Ridley Scott e la fine del mondo

Non demorde, a 88 anni, il regista britannico Ridley Scott, che continua a dimostrare un’energia creativa invidiabile, anche con progetti che potrebbero intimidire colleghi molto più giovani, come abbiamo avuto modo di vedere due anni or sono con Il gladiatore II, forse non travolgente quanto il capostipite ma comunque uno spettacolo molto efficace, riconoscibilmente figlio del cineasta che ha pensato in grande sin dagli esordi, sbalordendo critica e pubblico con una tripletta del calibro de I duellanti, Alien e Blade Runner. E anche quando pensa – relativamente – in piccolo, la potenza visiva è senza eguali, come nel caso di questo The Dog Stars, adattamento del romanzo distopico di Peter Heller dato alle stampe nel 2012. Un progetto che, tra l’altro, Scott ha girato quasi come ripiego per ammazzare il tempo mentre era bloccato un altro lungometraggio che ha in cantiere, ossia la biografia dei Bee Gees.
La storia si svolge negli Stati Uniti, per l’esattezza nel Colorado, anche se le riprese si sono svolte principalmente in Italia, sulle Dolomiti e in Abruzzo, mentre per gli interni Scott si è servito degli stabilimenti di Cinecittà a Roma. Un misterioso morbo ha debellato gran parte della popolazione, compresa la moglie del solitario Hig (Jacob Elordi, che si sta dimostrando sempre più valido al cinema dopo essersi allontanato dai ruoli più banalmente romantici o dal target giovanile), che da allora si intrattiene essenzialmente solo con il suo cane Jasper e con il burbero Bagley (Josh Brolin, brontolone carismatico), un fanatico delle tecniche di sopravvivenza e coinquilino del protagonista nell’aeroporto abbandonato che i due chiamano casa. Hig fornisce regolarmente provviste a una comunità religiosa che vive nei paraggi, ma per il resto i contatti con il mondo esterno sono fondamentalmente pari a zero, anche se si vocifera di una potenziale città-santuario tra le montagne. Bangley non si fida di nessuno, mentre Hig non ha ancora rinunciato alla compassione, un dettaglio di non poco conto quando si imbatterà in un gruppo di cui fanno parte l’ex-soldato Pops (Guy Pearce, perfettamente calato nei panni del veterano disilluso) e la di lui figlia Cima (Margaret Qualley, l’anima radiosa che rappresenta la componente più ottimista di un universo votato al cinismo). Riusciranno a coesistere pacificamente in un mondo sempre più in preda alla crudeltà?
Tra gli splendidi paesaggi alpini che restituiscono una certa idea di frontiera americana, le scene d’azione (in particolare una che coinvolge un velivolo) e gli intensi primi piani che trasmettono il dolore dei protagonisti (in particolare Brolin e Pearce, volti di una generazione che più di tutte le altre si ricorda del mondo che non c’è più), l’acume visivo di Scott resta il principale punto di forza del suo cinema (e lo era anche per il compianto fratello Tony, al punto da rendere vacua qualsiasi discussione su chi fra i due fosse il più bravo). Per questo tendono a lasciare il segno anche i suoi progetti più discontinui, in particolare quelli dove la componente formale deve compensare le lacune di sceneggiatura, e The Dog Stars, per quanto efficace come divertimento di genere, rientra in questa categoria per via di un lavoro di adattamento che per esigenze di spettacolo altera le parti più affascinanti del romanzo (il ruolo di Jasper, e una sottotrama che sullo schermo si traduce in una presenza – quella di Allison Janney – troppo sopra le righe nel contesto generale della recitazione del cast), banalizzandole in modo stereotipicamente hollywoodiano. Per citare quanto udito da un collega al termine della proiezione stampa a Zurigo, è un po’ come una stagione della serie The Walking Dead compressa in due ore, ma senza gli zombie. Il che però non è interamente negativo perché, come ricorderà chi seguiva quello show sui cadaveri rianimati che è andato avanti troppo a lungo, la compressione narrativa elimina tutti i tempi morti che appesantivano i singoli episodi e l’andamento complessivo della stagione. Qui si tratta di due ore pulite, forse eccessive in alcuni punti in base a logiche commerciali (forse anche per favorire gli algoritmi delle piattaforme che fagociteranno il film una volta concluso il passaggio in sala), ma comunque capaci di intrattenere il giusto.
The Dog Stars - Le stelle dopo la fine di Ridley Scott, con Jacob Elordi, Margaret Qualley e Josh Brolin (USA 2026/ 118 minuti). Giudizio: 3/5.