Quei giovani registi francesi che cambiarono il cinema

Uno dei miti del cinema contemporaneo, forse il più magnificato a livello intellettuale ma in una certa misura anche il più misconosciuto e controverso, è senz’altro il regista franco-svizzero Jean-Luc Godard, scomparso nel 2022 all’età di 92 anni. Dopo diversi omaggi tributatigli post mortem, all’ultimo Festival di Cannes (dove il nome di Godard assume spesso connotazioni divine) è toccato a Richard Linklater (uno dei cineasti americani più cinefili in assoluto) portare in concorso il suo nuovo lungometraggio Nouvelle Vague: una deliziosa commedia che fa rivivere l’ambiente che si respirava nella Parigi del 1959 attorno ai «Cahiers du Cinéma» e ai suoi giovani critici irriverenti e provocatori che - dopo aver contribuito in maniera determinante a demolire quello che veniva definito le cinéma de papa - non vedevano l’ora di passare all’azione, cioè di cimentarsi dietro la macchina da presa.
Truffaut, Chabrol e gli altri
Nel film compaiono quindi François Truffaut, Claude Chabrol, Eric Rohmer e, appunto, Jean-Luc Godard (interpretato da Guillaume Marbeck), ambizioso e frustrato, che sarà l’ultimo della «banda dei Cahiers» a compiere il grande balzo girando A bout de souffle (titolo italiano: Fino all’ultimo respiro) con Jean Seberg (che ha il volto della californiana Zoey Deutch) e Jean-Paul Belmondo (Aubry Dullin). Nouvelle Vague (che è anche il titolo di un’opera di Godard del 1990) racconta la preparazione e le riprese del film, utilizzando dei giovani e sconosciuti attori francesi che per somigliare (quasi) come gocce d’acqua ai modelli che incarnano ne hanno assorbito in maniera totale il modo di muoversi e di esprimersi. A fianco degli eccellenti Guillaume Marbeck e Aubry Dollin spicca la prova di Zoey Deutch che dà vita a una Jean Seberg altrettanto introversa e generosa dell’originale. Così facendo, Richard Linklater evita di scadere nel macchiettismo che aveva caratterizzato un precedente film sul percorso artistico di Godard (Le Redoutable di Michel Hazanavicius del 2017), in cui a interpretare il cineasta era un imbarazzante (e imbarazzato) Louis Garrel. Come afferma lo stesso autore texano, Nouvelle Vague non è un biopic su Godard, bensì un film su un gruppo di giovani (tutti avevano all’epoca meno di 30 anni) che scopre un nuovo modo di fare cinema: più libero e molto meno costoso della norma, basato sull’improvvisazione come il jazz e proprio per questo totalmente rivoluzionario. Per essere soddisfatto, al regista di Austin, che ha sempre avuto nel mirino il pubblico giovane - come ha dimostrato tra l’altro con il suo innovativo Boyhood del 2014 - basterebbe che un gruppo di ragazzi, dopo aver visto il suo film (e magari essersi goduti anche A bout de souffle), riscoprisse la semplicità del cinema e si cimentasse a girare un film proprio come fecero Godard & co. nel 1959. Al di là di ciò, Nouvelle Vague è una commedia dal ritmo serrato e dai dialoghi frizzanti, che ha tutte le carte in regola per piacere non solo ai nostalgici di un cinema che ha fatto epoca.
Un’occasione da non perdere
In concomitanza con l’uscita di Nouvelle Vague, in alcune sale (come ad esempio l’Iride di Lugano e l’Otello di Ascona) viene distribuito dopo 65 anni anche A bout de souffle, il capolavoro dell’esordiente Godard di cui si può seguire la genesi nel film di Linklater. Un’occasione da non perdere assolutamente per scoprire uno dopo l’altro (entrambi in versione originale con sottotitoli) l’originale - che non ha perso nulla del suo smalto - e il Making Of contemporaneo, fantasioso ma non troppo. Le avventure tra il tragico e lo sfrontato del «bandito per gioco» Michel Poiccard e della dolce ed assennata venditrice di giornali e studentessa di giornalismo Patricia (Seberg) in una Parigi come non la si era mai vista fino ad allora continuano a sedurci e ad emozionarci. A bout de souffle è l’incontrovertibile manifesto di un nuovo modo di fare e di concepire il cinema, nonché lo spettacolare debutto di un autore la cui carriera ha tuttavia seguito un percorso molto movimentato, tra alti e bassi, luci ed ombre.
«Nouvelle
Vague» Regia di Richard Linklater. Con Guillaume Marbeck, Zoey Deutch, Aubry
Dullin, Adrien Rouyard, Antoine Besson (Francia-USA 2025, 106’).
«A bout de
souffle» Regia di Jean-Luc Godard. Con Jen-Paul Belmondo, Jean Seberg, Daniel
Boulanger, Jean-Pierre Melville (Francia 1960, 87’).
