Yuppies dei Vanzina compie quarant'anni: dalla Milano da bere alle battute scorrette

Yuppies compie quarant’anni, età tutto sommato ancora credibile per uno yuppie. Quando il 20 marzo 1986 uscì l’ennesimo capolavoro dei fratelli Vanzina nei Paesi non anglofoni pochi conoscevano il significato di questa parola e fu per questo che Aurelio De Laurentiis, proprio l’attuale presidente del Napoli ma ai tempi soltanto produttore cinematografico, pretese l’orribile titolo di Yuppies – I giovani di successo, che comunque non zavorrò il film né al botteghino né come successivo oggetto di culto. Un film che fra quelli top di Carlo ed Enrico Vanzina, da Sapore di mare a Vacanze di Natale, occupa il primo posto come quantità di battute politicamente scorrette. Adattissimo a essere spezzettato e rimasticato dai social network, proprio per questo è conosciuto da più generazioni. Merita una celebrazione e non soltanto nella logica del «come eravamo».
La Milano anni Ottanta
Come sanno gli spettatori di più generazioni, Yuppies è la perfetta sintesi della Milano degli anni Ottanta, la Milano da bere che in fondo non è mai finita e ciclicamente torna in auge anche se con meno innocenza rispetto a quei tempi. I protagonisti sono quattro amici, ognuno molto caratterizzato: il pubblicitario Giacomo (Jerry Calà), il dentista Sandro (Christian De Sica), il notaio Lorenzo (Massimo Boldi) e il venditore di auto Willy (Ezio Greggio). L’azione si svolge quasi tutta nel centro di Milano, con posti scomparsi tipo il Burghy di Piazza San Babila ma altri al 90% uguali a oggi, fra tradimenti coniugali e manie da benestanti aspiranti ricchi, dalle Tod’s per ogni temperatura (straordinaria la scarpiera di Calà) alla lettura appassionata di Capital, dalle vacanze a Cortina al telefono in auto.
Ma che cosa vuol dire yuppie?
A questo punto bisogna intendersi sulla definizione dello yuppie, acronimo di Young Urban Professional. Una generazione di giovani professionisti urbani, poco ideologizzati o non più ideologizzati, molto ambiziosi e orientati al successo economico. Il termine, coniato da Dan Rottenberg in un articolo sul Chicago Magazine, riguardava anche la trasformazione di cui gli yuppie erano il simbolo: il giornalista partì infatti dalla gentrificazione di interi quartieri da parte di ex hippie che abbandonavano la controcultura degli anni Sessanta e Settanta per abbracciare con gioia il carrierismo e l’edonismo degli Ottanta. Di lì a poco il fenomeno arrivò in Europa e a intercettarlo furono i pubblicitari: il primo spot dell’Amaro Ramazzotti incentrato sulla Milano da bere è del 1985, quando l’austerità, non soltanto economica ma anche di costumi, era un ricordo. L’Italia e l’Europa a colori contro quella in bianco e nero. Un fenomeno che andava al di là di Reagan e Thatcher, che in realtà erano conservatori, e che ovviamente in Italia ebbe Milano come sua capitale: la Borsa, la moda, i locali, i ricchi che sembravano all’improvviso essersi moltiplicati.
Scorrettezza
Analisi storiche a parte, Yuppies è una commedia piena di battute geniali e in larga parte improponibili oggi, anche mettendo insieme lo stesso cast. Prima di tutto arriverebbero accuse di sessismo, visto che nel film le donne sono costante oggetto del desiderio e di battute: da Corinne Clery alla figlia (nel film) Sharon Gusberti, da Federica Moro, che ispirerà lo slogan «Velatissimo… e vai fuori di gamba!», a Valeria D’Obici. Inevitabili anche le accuse di omofobia e razzismo, per come viene trattato il maggiordomo, un Isaac George in formissima. Ma l’elenco di battute che oggi non potrebbero passare è quasi infinito. Greggio alla Clery: «Se fossero tutte come lei, come minimo non esisterebbero i gay». Boldi a De Sica: «Stasera mia moglie mi ha organizzato un minestrone da scaldare!». Con pronta risposta: «Invece io ti ho organizzato due zoccolone da trombare, non lo so, scegli tu eh!». De Sica a Boldi, mentre lo invita a provarci con la segretaria: «Un classico! Da me le infermiere sono state tutte timbrate!». Guido Nicheli, capo di Calà all’agenzia pubblicitaria, che gli impone di prestargli la casa: «Ho la signora in rosso che è in calore». Il domestico a Boldi prima della festa: «Dottore suonano alla porta, vado ad aprire?«. La risposta irridente del giovane notaio: »No, adesso ci scambiamo le giacche e vado io». De Sica a Greggio incontrato al night: «E che adesso le mogli le facciamo pure parlare?». Immortali poi le scene finali a Cortina, in adorazione del presunto elicottero di Agnelli e litigando per la divisione del conto, con Calà che dice a Boldi la battuta definitiva: «Tu la ciuli e io le pago la bresaola!».
Boldi e De Sica per sempre
Non era la prima volta che lavoravano nello stesso film, ma non c’è dubbio alcuno che Yuppies sia stato l’inizio della strepitosa coppia Boldi-De Sica. La chimica fu immediata, il milanese imbranato contro il romano esuberante, con la particolarità che ognuno di loro a turno faceva la spalla dell’altro o il mattatore. Un binomio che sarebbe stato l’architrave di tanti cinepanettoni e di altri film (alla fine saranno 23) prima della rottura del 2005, perché Boldi si sentiva sottovalutato da De Laurentiis, e dei tempi supplementari qualche anno fa. Con i Vanzina avrebbero fatto cose egregie in Montecarlo Gran Casino, S.P.Q.R., i due A spasso nel tempo e Vacanze di Natale 2000, facendo grandi incassi anche con Oldoini e Neri Parenti. Ma è in Yuppies che davvero sono insuperabili, in stato di grazia.
Chi sono, oggi, gli yuppies?
Per motivi evidenti oggi non si potrebbe fare un sequel di Yuppies, anzi di Yuppies 2 che uscì a fine 1986 con la regia di Oldoini e con gli stessi protagonisti. Non soltanto per il politicamente corretto e i cambiamenti nel linguaggio anche di chi prima si divertiva, o per la censura preventiva (si pensi al boicottaggio di Pio e Amedeo), ma anche per i cambiamenti nel mercato: il film, sia pure geniale, come somma di gag oggi non funziona e anche Checco Zalone è costretto a ingabbiarsi in storie strutturate, con una trama. Ma sarebbe sbagliato ridurre tutto al cinema: nemmeno gli yuppie oggi si comportano come a quei tempi, temendo la riprovazione sociale. Non che siano finiti maschilismo e ostentazione, basta fare un giro su Instagram per rendersene conto, ma certo sono finiti come comportamenti socialmente approvati. Soprattutto Yuppies non si può più fare perché quell’ironia dei Vanzina e dei loro straordinari attori oggi, nell’era degli indignati fissi e del moralismo web, non sarebbe compresa.
