Cinema

Spielberg e gli alieni un’ossessione di lunga data

Con «Disclosure Day» il grande regista americano torna a parlare, questa volta con tono paranoico, del nostro rapporto con gli esseri venuti da altri pianeti
Emily Blunt, protagonista e presenza recitativa più forte del film. © Universal pictures
Max Borg
11.06.2026 06:00

Quattro anni fa Steven Spielberg arrivava nelle sale con The Fabelmans, versione romanzata della sua vera infanzia e del suo amore immediato per il cinema, il mezzo con cui ha più volte cercato di capire e decodificare il mondo che lo circonda, a partire dal trauma mai interamente risolto del divorzio dei genitori (i padri assenti e le famiglie spezzate sono una costante della sua filmografia). Ora torna dietro la macchina da presa con Disclosure Day, che segna il ritorno a un altro tema ricorrente nel suo percorso artistico: gli alieni. Il primo contatto c’è stato nel 1977 con Incontri ravvicinati del terzo tipo (omaggiato qualche mese fa nel film Project Hail Mary quando l’astronauta protagonista cerca di trovare il modo per comunicare con un extraterrestre), mentre nel 1982 E.T. – L’extraterrestre consacrava Spielberg come grande cineasta popolare americano. Il lato più oscuro dell’argomento ha fatto capolino nella miniserie televisiva Taken (2002) e successivamente nel lungometraggio La guerra dei mondi (2005), dove il romanzo di H.G. Wells viene riletto in palese ottica post-11 settembre, con la bambina che chiede se gli invasori marziani sono terroristi. E questo senza dimenticare le presenze minori, ma comunque importanti, in A.I. – Intelligenza artificiale (2001) e nel bistrattato Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008), anche se in quest’ultimo erano tecnicamente creature interdimensionali.

Anche nel mondo di Disclosure Day i contatti tra noi e gli extraterrestri avvengono da decenni, ma in questo caso lontano dagli occhi del pubblico, poiché l’organizzazione privata Wardex, di comune accordo con il ministero della difesa statunitense, occulta tutto da sempre, sfruttando però a proprio vantaggio le tecnologie venute da altri pianeti. Daniel Kellner (Josh O’Connor), incaricato della sicurezza informatica, si unisce a un gruppo di dissidenti che vogliono svelare tutto al mondo intero e scappa con materiali video che dimostrano l’esistenza degli alieni oltre ogni ragionevole dubbio. Mentre è inseguito dall’ex-capo Noah Scanlon (Colin Firth), che in realtà monitora il tutto a distanza con un oggetto di fabbricazione non umana, il destino di Daniel si incrocerà con quello di Margaret Fairchild (Emily Blunt, la presenza più potente sul piano strettamente recitativo), una meteorologa che improvvisamente, in diretta TV, comincia a esprimersi in una lingua sconosciuta e incomprensibile.

È dal lontano 1977 con «Incontri ravvicinati del terzo tipo» che Spielberg flirta con gli extraterrestri.
È dal lontano 1977 con «Incontri ravvicinati del terzo tipo» che Spielberg flirta con gli extraterrestri.

Se decenni fa si avvicinava al tema del primo contatto con l’intento di meravigliare, oggi Spielberg – che ha anche firmato il soggetto del film - è più dalle parti del thriller paranoico, quasi un lungometraggio di X-Files (la Wardex ricorda in parte il Sindacato della celebre serie televisiva) se questo fosse stato affidato a un regista capace di sfruttare le potenzialità del grande schermo. Non è più il giovane prodigio che a 28 anni inaugurò l’era del blockbuster estivo con Lo squalo, ma pur avendo quasi chiuso il suo ottavo decennio di vita rimane un uomo di cinema dotato di grande energia, riversata in ogni inquadratura con la passione di uno che ha sempre la stessa curiosità nei confronti del mezzo filmico (e alla luce di The Fabelmans, e nello specifico la scena che mostra il suo primo tentativo puramente casalingo, è ancora più logica la sbalorditiva sequenza del treno, un momento d’azione che fa impallidire tutti i Fast & Furious). Lo spettacolo – assicurato anche dalla musica di John Williams, che a 94 anni rimane il collaboratore più prezioso del regista, l’unico per cui rinuncia al ritiro professionale definitivo – va di pari passo con una meditazione ponderata sull’importanza dell’empatia e dei rapporti interpersonali, e non a caso in più punti si ribadisce la necessità di ascoltare ciò che gli altri hanno da dire. Con un occhio di riguardo per chi crede nelle forze superiori, perché oggi fare questo tipo di cinema, sincero e apertamente opposto a ogni forma di cinismo, ma anche andarlo a vedere in sala se si è delle generazioni più giovani, è un po’ un atto di fede.

Disclosure Day di Steven Spielberg, con Emily Blunt, Josh O’Connor e Colin Firth (USA 2026/ 146'). Giudizio: 5/5.