Locarno Film Festival, è una diversità scelta con cura

«Il cinema ci ha sempre raccontato che il mondo c’era». Un mondo «appena al di là del rettangolo di luce sospeso nel buio della sala». È proprio questa, per Giona A. Nazzaro, la ragione più autentica per cui amiamo il cinema: la sua capacità di restituirci «le immagini della presenza del mondo», anche quando «i confini si restringono». Il cinema è ancora «la difesa ultima del mondo», un luogo in cui gli sguardi si incontrano e una comunità può riconoscersi, interrogare il presente e continuare a immaginare il futuro.
Una riflessione che attraversa anche il programma della 79. edizione del Locarno Film Festival (5-15 agosto), presentato questa mattina, per il secondo anno consecutivo, al LUMA Westbau di Zurigo, sede dell’omonima fondazione guidata dalla presidente del festival Maja Hoffmann. Un cartellone che, spiega ancora il direttore artistico, nasce intrecciando «sguardi e visioni, racconti e riflessioni», con l’obiettivo di restituire un mondo «magnifico, ma allo stesso tempo complesso e ferito»: attraversato da conflitti, ma ancora capace di aprirsi al desiderio di esistere insieme, come comunità.
Il ruolo della manifestazione
Saranno 233 i film proiettati, di cui 103 anteprime mondiali, selezionati tra le 7.759 opere pervenute, un numero record che rappresenta «un aumento del 21,5%», ha indicato Nazzaro. Un dato che «conferma il ruolo del Festival quale piattaforma per il cinema indipendente e le forme cinematografiche del futuro». Prima di entrare nel dettaglio, Nazzaro ha illustrato il principio che ne ha guidato la costruzione: quello di una «diversità scelta con cura», riprendendo un concetto espresso dalla presidente del festival Maja Hoffmann. Una formula che, nelle parole del direttore artistico, non significa accumulare titoli né inseguire una rappresentazione della varietà fine a sé stessa, ma implica un preciso lavoro di selezione: «Si guardano i materiali che si ricevono e la diversità non è fine a sé stessa: è la varietà dell’espressione umana in tutte le sue forme».
Il legame con il territorio
«Da quasi ottant’anni Locarno riesce a far convivere anime diverse: la ricerca artistica, il rapporto con il pubblico, la scoperta di nuove voci, la memoria del cinema e il legame con il territorio», ha sottolineato Raphaël Brunschwig, CEO del Locarno Film Festival. «Una convivenza fragile e preziosa, che richiede cura, indipendenza e coerenza. È proprio questa capacità di mettere in relazione film, autori e spettatori a trasformare un festival in un bene pubblico, accompagnando ciò che ancora deve trovare il proprio spazio».
Il festival si aprirà il 5 agosto in Piazza Grande con la prima mondiale di Les Yeux Verts di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh. Cinque anni dopo Gagarine, il duo francese torna a esplorare il confine tra realtà e immaginazione attraverso la storia di Chaya, una bambina irachena che vive con la famiglia in Francia in attesa di un visto per costruire una nuova vita. Quando il padre è costretto a partire, il fratello Nour cade in un misterioso stato di sonno. Una storia sulla migrazione e sulla forza dei sogni che mette al centro le ferite dell’esilio.
Le serate di Piazza Grande si apriranno giovedì 6 agosto con la doppia proiezione di Armony di Dario Albertini, con Valerio Mastandrea e Asia Argento, e Wild at Heart (Cuore selvaggio, 1990) di David Lynch. Venerdì 7 agosto spazio a Ich ist ein Anderer di Felix Randau e alla versione restaurata di Balla coi lupi (Dances with Wolves, 1990) di Kevin Costner, nella versione voluta dal regista con oltre trenta minuti di materiale inedito. Sabato 8 agosto toccherà a The Invite di Olivia Wilde, con Seth Rogen, Penélope Cruz ed Edward Norton, seguito da Taxi Driver (1976) di Martin Scorsese.
Tra gli altri appuntamenti figurano Paper Tiger di James Gray, già in concorso a Cannes, Frank & Louis della regista argoviese Petra Volpe, presentato al Sundance, e Congo Boy di Rafiki Fariala. Il programma comprende inoltre le prime mondiali Down the Arm of God di Peter Brunner, Il Cileno di Sergio Castro-San Martín, Demain je tombe amoureux di Martin Provost e il film di chiusura Ni vue, ni connue di Marc Fitoussi con Isabelle Huppert, Sandrine Kiberlain e Diane Kruger.
Il Concorso internazionale
Tra gli autori più attesi del Concorso internazionale figura il regista sudcoreano Hong Sang-soo (già Pardo d’oro nel 2015 con Right Now, Wrong Then), che presenterà Nowhere to Lay My Eyes, nel quale, secondo Nazzaro, «l’influenza di Éric Rohmer non è mai stata così evidente», accanto a O Jacaré di Basil Da Cunha, D’ici là di Sarah Leonor, Alberi erranti di Salvatore Mereu e Ketticè di Giovanni Tortorici. Nel programma non passa inoltre inosservata l’assenza di Radu Jude, autore significativo delle passate edizioni. Sulla Piazza Grande saranno infine presenti gli ospiti celebrati quest’anno dal festival: le attrici Virginie Efira, Isabella Rossellini e Asia Argento, il regista Darren Aronofsky, il produttore Sigurjón Sighvatsson e il truccatore e creatore di effetti prostetici Rick Baker.