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Per UBS i giurati più importanti sono in Piazza Grande: «Lasciamo scegliere al pubblico»

A poche ore dal Prix du Public, il CEO di UBS Ticino Luca Pedrotti racconta 45 anni di rapporto con il Pardo e guarda al futuro del Leopard Club: «Vogliamo coinvolgere maggiormente i giovani»
Mattia Sacchi
15.08.2026 06:00

Quarantacinque anni insieme, in un mondo nel quale sponsor e partnership cambiano spesso insieme alle strategie aziendali, rappresentano quasi un’anomalia. Quello tra UBS e il Locarno Film Festival è uno dei rapporti più longevi del Pardo e domani sera tornerà in primo piano con uno degli appuntamenti più attesi dell’ultima serata in Piazza Grande: l’assegnazione del Prix du Public UBS, dal 2000 l’unico premio ufficiale del Festival deciso direttamente dagli spettatori.

«Quasi mezzo secolo insieme non possono nascere per caso e non possono essere basati unicamente su un contratto di collaborazione o economico. Ci deve essere molto di più», spiega Luca Pedrotti, CEO di UBS Ticino. «Per noi è innanzitutto un’occasione per dimostrare quanto siamo vicini alla cultura e quanto crediamo che la cultura sia un elemento importante della nostra società».

Una relazione tanto lunga non significa essere sempre d’accordo. «Ci vuole molto dialogo e soprattutto condivisione di valori. In 45 anni qualche discussione o qualche divergenza ogni tanto nasce, ma è attraverso il dialogo che si trovano le soluzioni».

Pedrotti tiene però a fissare un confine preciso tra il ruolo del partner e quello del Festival. «Una cosa mi preme sottolinearla: per UBS il programma artistico non è mai stato un tema di discussione. Non rientra nelle nostre corde e non è una nostra responsabilità. Possiamo confrontarci sulle nuove tecnologie, sull’innovazione e sulla condivisione degli obiettivi, ma certamente non sulle scelte artistiche».

Naturalmente la partnership ha anche un ritorno per la banca. «Quello d’immagine è molto importante, perché la visibilità del Festival non si ferma a questa regione e nemmeno ai confini nazionali. UBS è una banca globale ed evidentemente anche le nostre partnership di un certo livello devono avere una risonanza globale». In Ticino si aggiunge una dimensione più diretta: «Il Festival è un’occasione straordinaria. Organizziamo diverse attività alle quali partecipano i nostri clienti e sono sempre momenti molto speciali e apprezzati».

Il Prix du Public rappresenta probabilmente il punto in cui questa collaborazione incontra più direttamente gli spettatori. «L’obiettivo è proprio dare voce a Piazza Grande. È l’unico premio assegnato da una giuria di non professionisti: è il pubblico a esprimere la propria opinione. L’idea nasce per valorizzare questa Piazza, che è il cuore pulsante del Festival e che durante queste dieci serate ci invidiano in tutto il mondo».

Una giuria popolare che negli anni, secondo Pedrotti, ha dimostrato anche un certo fiuto. «Se guardiamo agli ultimi vent’anni, alcuni dei film scelti hanno poi avuto un grandissimo successo, arrivando persino a vincere qualche Oscar». Non sempre, però, il risultato ha coinciso con i suoi gusti. «Il pubblico a volte sorprende. D’altra parte uno degli elementi importanti di Locarno è proprio la diversità di pensiero e delle tematiche portate in Piazza. I gusti sono veramente variegati. Ammetto che ogni tanto mi sono trovato a dover premiare film che, personalmente, facevo fatica a comprendere. Ma fa parte del gioco, anzi lo arricchisce».

Pedrotti vive però il Festival anche da un’altra prospettiva, come membro del board del Leopard Club. Fondato nel 2008, il Club riunisce donatori che attraverso il proprio contributo forniscono un ulteriore sostegno economico al Pardo. Durante il Festival ha il proprio punto d’incontro nella Leopard Club Lounge al PalaCinema e offre ai membri la possibilità di accedere in maniera privilegiata ad alcuni momenti della manifestazione.

«La priorità principale è fungere da ulteriore supporto economico a favore del Festival. Questo è lo scopo fondamentale del Leopard Club», sottolinea Pedrotti. «Poi, grazie alla presenza di persone che arrivano da ambienti, industrie, città e Paesi diversi, diventa anche un’occasione di networking estremamente significativa».

Una dimensione inevitabilmente esclusiva, che Pedrotti preferisce però leggere soprattutto come occasione di incontro. «Deve essere e deve rimanere un luogo d’incontro. Ci sono amanti del cinema e ci sono amanti del Locarno Film Festival. Durante queste serate si può veramente incontrare di tutto».

Il Club è legato anche al Leopard Club Award, riconoscimento nato nel 2013 con Faye Dunaway e assegnato negli anni a personalità come Mia Farrow, Andy Garcia, Adrien Brody, Meg Ryan, Hilary Swank, Stellan Skarsgård, Irène Jacob ed Emma Thompson. Quest’anno è stata premiata Virginie Efira.

Oggi i membri sono circa 90 e l’obiettivo è aumentare il loro numero. «Vogliamo superare la soglia dei cento membri e soprattutto attrarre maggiormente le nuove generazioni. Abbiamo bisogno di persone nuove, anche giovani, perché sono loro che possono aiutarci a continuare a innovare e a portare nuove idee».

Una sfida sulla quale il board sta già lavorando. «Stiamo riflettendo su come coinvolgere maggiormente i giovani, come attrarli e renderli interessati a partecipare a questo momento che si vive insieme».

Intanto quest’anno è cambiata anche la sede del Club, sempre in Largo Zorzi. «Stiamo facendo delle valutazioni. Tutti hanno apprezzato il fatto che la sala sia climatizzata: con le temperature di queste settimane è stato un valore aggiunto notevole». La posizione è più appartata rispetto a quella precedente, «ma ci permette di avere maggiore discrezione e anche momenti d’incontro privilegiati».

Il prossimo passaggio sarà l’ottantesima edizione del Locarno Film Festival. «Stiamo pensando a come rendere ancora il Club e le sue attività più attrattivi e accattivanti». Un anniversario sul quale le aspettative, non soltanto all’interno del Leopard Club, sono già alte: «Ottant’anni sono un compleanno fondamentale, un compleanno importante. Tutti si aspettano grandi cose. Ce le aspettiamo anche noi».

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