Un umorismo ormai logoro che non ha più niente da dire

C’è qualcosa di malinconico nel guardare Scary Movie 6. Non perché il film faccia piangere – tutt’altro, l’obiettivo dichiarato è far ridere – ma perché per tutta la sua durata si ha la netta sensazione di assistere a qualcosa che arriva fuori tempo massimo. Come aprire un regalo a Capodanno quando il Natale è già passato da una settimana. Dopo tredici anni di silenzio, i fratelli Wayans tornano alla regia e alla sceneggiatura affidando la macchina da presa a Michael Tiddes, già collaboratore della saga. La premessa è semplice: i superstiti del gruppo originale si ritrovano a fare i conti con una nuova minaccia mascherata, ventisei anni dopo gli eventi che li avevano segnati. Su questo scheletro narrativo vengono appese decine di parodie e sketch che prendono di mira i film horror e i fenomeni pop degli ultimi anni. L’architettura è la stessa di sempre. Il problema è che il mondo nel frattempo è cambiato, e la saga no.
Il registro comico scelto è quello della provocazione ad oltranza: volgarità esplicita, umorismo corporeo, gag sessuali ripetute fino allo sfinimento. È un approccio che nei primi capitoli funzionava perché era sorprendente, quasi liberatorio. Qui risulta prevedibile fin dalle prime scene, e la prevedibilità è il nemico numero uno della comicità. Quando sai già dove andrà a parare una battuta tre secondi prima che arrivi, il riso si trasforma in un sorriso tirato, e poi in niente. Marlon e Shawn Wayans fanno quello che sanno fare: si buttano anima e corpo nelle situazioni più assurde, con una fisicità che in certi momenti ricorda davvero i fasti del passato. E quando il film li lascia liberi di improvvisare dentro scene ben costruite, qualche risata genuina arriva. Ma sono eccezioni in un contesto che troppo spesso si accontenta dell’approssimazione. Le parodie delle produzioni più recenti (Scream, M3GAN, e – in modo sorprendentemente rapido – il biopic su Michael Jackson, con Kenan Thompson in un divertente cameo nei panni di un improbabile Jermaine Jackson) sfiorano i bersagli senza mai colpirli davvero, come se la produzione avesse avuto fretta di infilare quanti più riferimenti possibile senza prendersi il tempo di elaborarli.
Il ritmo è il difetto più evidente e più difficile da perdonare. Alcune scene si trascinano ben oltre il punto in cui la gag ha già esaurito il suo potenziale comico, mentre altre vengono liquidate troppo in fretta, prima ancora che lo spettatore abbia il tempo di entrare nella situazione. Ne risulta un film che procede a singhiozzo, dove i momenti riusciti galleggiano isolati in un mare di materiale che non decolla mai del tutto. I cameo sono generosi e a tratti divertenti, ma hanno il sapore di trovate pensate più per i titoli di giornale che per la coerenza del film. Funzionano come fuochi d’artificio: luminosi per un istante, poi buio. La struttura narrativa, già fragile per definizione in questo tipo di commedie, si sgretola completamente nel terzo atto, dove il film sembra perdere anche il minimo filo conduttore che aveva tenuto insieme le sequenze precedenti.
C’è un problema di fondo che nessuna gag riuscita può risolvere: Scary Movie 6 non sembra avere qualcosa di nuovo da dire. La parodia migliore non si limita a replicare ciò che prende di mira, ma lo osserva, lo smonta e ci costruisce sopra qualcosa di originale. Qui manca quasi sempre quella terza fase. Il risultato è un film che riconosce i propri bersagli ma raramente li trasforma in qualcosa di davvero comico. Per i fan storici della saga, qualche momento di pura nostalgia c’è. Per chi si avvicina senza quel bagaglio affettivo, sarà più difficile trovare appigli. Scary Movie 6 non è un film pessimo in senso assoluto, ma è un film inutile e nell’era della parodia, forse, è la colpa peggiore.
Scary Movie 6, di Michael Tiddes con Anna Faris, Regina Hall, Marlon Wayans, Shawn Wayans, Jon Abrahams (USA, 2026 95’). Giudizio 2/5.