Se Isa fosse ancora tra noi, probabilmente farebbe qualche esperimento con l’intelligenza artificiale». Un’affermazione per nulla provocatoria, puramente fattuale, dato che Hesse-Rabinovitch si era avvicinata al cinema solo dopo i 50 anni, arrivando da un percorso di grafica e fotografa, e ha sempre avuto uno sguardo rivolto verso le potenzialità multidisciplinari dei dispositivi artistici.

Uno sguardo che adesso, a partire da questi primi due restauri, potrà essere riscoperto grazie al progetto che la Cinémathèque suisse, dopo aver ottenuto gli archivi personali della cineasta qualche anno fa, intende portare avanti . E non solo attraverso le proiezioni: all’inizio del 2027, l’opera di Hesse-Rabinovitch sarà al centro del nuovo numero di Repérages, la rivista digitale edita dalla cineteca in collaborazione con le Università di Losanna e Zurigo. E fino al 1. novembre, al Museo Hermann Hesse a Montagnola, è in programma una mostra dedicata alla regista, che era la nuora del grande scrittore ed ebbe con lui, dal 1941 al 1962, un’intensa corrispondenza basata sull’affinità intellettuale.

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