Olivia Wilde: «La commedia può rendere più leggero il peso delle relazioni»

«I rapporti tra le persone sono impossibili in qualsiasi lingua». È una delle idee da cui Olivia Wilde è partita per The Invite, film proiettato sabato sera in Piazza Grande. La pellicola, diretta e interpretata dalla regista statunitense, è un adattamento in lingua inglese del film spagnolo The People Upstairs (Sentimental), scritto e diretto da Cesc Gay. Al centro della storia ci sono Joe e Angela – una coppia il cui matrimonio è in crisi – e i vicini del piano di sopra, invitati a cena in una serata destinata a prendere una direzione imprevedibile. Wilde divide lo schermo con Seth Rogen, Penélope Cruz ed Edward Norton.
«Quando la versione inglese (della commedia teatrale Los vecinos de arriba di Cesc Gay, poi adattata dallo stesso regista per il cinema, ndr.) è arrivata sulla mia scrivania, ho pensato che ci fosse qualcosa di universale in quella storia, qualcosa di interessante per tutte le culture. Ho apprezzato il suo umorismo, ma anche il fatto che parlasse di quanto sia difficile stare in relazione con qualcuno e crescere insieme», ha spiegato Olivia Wilde di fronte ai giornalisti, a poche ore dalla proiezione. The Invite è, però, anche un film sul desiderio di cambiare vita e diventare qualcun altro. «Abbiamo la tendenza a dare al nostro partner la colpa della nostra infelicità. Ma questa storia parla anche di come si possa perdere il contatto con chi siamo e capire che, forse, è stata una nostra scelta. Quando ti svegli in una vita che non ti piace più, non puoi dare la colpa a nessuno. È come se avessi tradito te stesso».
Le riprese seguendo l'intreccio
I quattro personaggi rappresentano altrettanti modi di affrontare l’identità all’interno di una coppia. Per costruire rapporti credibili tra loro, Wilde ha scelto di trasformare la lavorazione in una sorta di laboratorio: due settimane di workshop con il cast, poi le riprese in ordine cronologico. «Non è stata l’esperienza tipica in cui un attore prende un ruolo, fa la sua parte e poi torna a casa. Ognuno cercava di dare qualcosa a partire dal proprio DNA. La sceneggiatura si è trasformata durante le prove e il film ci ha detto quello che voleva essere».
La regista paragona il gruppo a un quartetto jazz: «Abbiamo trovato insieme un ritmo e un’armonia. C’era alchimia. Non so se sia qualcosa che si può creare: bisogna avere la fortuna di trovarla». E aggiunge: «Penélope ha reso il suo personaggio molto specifico, mentre Edward lo ha trasformato. Seth ha capito come renderlo insopportabile, vulnerabile e adorabile allo stesso tempo. Ha trasformato la sua vulnerabilità in rabbia. Per me è stata una vera lezione».
La lavorazione in ordine cronologico (seguendo l'intreccio) ha permesso anche di seguire lo spostamento del tono, dalla commedia alla parte più drammatica. «La vita è tragedia, è commedia. Alla fine siamo esseri umani e questo esperimento di coesistenza e convivenza non è facile da raccontare. Ma quando condividi la vergogna di aver fallito in una relazione, il peso diventa più leggero e magari si riesce anche a ridere».
È anche per questo che Wilde ha difeso con convinzione l’uscita al cinema. «La commedia è particolarmente indicata per essere vista insieme. È un’antica tradizione riunirsi e ridere». La regista ha inoltre lottato per girare il film in 35 millimetri e per evitare che arrivasse direttamente in streaming. «Volevo che il pubblico potesse vivere questa esperienza insieme. Sono stata fortunata: i finanziatori mi hanno permesso di prendere questa decisione e i distributori credevano davvero nel fatto che un film debba essere visto al cinema».
L'emozione di Piazza Grande
The Invite è stato presentato in anteprima mondiale il 24 gennaio 2026 al Sundance Film Festival. E a Locarno, davanti allo schermo prendono posto quasi 7.000 persone. «Finora l’ho visto in cinema abbastanza piccoli. Non riesco a credere che lo vedrò in Piazza Grande. Sono davvero emozionata».
Anche il finale, inizialmente più definito nella mente della regista, si è aperto al confronto con il pubblico. «Pensavo che fosse la fine di un matrimonio. Poi ho iniziato a chiedermi se due persone possano avere rapporti diversi con la stessa persona e se una relazione possa ricominciare. Una parte del pubblico pensa che quella coppia sia finita, un’altra che possa ripartire. Questa discussione mi ha commossa». E conclude: «Ero più cinica prima di fare questo film. Ora ne sono uscita più ottimista».
