Cinema

Scream, trent’anni di omicidi «telefonati» su grande schermo

Anche nelle sale ticinesi settimo capitolo del franchise horror creato da Kevin Williamson, che nel 2026 festeggia sei lustri di vita
La saga di «Scream» ha preso il via nell’ormai lontano 1997.
Max Borg
12.03.2026 06:00

Chi era l’assassino in Venerdì 13?», recitava la domanda a trabocchetto con cui, nel 1996, il serial killer soprannominato Ghostface, vestito di nero con una maschera bianca che si ispira al quadro di Munch noto come L’urlo, si presentò al pubblico. Era l’incipit di Scream, dove Drew Barrymore veniva tormentata al telefono dal misterioso psicopatico, il quale si diverte sempre a prendersi gioco delle vittime con un quiz a tema horror. Un film consapevole del suo essere parte di un sottogenere, lo slasher, ormai usurato e da rinnovare, cosa che lo sceneggiatore Kevin Williamson e il regista Wes Craven (già maestro del brivido in quanto creatore di Freddy Krueger, e che in Scream si concede un cameo indossando proprio gli abiti del celebre personaggio da incubo) fecero col sorriso sulle labbra, firmando una pellicola dove i giovani protagonisti parlavano delle regole per sopravvivere in un horror mentre venivano a loro volta presi di mira da un assassino altrettanto esperto.

Un successo clamoroso, che trasformò le vicissitudini di Sidney Prescott (Neve Campbell) in una vera e propria saga, con Scream 2 (1997) nelle sale appena un anno dopo l’uscita del predecessore, un calendario di lavorazione che presumibilmente influì soprattutto sulla scrittura di Williamson, che nel medesimo periodo preparava anche Dawson’s Creek. Lì si ragionava sui seguiti, con tanto di scena in cui, durante un corso universitario sul cinema, gli studenti dibattono su un interrogativo vecchio quasi quanto la stessa Hollywood: esistono dei sequel all’altezza dell’originale, se non addirittura migliori? Per non parlare dei famigerati numeri tre, tra cui appunto Scream 3 arrivato nelle sale nel 2000. Penalizzato dal periodo in cui usciva (a seguito della strage scolastica di Columbine, avvenuta in quel periodo la violenza fu notevolmente annacquata) e da problemi dietro le quinte (Williamson fu sostituito da un altro sceneggiatore e alcuni degli attori avevano disponibilità limitate), è generalmente ritenuto il capitolo più debole del ciclo originale, anche se la sottotrama su un produttore che violenta le attrici è ora vista come profetica alla luce della caduta in disgrazia di Harvey Weinstein, che partecipò al finanziamento della trilogia e del successivo Scream 4 (2011), l’ultimo uscito prima del suo arresto. Anche l’ultimo diretto da Craven, stroncato da un tumore al cervello nel 2015, lo stesso anno in cui il franchise, coerentemente con l’aria dei tempi, migrava in tv (solo che, per questioni legate ai diritti, il killer aveva un nuovo look e una voce diversa).

La ventata di freschezza è arrivata nel 2022 con Scream, privo di numero cardinale poiché la componente satirica riguardava il filone dei legacyquel (seguiti che escono a distanza di anni e dove il cast originale passa il testimone ad attori più giovani), con una riflessione aggiuntiva sul rapporto a volte deleterio che i fan, soprattutto quelli eccessivamente attivi online, possono avere con le loro saghe preferite (da antologia la battuta su Rian Johnson, ancora oggi nemico giurato degli appassionati più conservatori di Star Wars per aver girato Gli ultimi Jedi). E poi, un anno dopo, Scream VI, sempre con la regia di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett (prossimamente di ritorno in sala con Finché morte non li separi 2) e sempre incentrato sulla nuova generazione, incarnata dalle attrici Melissa Barrera e Jenna Ortega. Che purtroppo non appaiono nel nuovo episodio, segnato da controversie dietro le quinte poiché Barrera è stata rimossa dal film per le sue posizioni filopalestinesi e Ortega se n’è andata in segno di solidarietà.

Scream 7: un urlo stanco e un po’ deludente

Sarà l’atto conclusivo della serie?
Sarà l’atto conclusivo della serie?

Doveva essere il capitolo conclusivo della trilogia dedicata a Sam Carpenter e invece Scream 7 torna alle origini, riciclando Sidney Prescott e condendo diverse scene con frecciatine poco eleganti nei confronti dei due film che lo hanno preceduto (in particolare Scream VI, dove Neve Campbell era del tutto assente).

La storica eroina del franchise ce la mette tutta e alcuni degli omicidi sono girati con stile, ma si sente la stanchezza di una saga che a questo giro non ha nulla da dire sul cinema horror americano e si limita a celebrare il proprio successo, un monumento a ciò che è iniziato trent’anni fa. Solo che Wes Craven non c’è più, e Kevin Williamson non ha la stessa forza registica. Non aiuta il discorso sull’intelligenza artificiale, tema spinoso che in questa sede non fa che nutrire la nostalgia cinica che c’è dietro il progetto. Peccato.

Scream 7, di Kevin Williamson, con Neve Campbell, Matthew Lillard e Courteney Cox (USA, 2026/114 minuti)Voto: 2/5