La difficile emancipazione di una giovane in tempo di guerra

Nominato sette volte ai Quartz, i premi del cinema svizzero attribuiti venerdì scorso a Zurigo, À bras-le-corps (titolo italiano: Lo sguardo di Emma) ne ha ottenuti soltanto due, nelle categorie miglior montaggio e miglior fotografia. Primo lungometraggio della regista neocastellana Marie-Elsa Sgualdo, il film ci porta nella Svizzera del 1943 e racconta il percorso di emancipazione di una giovanissima donna alle prese con la violenza e i costumi dell’epoca. La trama si svolge nei pressi della frontiera francese. La quindicenne Emma, domestica nella famiglia di un pastore, viene violentata da un giornalista di passaggio. Rimane incinta e vede così compromessi i suoi sogni di emancipazione - tra i quali quello di diventare infermiera.
Il personaggio di Emma, interpretato dalla giovane attrice francese Lila Gueneau, è sempre inquadrato molto da vicino dalla macchina da presa. Un’intenzione discussa con il direttore della fotografia, spiega la regista di La Chaux-de-Fonds Marie-Elsa Sgualdo in un’intervista. "Emma è un personaggio che non parla molto, che non sa ancora come esprimere a parole ciò che sta vivendo. Volevo essere il più vicino possibile alle sue emozioni, respirare insieme a lei", dice la regista, che continua: "Abbiamo lavorato a questo con Benoît Dervaux, un direttore della fotografia belga-svizzero, che ha collaborato in particolare con i fratelli Dardenne. Ha una grande sensibilità documentaria. Abbiamo alternato inquadrature fisse su binario e riprese con la macchina in spalla. Io stessa provengo da un cinema vicino alla realtà, sensibile al genere documentario". Interrogata sul legame con i suoi cortometraggi precedenti sulla condizione femminile, prosegue: "Non so se si tratti di un punto di arrivo, ma è sicuramente il proseguimento di una riflessione: che cosa significa l’indipendenza per una donna, e a quale prezzo? Insieme alla co-sceneggiatrice Nadine Lamari, abbiamo esplorato le storie delle nostre discendenze materne".
Un film sulla costruzione di sé Il progetto è nato sette anni fa. "Non è un film storico in senso stretto. È un film sulla costruzione di sé. Il contesto doveva essere corretto, ma non volevo cadere nella retorica", insiste la regista neocastellana che si interessa anche alle frontiere: "Crescendo vicina ad una di esse - come molti svizzeri - mi sono interrogata sulla neutralità. Volevo riflettere sulla Svizzera del 1943, circondata da Paesi in guerra, confrontata con le migrazioni". Ciò permetteva di porre una delle domande centrali del film: "A livello personale, cosa facciamo - o cosa non facciamo - quando assistiamo a ciò che accade intorno a noi, per rimanere in armonia con noi stessi?" Il personaggio del pastore, interpretato dall’attore francese Grégoire Colin, soffre di questa tensione: assistere passivamente agli eventi o, al contrario, prendervi parte scegliendo il proprio campo. Non ne uscirà indenne. Lui ed Emma, oppressi dalle convenzioni dell’epoca, si avvicineranno. Sulla portata contemporanea di questo percorso di donna, la regista aggiunge: "Il film può essere interpretato in modi diversi a seconda degli spettatori e delle spettatrici, ma parla di affermazione di sé, di consenso, di doveri coniugali e talvolta di stupro coniugale. Ricordare quanto sia stato difficile in passato non significa che oggi sia facile". Le riprese del film si sono svolte in gran parte a Romainmôtier (VD). "È stato difficile trovare ambientazioni realiste per l’epoca. Circa il 70% del film è stato girato nella regione in sette settimane a partire dal metà giugno 2024", precisa la regista. Presentato per la prima volta alla Mostra di Venezia (dove ha ricevuto una standing ovation) il lungometraggio è poi stato selezionato in decine di altri festival ed ora è in programmazione anche in Ticino.
À bras-le-corps (Lo sguardo di Emma), con Lila Gueneau, Grégoire Colin, Thomas Doret, Aurelia Petit, Sandrine Blancke (Svizzera 2025, 98’). Voto: 3/5.