Il caso

Dubai, il paradiso (perduto) degli influencer

Anche le situazioni atroci come le guerre hanno aspetti grotteschi o ridicoli, e il caso degli influencer italiani bloccati a Dubai ha provveduto a ricordarcelo una volta di più
©Fatima Shbair
Stefano Olivari
05.03.2026 12:13

Anche le situazioni atroci come le guerre hanno aspetti grotteschi o ridicoli, e il caso degli influencer italiani bloccati a Dubai ha provveduto a ricordarcelo una volta di più. Perché negli ultimi dieci anni gli Emirati Arabi sono diventati la terra promessa degli europei con qualcosa da nascondere o, come minimo, alla ricerca di un modo per così dire pulito di evadere le imposte. Cosa sta accadendo quindi in questo paradiso (ex?) per ricchi o aspiranti tali?

Di che numeri parliamo?

Bisogna prima di tutto fare chiarezza sui numeri: non è che negli Emirati Arabi ci siano milioni di italiani emigrati per fare gli influencer, è che il loro seguito social (sommando i vari account si arriva a quasi mezzo miliardo di follower, più o meno veri) sui vari Instagram, TikTok, YouTube, eccetera, li fa sembrare tantissimi quando in realtà non sono più di una trentina. A loro vanno sommati calciatori, cantanti, imprenditori digitali, famiglie, semplici turisti e addirittura 204 studenti minorenni in inspiegabile viaggio studio. È però ovvio che siano proprio gli influencer, quelli che da anni vendono Dubai come il posto più sicuro e lussuoso del mondo, a finire sotto i riflettori per le loro storie di terrore, le dirette dal bunker e le lamentele pubbliche. Insomma, si sta assistendo alla trasformazione in inviati di guerra, quando non direttamente in vittime, da parte di chi fino a una settimana fa postava reel con la Lamborghini, ville pazzesche e frasi-spazzatura del genere motivazionale per far sognare, quando non truffare, operai sull’orlo del licenziamento, impiegati di banca insoddisfatti, casalinghe disperate, studenti che non studiano.

Gurulandia

Il gruppo più visibile è quello dei residenti stabili o semi-stabili a Dubai, che hanno trasferito lì vita e business. Il maggior numero di citazioni va a Marco Cappelli, noto per il podcast Gurulandia: il più citato, anche per l’amicizia con Fabrizio Corona che spesso è ospite da lui. Toscano, fondatore della Marco Cappelli Academy (oltre 6.000 studenti paganti), vende corsi su dropshipping, prodotti digitali, mindset imprenditoriale. Vive a Dubai con la moglie Alice Bandecchi da anni. Guadagna cifre che lui stesso ha quantificato in un milione al mese tra academy, agenzia e sponsor. Bloccato con la famiglia, ha raccontato di essere chiuso in casa e di non aver mai immaginato una situazione simile. Un grande seguito ha anche Steven Basalari, influencer di lifestyle e business, qualsiasi cosa voglia dire. Personaggio di culto è Carlotta Mondelli: originaria di Civitavecchia, oltre 200.000 follower su Instagram, vive stabilmente a Dubai e pochi giorni prima dell’escalation in Iran e non solo in Iran aveva regalato a una follower un soggiorno di lusso in una villa da 150.000 euro alla settimana. Ora sono entrambe bloccate, lei e la follower. Il suo post «vacanza indimenticabile, purtroppo» è diventato ovviamente virale. Menzioni meritate per la marchigiana Federica Silenzi, influencer che ha postato video dei missili sui cieli del Golfo, per la cremonese Stefania Galli (lifestyle), per l’istruttrice di fitness Carlotta Gagna, per l’ultramaratoneta e content creator Nico De Corato. Catagoria a parte, numericamente ben superiore a 30, quella delle sedicenti influencer che in realtà sono escort, tanto per chiamare le cose con il loro nome.

Big Mama e gli altri

Sorpresi a Dubai dalla guerra non sono stati soltanto gli influencer, ma anche il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, lì pare (versione sua) per turismo e la cantante Big Mama, già paladina della body positivity (prima di dimagrire) che di ritorno da una vacanza alle Maldive ha pubblicato un video dai toni drammatici («Il mio volo è stato dirottato nel deserto… continuiamo a sentire i missili sulla testa, io sono terrorizzata»), con appello diretto ai follower: «Stasera vi chiedo di darci una mano, stiamo vivendo un vero incubo». C’è anche il caso di chi era in zona per lavorare, con mestieri da old economy come la cantante (Luisa Corna), l’allenatore (Roberto Mancini e Andrea Pirlo) o il giocatore (Danilo D’Ambrosio) di calcio, lo chef (Vincenzo Iaccarino), e anche persone normali, sconosciute ai più. Nella sola Dubai gli italiani residenti sono circa 23.000 e 22.900 non li abbiamo mai sentiti nominare.

Ma perché Dubai?

A parte le persone sfortunatamente di passaggio, le ragioni dell’emigrazione di un certo tipo a Dubai e dintorni sono evidenti e in questo caso proprio gli influencer le hanno elencate più volte in maniera martellante. Ragione numero 1: zero tasse sul reddito personale (la corporate tax dal 2023 è solo del 9%). Ragione numero 2: costo della vita di lusso relativamente basso, visto che una villa con piscina (non quella della Mondelli) e vista Burj Khalifa costa meno di un bilocale a Milano centro. Ragione numero 3: ambiente perfetto per la creazione di contenuti. Skyline da sogno, spiagge, yacht, hotel a 7 stelle, auto di lusso: in pratica uno studio televisivo a costo zero. Ragione numero 4: networking, ricchi o aspiranti ricchi che frequentano gente come loro. Ragione numero 5: percezione di sicurezza. Certo non ci sono gli spacciatori per strada, ma alla fine se ti arriva una bomba in testa ci hai perso comunque. Concetti ricordati con un certo livore da ex follower e da neo-moralisti rimasti a casa a soffrire e a pagare quasi il 50% di imposte sul reddito delle persone fisiche. In definitiva il caso degli influencer italiani bloccati a Dubai non è solo una notizia di cronaca estera o un pretesto per facile ironia. È lo specchio di un fenomeno più ampio: migliaia di giovani (e meno giovani) italiani che hanno spostato vita, tasse e identità in un paese estero perché l’Italia sembrava troppo stretta, troppo tassata, troppo vecchia. Hanno costruito imperi digitali sul lusso emiratino, vendendo il sogno a milioni di follower italiani che faticano ad arrivare a fine mese. Un sogno reso improbabile dalla fragilità geopolitica ma facilmente spiegabile. Come diceva il miglior Eros Ramazzotti, dove l’aria è popolare è più facile sognare che guardare in faccia la realtà.