Fabrizio Corona scende in politica: nasce «Per la Verità», ma lui non potrà candidarsi

Fabrizio Corona scende in campo, volendo parafrasare Silvio Berlusconi. In politica, già. O almeno ci prova, a modo suo: niente conferenza stampa, niente palco di partito, ma un video pubblicato lunedì 14 settembre sul suo canale YouTube, all'interno della sua piattaforma di contenuti Falsissimo. Ed è lì, in oltre venti minuti dai toni come sempre accesi, che l'ex agente fotografico ha annunciato la nascita di «Per la Verità», il movimento con cui punta a trasformare la vasta community costruita sul web in consenso politico.
«Io sono il nuovo Berlusconi»
Il riferimento più esplicito, nel lungo intervento, è a Silvio Berlusconi. Corona ha paragonato la propria «discesa in campo» a quella dell'ex presidente del Consiglio, riprendendo lo schema del 1994: chi ha saputo costruire aziende private, ha sostenuto, saprebbe gestire anche «l'azienda Stato». Da qui la frase che ha fatto rapidamente il giro dei siti di cronaca: «Io sono il nuovo Berlusconi, più bello, più giovane, meno inciucione, più pulito, più trasgressivo che però lavora da solo, che non ha bisogno di pagare le p... del bunga bunga».
Il tono, insomma, resta quello a cui Corona ha abituato il suo pubblico negli ultimi mesi con Falsissimo: enfatico, sopra le righe, provocatorio. Ma dietro la messa in scena, il progetto politico sembra avere contorni via via più definiti. «Per la Verità» viene presentato come un «movimento liberale antisistema che pone al centro la libertà dell'individuo», in aperta polemica con i partiti tradizionali, definiti «aziende fondate sul cellulare e sull'algoritmo». Non a caso, Corona non sceglie una collocazione nello schema destra-sinistra, ma prova a proporre un'altra linea di frattura: sistema contro antisistema, rappresentati contro non rappresentati. «Non esistono più i partiti, non esistono più i valori, gli ideali della destra di una volta, della sinistra di una volta, di un centro di una volta», ha detto.
Il programma: dalle droghe all'intelligenza artificiale
Nel video, Corona ha abbozzato quello che assomiglia a un programma politico. Tra i punti toccati: la legalizzazione di droghe e prostituzione, una stretta sull'intelligenza artificiale per proteggere il mondo del lavoro («un movimento per la libertà che significa verità deve impedire che l'intelligenza artificiale entri a gamba tesa nel mondo del lavoro»), critiche ai ritardi della sanità pubblica, la linea dura sull'immigrazione irregolare («via i maranza, via gli immigrati irregolari»), sì all'integrazione ma solo se porta lavoro e con permesso di soggiorno regolare, e un attacco alla RAI e alla sua «politicizzazione». Non manca la polemica sulle multe delle ZTL cittadine, usate secondo Corona dai Comuni «per far cassa».
Parallelamente, l'ex re dei paparazzi ha annunciato la nascita di King TV, una piattaforma proprietaria attraverso la quale intende distribuire i propri contenuti senza dipendere dalle grandi piattaforme digitali: un tentativo di aggirare le ricorrenti chiusure e cancellazioni dei suoi contenuti sui social, tra cui, secondo la sua versione, quella recente della puntata dedicata a Belén Rodriguez, episodio che lo stesso Corona collega alla nascita del movimento.
Sullo sfondo, una rilevazione dell'Osservatorio Delphi, realizzata nei mesi scorsi in collaborazione con Piave Digital Agency e commissionata già a febbraio, che attribuiva a un ipotetico partito guidato da Corona un potenziale dell'11%: un dato, va detto, da maneggiare con cautela, raccolto prima che «Per la Verità» esistesse concretamente. Lo stesso Corona ha detto di voler attendere i sondaggi dei prossimi giorni per capire la reale portata del progetto: «Se mi danno oltre il 3%, sono ca..i amari per tutti».
Il paradosso: può fondare un partito, ma non candidarsi
C'è, però, un ostacolo che rischia di svuotare di significato elettorale l'intera operazione. Fabrizio Corona può fondare un movimento, scriverne il programma, guidarlo e fare campagna elettorale. Ma non potrà mai candidarsi personalmente, né essere eletto.
Il motivo risale al 2013, quando la Corte di Cassazione rese definitiva la condanna di Corona a cinque anni di reclusione e mille euro di multa per estorsione aggravata e trattamento illecito di dati personali, nell'ambito del cosiddetto «caso Trezeguet»: secondo la ricostruzione giudiziaria, l'allora fotografo aveva chiesto 25 mila euro all'ex calciatore della Juventus David Trezeguet per non pubblicare alcune fotografie che lo ritraevano in compagnia di una donna.
Tra le pene accessorie di quella condanna, la Cassazione stabilì anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Una misura che, ai sensi dell'articolo 28 del Codice penale italiano, priva il condannato «del diritto di elettorato o di eleggibilità in qualsiasi comizio elettorale» e di ogni altro diritto politico. Una pena accessoria e autonoma rispetto alla reclusione: il fine della detenzione, dunque, non ne ha comportato automaticamente la cessazione, e non risultano atti pubblici che ne attestino la fine. Il divieto, quindi, continua a valere.
Non è la prima volta che Corona si scontra con questo ostacolo: già nel 2023 aveva annunciato l'intenzione di candidarsi al Consiglio comunale di Catania, nella lista del Movimento popolare catanese a sostegno del candidato sindaco Giuseppe Lipera. Anche in quel caso, la candidatura personale si era rivelata giuridicamente impraticabile.
Resta dunque, almeno per ora, una distanza di fondo tra l'annuncio show fatto su YouTube e le sue reali possibilità di traduzione in un percorso elettorale: Corona potrà orientare, finanziare e rappresentare pubblicamente «Per la Verità», ma dovrà necessariamente affidare a qualcun altro il ruolo di eventuale candidato, qualora il movimento decidesse davvero di presentarsi alle urne.
