L'approfondimento

Da Friends a Montalbano, siamo entrati nell’età del comfort viewing (anche in Svizzera)

In questo scenario sempre più persone, come è evidente dai cataloghi di Netflix e delle altre piattaforme di streaming, hanno trovato un rifugio inatteso: non nei nuovi blockbuster o nelle serie ultra-complesse osannate dalla critica, quelle di cui «si parla», ma nelle vecchie serie televisive degli anni Novanta
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Stefano Olivari
17.05.2026 06:00

Il mondo di oggi sembra girare a una velocità sempre meno sostenibile. Classico discorso dei vecchi di ogni epoca della storia del mondo, che nel 2026 però conquista anche molti giovani. In questo scenario sempre più persone, come è evidente dai cataloghi di Netflix e delle altre piattaforme di streaming, hanno trovato un rifugio inatteso: non nei nuovi blockbuster o nelle serie ultra-complesse osannate dalla critica, quelle di cui «si parla», ma nelle vecchie serie televisive degli anni Novanta, a volte anche delle epoche precedenti. Si chiama comfort viewing e non è più una nicchia: è diventato un fenomeno di massa, un vero e proprio movimento culturale di fuga dal presente.

Friends

Il comfort viewing è esattamente ciò che suggerisce il nome: visione di conforto. Serie prevedibili, o che magari sono prevedibili solo perché le abbiamo già viste, con personaggi familiari, ritmi lenti o comici leggeri, finali quasi sempre positivi, ambientazioni non ansiogene. Non richiedono grande concentrazione, non ti lasciano con il mitico cliffhanger che ti rovina la notte. Nel quadro del grande revival anni Novanta il simbolo assoluto del comfort viewing è senza dubbio Friends. La sitcom ambientata nell’appartamento di Monica a New York ha dominato le classifiche di streaming nel 2025 e lo sta facendo anche nel 2026. Dopo la morte di Matthew Perry nel 2023 si era già assistito a un primo boom, ma negli ultimi due anni il trend si è stabilizzato a livelli altissimi. Perché? Perché Ross, Rachel, Chandler, Monica, Joey e Phoebe rappresentano un mondo semplice: amicizia, amori leggeri, battute ricorrenti. Nessuna guerra, nessuna distopia, nessuna morale pesante, nessuna trama complicata. Sempre per stare sui Novanta, una seconda giovinezza sta vivendo anche ER, su Peacock e Netflix, 15 stagioni di ritmo narrativo old school: George Clooney sembra quasi un personaggio storico. Spopola anche Beverly Hills 90210, la serie teen per eccellenza, rilanciata in varie versioni restaurate e in alta definizione. I problemi dei ricchi ragazzi di Beverly Hills sembrano poca cosa rispetto alla realtà di oggi. Fra i più rivisti nel 2026 obbligatorio citare Seinfeld e soprattutto Colombo, purissimi anni Settanta, con una lentezza quasi commovente e i suoi «Ah, solo un’ultima cosa» che hanno reso eterno il tenente interpretato da Peter Falk.

Generazioni a confronto

Uno studio del 2025 dell’Università di Stanford ha mostrato che le persone tra i 25 e i 45 anni dedicano in media il 38% del loro tempo di streaming a contenuti usciti prima del 2005. Un dato clamoroso, che non è solo scontata nostalgia generazionale: anche la Generazione Z sta scoprendo il fascino di fiction che oggi non si producono più, non perché manchino registi e attori ma fondamentalmente perché la maggior parte delle serie oggi ha pretese artistiche o comunque di sostituire il cinema. Le serie del passato offrono di sicuro prevedibilità (sappiamo come andrà a finire o almeno che non finirà male), ritmo lento e senza scene troppo brevi, relazioni umane semplici o comunque dirette, libertà dallo scrolling infinito dovuto al fatto di non essere pienamente convinti di ciò che stiamo vedendo.

E la Svizzera?

Il comfort viewing in Svizzera e in particolare in Ticino ha un sapore più intimo e domestico che altrove, anche se le logiche sono le stesse. La RSI ha prodotto e trasmesso per decenni programmi che sono diventati cult generazionali, spesso legati alla vita quotidiana e arrivati ai giorni nostri grazie a RSI Play, a YouTube e a gruppi organizzatissimi per il riversamento da VHS in digitale. Non si può prescindere dal Buzz Fizz Quiz, game-show per ragazzi che è ricordato (anche da chi ne ha visto pochi frammenti ma lo sente citare di continuo) come il programma del pomeriggio per eccellenza. Le merendine di una volta non torneranno più, per dirla alla Nanni Moretti, ma scaldano sempre il cuore. Quasi allo stesso livello di nostalgia è Cosa bolle in pentola, e qui dagli Ottanta passiamo ai Novanta, il programma di cucina più amato della storia della RSI: lento, caldo, casalingo. Un altro pianeta rispetto alle gare fra aspiranti chef stellati, in cucine gestite come caserme. Più attempati i nostalgici delle commedie dialettali (A sto mond vegn tütt a tai, Ol mond l’è pien da sorpres, Il Voltamarsina), più internazionali quelli di Giochi senza frontiere, trasmissione che in realtà è rimpianta ovunque per il suo entusiasmo innocente e nazionalpopolare, oltre che per la scoperta di paesi mai sentiti nominare prima.

L'Allenatore Wulff

Quando a comfort viewing e nostalgia si unisce il culto ecco che scende in campo l’Allenatore Wulff, (titolo originale Fußballtrainer Wulff), serie tedesca del 1972-1973 trasmessa poco dopo dalla RSI e seguitissima anche in tutta la Lombardia, ai bei tempi in cui la RSI si vedeva in tutto il Nord Italia. La serie racconta le vicende di Harry Wulff, allenatore di calcio di una squadra di Bundesliga e per entrare nel mito le sono bastate 13 puntate girate con uno stile molto semplice, dialoghi diretti, campi da calcio veri e un’atmosfera incredibilmente pulita, considerata «d’altri tempi» già a quei tempi anche se tutti noi appassionati sappiamo che del calcio venivano rappresentati anche aspetti spiacevoli (non spoileriamo la fine, anche se è passato più di mezzo secolo). La gente cerca ancora le vecchie videocassette VHS originali, nei gruppi ci si scambiano le versioni digitali e tuttora si organizzano serate di ascolto collettivo. Il massimo del comfort viewing: un mondo di spogliatoi, allenamenti, partite giocate con passione ma lontane dal calcio-business di oggi. Quelle voci doppiate in italiano sanno di infanzia, di un’epoca in cui la televisione era ancora un appuntamento familiare.

Montalbano

L’Italia è in prima fila nel cavalcare la tendenza del comfort viewing, riciclando vecchie trasmissioni, dalla Ruota della fortuna che su Canale 5 con Gerry Scotti continua ad avere un successo straordinario fino a Canzonissima, e ovviamente vecchie fiction. Con un caso probabilmente unico nel mondo, quello del Commissario Montalbano, il programma Rai più replicato di sempre. I 37 episodi con protagonista Luca Zingaretti hanno infatti avuto, aggiornamento all’aprile 2026, ben 287 passaggi televisivi, senza contare le volte in cui sono stati visti su RaiPlay e in dvd. La Rai ha una politica molto chiara e molto vecchio stile: Montalbano non va mai su Rai Premium o su canali tematici. Le repliche vengono trasmesse esclusivamente su Rai 1 in prima serata, proprio per preservarne il valore e massimizzare gli ascolti in modo antico. Ascolti che tuttora si assestano poco sotto il 20% di share: risultato enorme e significativo del fatto che molte persone amino i ritmi lenti, l’uso dell’intelligenza più che della forza, i paesaggi rassicuranti, i temi universali. Questo fenomeno dimostra che il comfort viewing non è solo americano o mainstream: può riguardare anche prodotti locali o semi-dimenticati che diventano totem generazionali. Netflix, Disney+, Prime Video, Paramount+ e Max hanno capito perfettamente la tendenza, come stiamo notando. Ormai investono cifre enormi nella remasterizzazione di vecchi cataloghi: colori corretti, audio rimasterizzato, episodi in 4K o HDR. Sanno di andare sul sicuro, visto che le novità fanno sempre più paura.