Rappresentare della senilità al di là degli stereotipi

La vecchiaia, nel cinema, è stata a lungo imprigionata in due immagini ricorrenti: il declino del corpo e la nostalgia del passato, raramente come un tempo ancora aperto al desiderio e alla trasformazione. Con Calle Málaga, ultimo film della regista e sceneggiatrice marocchina Maryam Touzani, presentato a Venezia82, questo sguardo si sposta e prende forma nel corpo e nella quotidianità di María Ángeles, una donna di 79 anni che vive da sola a Tangeri e difende con ostinazione la propria casa, la propria memoria e, progressivamente, la possibilità di continuare a desiderare. La sua esistenza, fatta di rituali quotidiani e di una relazione viscerale con la città, viene interrotta dall’arrivo da Madrid della figlia Clara, decisa a vendere l’appartamento in cui la madre ha sempre vissuto. Da quel momento il film si costruisce come una resistenza silenziosa: María Ángeles non accetta la sottrazione del proprio spazio e inizia una battaglia concreta per trattenerlo, recuperando gli oggetti di una vita intera. La casa diventa così il vero centro del film, come un archivio emotivo. Ogni oggetto, dalla sedia a dondolo al giradischi, diventa una traccia tangibile di un passato che rischia di essere cancellato. Quando questi elementi vengono dispersi, la perdita assume un carattere quasi fisico. Recuperarli significa ricomporre se stessi, ricostruire una continuità interrotta. Il gesto di recuperarli diventa un atto di resistenza e, al tempo stesso, l’inizio di un percorso di rinascita. Questo processo di sottrazione e ricomposizione rimanda a una dimensione più ampia, profondamente legata alla biografia della regista.
Maryam Touzani costruisce il film come una lettera d’amore a Tangeri, città in cui è cresciuta, ma che è anche spazio della memoria materna. Calle Málaga, che appartiene alla realtà, rimanda inoltre all’appartamento della nonna, inserendo nel racconto una continuità che attraversa generazioni e identità culturali. In questo contesto Tangeri emerge come una soglia, sospesa tra Europa e Africa, attraversata da lingue e culture, ma anche stratificata, a lungo abitata da comunità europee, arabe ed ebraiche, e diventata nel Novecento luogo di convivenze e immaginari. Nel film non è un semplice sfondo, ma una presenza viva, quasi un personaggio, che riflette e amplifica il percorso della protagonista.
Uno degli aspetti più incisivi del film è la rappresentazione della vecchiaia, non più confinata a una visione stereotipata, ma osservata come una condizione ancora attraversata da trasformazione e desiderio. María Ángeles non è una figura residuale, ma un corpo pienamente presente, capace di agire, resistere e ridefinirsi. Il film mette inoltre in discussione uno dei temi più rimossi del nostro immaginario: quello della sessualità in età avanzata. Le scene di intimità sono costruite con delicatezza, cercando una distanza che restituisca verità al corpo e al tempo che lo attraversa. «Ho voluto sublimare la vecchiaia: non solo mostrarla, ma restituirle dignità e bellezza. I corpi che invecchiano, soprattutto quelli femminili, sono ancora poco rappresentati al cinema. È importante che personaggi come María Ángeles esistano sullo schermo, perché ci costringono a rivedere i nostri schemi e a guardare l’altro senza semplificazioni», ha spiegato la regista. Decisiva è l’interpretazione di Carmen Maura, che dà forma a María Ángeles come a un corpo segnato dal tempo ma ancora attraversato da una vitalità inattesa.
Accanto alla casa, anche altri luoghi assumono un forte valore simbolico. Il cimitero cristiano di Tangeri, che la protagonista frequenta regolarmente, diventa uno spazio di memoria e continuità. Le tombe abbandonate raccontano la storia della comunità spagnola, progressivamente scomparsa. Eppure María Ángeles continua a visitarle, sostando accanto ai suoi cari e a sconosciuti, per mantenere vivo un legame che resiste alla scomparsa. In questo gesto si condensa una delle idee più profonde del film: la possibilità di restare in relazione con ciò che scompare. Calle Málaga diventa una riflessione sulla possibilità di rinascere continuamente. Non un’eccezione, ma una possibilità che attraversa il tempo. Finché il corpo resiste, sembra suggerire il film, anche la vita può ancora ricominciare.
Calle Málaga, di Maryam Touzani, con Carmen Maura, Marta Etura, Ahmed Boulane (Mar/Fr 2025, 117’). Giudizio: 3/5.