La crisi del giornalismo cartaceo

Un film non sulla moda ma sul giornalismo contemporaneo. È Il Diavolo veste Prada 2, sequel del «cult» del 2006 incentrato sull’apogeo dei media tradizionali (il potere della carta, le gerarchie redazionali, il legame con i brand) dentro una commedia che seguiva le regole di quell’epoca (le storie al femminile tra autodeterminazione e romanticismo). Realizzato dallo stesso team di allora (David Frankel alla regia, Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci quali interpreti principali circondati da molti altri volti noti) il film – da ieri nelle nostre sale – inquadra l’universo dei media cartacei e i suoi problemi con un’onestà che non ci si aspetterebbe da una produzione mainstream. E lo fa con l’intelligenza di non cedere a una comoda nostalgia fine a se stessa ma prendendo di petto le problematiche di questi ultimi anni. La trama: Andy (Anne Hathaway) ha fatto carriera nel giornalismo ma viene licenziata via messaggio mentre riceve un premio; Miranda Priestly (Meryl Streep) è sempre al timone di Runway e punta a una grossa promozione. Ma quando la rivista, che già vende pochissime copie cartacee e rincorre l’algoritmo creando contenuti virali sui social, viene travolta da uno scandalo, la proprietà arruola Andy per ripulire l’immagine della testata e affiancare la direttrice nella negoziazione con gli sponsor, in primis Dior ora gestita dall’ex assistente di Miranda, Emily (Emily Blunt). Ovviamente la temibile e temuta capa non accoglie con gioia la collaborazione imposta dall’alto. Tuttavia il rapporto si rivelerà sorprendente e la trasferta da New York a Milano cambierà i destini di entrambe. Al di là di semplificazioni sparse e soluzioni qua e là un po’ telefonate, Il Diavolo veste Prada 2 è un intrattenimento leggero ma non frivolo, interpretato con sicurezza e gusto. E, soprattutto, è un film che racconta la crisi di un sistema: la scomparsa degli editori puri e l’avanzata dei tecnocapitalisti, i vecchi giornalisti con contratti pesanti e quelli più giovani eternamente precari, il crollo delle vendite cartacee e la richiesta di contenuti gratuiti per il web, i tagli alle redazioni e il potere degli investitori, il mestiere sul campo contro l’intelligenza artificiale, il lusso come simbolo del divario sempre più forte tra élite e popolo.
Il diavolo veste prada 2, di David Frankel, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci. (USA 2026, 120’). Giudizio: 3/5.