Cinema

Un autore in cerca di personaggi

"Amarga Navidad", la nuova commedia autoironica di Pedro Almodovar, presentata in concorso al Festival di Cannes ed ora nelle nostre sale
I due protagonisti della commedia Barbara Lennie e Leonardo Sbaraglia.
Max Borg
28.05.2026 06:00

L’ultima volta che abbiamo visto Pedro Almodóvar – o meglio, una sua produzione – sui nostri schermi, era alla fine del 2024, dopo che il cineasta madrileno aveva trionfato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con La stanza accanto, il suo primo lungometraggio in inglese (lingua con cui si era già cimentato con due cortometraggi, usciti anche nelle sale ticinesi come evento speciale qualche anno fa). Dopo quel trionfo lagunare, è tornato al Festival di Cannes, come sempre in concorso, questa volta parlando nuovamente spagnolo: Amarga Navidad, letteralmente «amaro Natale», è il titolo della sua nuova opera, che racconta due storie parallele. La prima si svolge nel 2004: Elsa (Bárbara Lennie) ha da poco perso la madre e per riprendersi dal lutto decide di tornare al lavoro, girando spot pubblicitari. Peccato che un’emicrania la costringa a prendersi una pausa, che lei decide di passare a Lanzarote con l’amica Patricia (Victoria Luengo), mentre il suo compagno Bonifacio (Patrick Criado), un pompiere che fa lo spogliarellista per arrotondare, rimane a Madrid. Presa dall’ispirazione, una volta giunta alla meta, pensa di rielaborare le esperienze di persone che conosce per scrivere una sceneggiatura che le permetterebbe di tornare al cinema dopo anni di assenza (viene più volte ribadito che le sue opere, definite «di culto», non ebbero incassi sufficienti da giustificare una carriera duratura in quel settore). Queste scene si alternano con quelle ambientate nel 2025, dove un regista di nome Raúl (Leonardo Sbaraglia, attore argentino che per l’occasione è stato truccato per somigliare il più possibile ad Almodóvar) si sta esercitando con la cosiddetta autofiction per uscire da un periodo di crisi creativa e il copione che sta scrivendo è la storia di Elsa, il suo alter ego (questo non è uno spoiler, ci viene esplicitamente mostrato all’inizio del film). E mentre si avvia verso un finale che potrebbe essere particolarmente forte, c’è chi si interroga su quanto sia corretto per lui fagocitare sullo schermo episodi della vita privata di parenti e amici…

Autoironia o autocritica? Non è la prima volta che un regista con stile e tematiche distinte e riconoscibili firma un lungometraggio dove mette a nudo quella che può essere percepita come una mancanza di idee nuove: lo ha fatto di recente Wes Anderson con Asteroid City, ed è stato un elemento ricorrente nel cinema di Woody Allen dagli anni Ottanta in poi (e questo senza dimenticare che lo stesso Allen, in alcune occasioni, ha ripescato sceneggiature rimaste nel cassetto per due o tre decenni e l’effetto del fuori tempo massimo era evidente).

Anche Almodóvar, più di una volta, si è cimentato con storie che riflettevano sul meccanismo cinematografico, ma raramente in maniera così diretta, mettendo in scena un regista che, differenze di corporatura a parte, è palesemente il suo avatar (il taglio di capelli e l’abbigliamento sono inconfondibili). E quel gioco di finzione nella finzione contiene indubbiamente dei momenti affascinanti, soprattutto nella seconda parte quando emerge chiaramente il quadro generale dello stato di salute della creatività di Raúl/Elsa. Ma un finale ricco di spunti non è del tutto bastevole per compensare una prima parte simpatica, certo, ma anche abbastanza impostata con il pilota automatico, con tutti gli elementi (stereo)tipici del caso, senza particolari guizzi che distinguano questo esercizio metacinematografico dai suoi predecessori.

Ironia della sorte, nel 2004 che è la cornice cronologica delle (dis)avventure di Elsa, Almodóvar usciva con un altro racconto nel racconto che era La mala educación, una riflessione più audace sulla rielaborazione artistica del proprio vissuto e sul confine tra reale e immaginario. Vent’anni dopo, con questo sedicente Natale amaro, l’impatto non è più lo stesso, per quanto rimanga un piacere ascoltare i dialoghi del regista in bocca ad attori perfettamente in sintonia con l’atmosfera voluta dall’autore.

Amarga Navidad, di Pedro Almodóvar, con Barbara Lennie, Leonardo Sbaraglia e Victoria Luengo (Spagna 2026/ 110 minuti). Giudizio: 3/5.