Locarno79

Monica Bellucci premiata dalla giuria ma stroncata dalla critica: «Anche questo è il bello del cinema»

Gli Hateful Three hanno riunito i voti dei principali critici presenti a Locarno, trasformandoli in una bussola per il pubblico e raccontando un Pardo non sempre allineato con le scelte della giuria: «La nostra top 3 coincide con quella della critica, ma è interessante vedere quanto cambino i giudizi sullo stesso film»
Mattia Sacchi
16.08.2026 14:00

Le giurie scelgono i vincitori, i critici distribuiscono stelline. E non sempre i due mondi si parlano. A Locarno quest’anno lo si è visto bene: in alcuni casi i gusti si sono incontrati, in altri sono finiti agli estremi opposti. È il cortocircuito che emerge mettendo il palmarès del 79. Locarno Film Festival accanto alle pagelle raccolte durante il Pardo.

Il Pardo d’oro è andato a Nu e locul tău aici di Florin Șerban e qui giuria e critica sono vicine: con una media di 3,5 stelle su cinque, il film rumeno è al secondo posto tra quelli del Concorso internazionale. Altrove, però, le distanze aumentano.

Il caso più evidente è Ketticè di Giovanni Tortorici, che ha portato a Monica Bellucci il premio per la migliore interpretazione. Il film, però, è stato stroncato dai critici: 1,7 stelle di media, ultimo in classifica. Bellucci può essere stata l’elemento migliore di un’opera che non ha convinto praticamente nessuno, ma separare fino in fondo un’interpretazione (non pessima ma di certo non memorabile, ndr) da un film accolto così male non è semplice. Non è un caso che, alla cerimonia di sabato pomeriggio, gli unici - sebbene pochi - fischi siano stati rivolti all'annuncio della sua vittoria.

In cima alla classifica c’è invece Nun Dul Dega Eomne, con 4 stelle di media. Anche qui il verdetto della giuria ha in parte seguito quello dei critici: Hong Sang-soo ha infatti conquistato il Pardo per la migliore regia, uno dei riconoscimenti più prestigiosi del Concorso internazionale, mentre Kim Min-hee ha ottenuto il premio per la migliore interpretazione. Seguono nella graduatoria Nu e locul tău aici e Manhunt a 3,5, I Rarely Wake Up Dreaming a 3,3, Rehmat a 3,2 e O Jacaré a 3,1.

A rendere visibile questo campionato parallelo del Pardo sono stati gli Hateful Three. Durante il Festival, nei pressi dei cinema, le loro tabelle con le stelline dei critici sono diventate una bussola per gli spettatori, utile per orientarsi nell’oceano di titoli in programma.

Dietro l’iniziativa ci sono i ticinesi Edoardo e Ariele, che attraverso Instagramblog e podcast raccontano il cinema con competenza, ironia e senza girarci troppo attorno. Su Instagram condensano le recensioni in quattordici secondi, mentre blog e podcast permettono loro di allargare il discorso.

«Era un’idea che avevamo da diversi anni, vedendo quello che viene già fatto a Venezia, Cannes e Berlino. Ci siamo detti: cerchiamo di creare anche noi le stelline dei critici». Per farlo hanno coinvolto firme ticinesi, svizzere ed europee, «dai principali quodiani ticinesi a Le Monde, il Manifesto e ovviamente Mereghetti del Corriere della Sera. Ogni giorno mandavamo un sondaggio e l’impegno era semplicemente valutare il film da mezza stella a cinque stelle. Poi pubblicavamo su Instagram la tabella aggiornata».

Una fotografia a caldo del Concorso internazionale che, alla fine, racconta un’edizione senza giudizi troppo uniformi. «Le medie non sono altissime. Quella più alta è di quattro stelle, che è comunque molto alta. Direi che il concorso è piaciuto, magari senza il capolavoro, ma con una certa qualità».

E, almeno questa volta, i loro gusti si sono avvicinati parecchio a quelli della critica. «Siamo abituati alle stelline di Venezia e di solito non siamo quasi mai d’accordo. Qui invece ci troviamo quasi completamente concordi: la top 3 dei critici equivale alla nostra top 3».

Le differenze, semmai, emergono guardando alla provenienza di chi vota. «Ci sono film che la critica italiana ha votato molto alto e quella francese molto basso. È interessante vedere come zone diverse d’Europa votino in modo diverso lo stesso film». Ma senza costruirci sopra troppe teorie: «Se penso alla critica francese, hanno votato bene un francese», scherzano. «Però quella italiana non necessariamente ha votato bene soltanto i film italiani. È difficile tirare delle somme».

E i critici ticinesi? «Molto attivi, hanno visto tutti i film. Sono stati molto onesti e sinceri: sono passati da alcuni film con una stella ad altri con quattro o quattro stelle e mezzo. Non sembra si siano fatti influenzare troppo dalla provenienza delle produzioni».

C’è poi una caratteristica che rende queste valutazioni particolari: «Sono voti a caldo. Se adesso tornassimo indietro magari alcuni li cambieremmo con il tempo e con le discussioni. Il bello delle stelline è proprio che esci dal film e voti senza pensarci due volte». Quest’anno mancava uno storico con cui fare confronti, «ma da adesso abbiamo creato un precedente».

Le stelline, però, sono solo una parte del lavoro degli Hateful Three. «Seguiamo molti festival: principalmente Berlino, Locarno, Venezia, Cannes, se riusciamo, e qualche piccolo festival in Svizzera. Facciamo recensioni di quattordici secondi su Instagram, abbiamo un blog dove scriviamo recensioni più lunghe e da poco anche un podcast, soprattutto sui festival o sugli Oscar».

Un’attività diventata più impegnativa soprattutto nell’ultimo anno. «Da Locarno dell’anno scorso abbiamo cercato di avere una presenza durante tutto l’anno. Tra estratti del podcast, recensioni e contenuti ci prende molto tempo». Da Cannes hanno cercato di fare un passo ulteriore: «Abbiamo provato a professionalizzare un po’, fare video e recensioni più seri, senza snaturarci». Anche le stelline hanno richiesto mesi di preparazione: «Da marzo, aprile, mandavamo mail per convincere i giornalisti a partecipare. Siamo molto soddisfatti del risultato».

Il loro modo di raccontare il cinema passa anche da un rapporto poco reverenziale con la parola «critico». «Io non mi sento un critico cinematografico, perché non lo sono. Però è vero che facciamo critica dei film. O bisogna trovare una nuova parola, oppure cambiare la concezione di quella che abbiamo».

Lo stesso vale per i festival, spesso percepiti come mondi chiusi. «Sembrano eventi per critici o cinefili incalliti, ma tutti possono andare al Festival, guardarsi un film e trarne le proprie conclusioni». E Locarno, rispetto ad altri grandi appuntamenti, ha una particolarità: «I film di Venezia o Cannes bene o male poi escono al cinema. Qui invece alcuni film li vedi in quel momento e, se hai fortuna, in replica. Altrimenti li hai persi».

È anche per questo che, dopo dieci giorni di proiezioni, stanchezza e stelline, il senso del loro lavoro resta molto semplice. «Quello che piace a noi è che il cinema è per tutti. Piace o non piace. L’importante è vedere, farsi la propria idea e non c’è bisogno di insultare o distruggere per forza, basta dirlo».

LA CLASSIFICA DI HATEFUL THREE DEI FILM DEL CONCORSO INTERNAZIONALE 

  • Nun Dul Dega Eomne — 4,0
  • Nu e locul tău aici — 3,5
  • Manhunt — 3,5
  • I Rarely Wake Up Dreaming — 3,3
  • Rehmat — 3,2
  • O Jacaré — 3,1
  • Thính Giác — 3,0
  • Violence du corps de l'autre — 2,9
  • D'ici là — 2,7
  • Brave New Love — 2,7
  • A Margem do Rio — 2,6
  • Alberi Erranti — 2,5
  • The House on the Moon — 2,5
  • Princesa Burro — 2,4
  • Objet A — 2,3
  • Lejos de los árboles — 2,2
  • Ketticè — 1,7
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