Monica Bellucci, una diva a Locarno

Monica Bellucci arriva a Locarno e, per qualche ora, la città sembra adeguarsi al suo ritmo. La mattina fa colazione in pasticceria, dove la descrivono come «molto disponibile e gentile», con «un’aura di eleganza e femminilità» che traspare anche lontano dai riflettori. Alla prima di Ketticè – il secondo film del palermitano Giovanni Tortorici (Diciannove, 2024) presentato sabato in concorso internazionale –, la diva prova a non prendersi la scena, meritata (a suo dire) dal regista trentenne e dai giovani attori protagonisti, Salvatore Gallina e Rachele Testagrossa. Ma il pubblico è lì per lei. Lo dimostra la fila all’esterno del Palexpo/FEVI, infinita, tanto da ritardare l’inizio della proiezione e a costringere gli organizzatori ad aprire anche la tribuna. E lo dimostra pure l’affluenza all’incontro con il pubblico (Q&A), dopo la proiezione.
L’attrice, sul divanetto, indossa un completo total denim chiaro, occhiali da sole e tacchi altissimi. «Grazie a tutti per essere qui (allo Spazio Cinema, ndr.) nonostante il caldo terribile», dice. Lei, intanto, resta impassibile dentro la sua giacca. Spiega di avere amato il suo personaggio – la madre di Giulio, sedicenne la cui vita nel 2012 si divide tra scuola, canne, primi amori, Facebook e serate, il tutto condito da un'apatia insopportabile – poiché scritto «con una grande dose di sarcasmo»: «È una donna triste e arrabbiata. Ma tutto è affrontato con ironia, in situazioni tragicomiche. Io arrivavo sul set con il pigiama, le ciabatte e il coltello in mano. Mi sono divertita molto».
A una domanda spiazzante dal pubblico – «Se l'universo iniziasse ora e lei fosse la prima Eva, chi sceglierebbe come Adamo per dare il via all'umanità?» – Bellucci risponde, dopo una breve esitazione, con perplessità: «Più che altro posso dire con che cosa non inizierei: la violenza. La violenza non esisterebbe se io avessi questo potere. Ma non ce l’ho». «Lei ha un grande potere, invece, mi creda», replica lo spettatore. E la diva, per una volta, resta decisamente stranita.
Il suo personaggio, sul grande schermo, è quasi caricaturale: urla e sbraita, una madre e moglie afflitta da una situazione che considera senza uscita ma che è, in fondo, una gabbia anche un po’ dorata. «È il prodotto di una cultura, prigioniera di un ruolo sociale e della sua educazione», spiega l'attrice. «Fa la matta, ma non incute paura a nessuno. Tutti sanno che non avrà il coraggio di prendere una decisione e una strada diversa da quella che percorre. È una donna piena di amarezza, che ha dimenticato la sua femminilità. Non sta più attenta al suo corpo, mangia le merendine sul divano, indossa un reggiseno sformato, umilia il figlio e si fa umiliare. Un’interpretazione totalmente nuova, per me», ammette.
La sera, sul red carpet, cambia tutto: abito nero e pizzo, Monica Bellucci si presta agli scatti dei fotografi, al tradizionale autografo su videocamera e si dirige al suo posto, sotto le stelle.
