Cinema

Il 2000 sotto il segno di un amore segreto

«In the Mood for Love» del cinese Wong Kar-wai il titolo più memorabile uscito vent’anni fa
Maggie Cheung e Tony Leung sono i protagonisti di In the Mood for Love del regista cinese Wong Kar-wai.
Antonio Mariotti
22.05.2020 06:00

Sarà che un certo periodo di tempo è necessario per avere un minimo distacco critico, sarà che nel decennio successivo il cinema ha intrapreso la rivoluzione del digitale che ha ha sconvolto parecchi dei suoi parametri, fatto sta che - dopo sei puntate e un percorso lungo mezzo secolo - preferiamo chiudere con il primo anno del nuovo millennio questo percorso, del tutto parziale ed incompleto, che ci ha portati a rivisitare il meglio della settima arte negli «anni tondi» a partire dal 1950. Iniziamo quindi quest’ultima carrellata.

Nella babele di Mexico City

Oggi il messicano Alejandro Gonzalez Iñarritu è fra i nomi di punta del cinema mondiale, con alle spalle i quattro Oscar vinti tra il 2015 e il 2016 con Birdman e The Revenant e altre opere di grande spessore come 21 Grammi, Babel o il corto in realtà virtuale Carne y Arena. Iñarritu inizia a farsi conoscere già con il suo lungometraggio d’esordio, Amores Perros, che mischia tre storie unite tra loro da un incidente d’auto che ci permettono di esplorare ambienti sociali molto diversi in quella babele che è il gigantesco agglomerato di Città del Messico. Un’opera prima folgorante che mette già in luce lo sfaccettato talento di un cineasta che, da allora, non si è fermato più.

L’apocalisse che ritorna

Il fatto che la prima versione fosse uscita nel 1979 non ci ha permesso di parlarne in precedenza, e prendiamo quindi spunto dalla versione Redux («che ritorna») alla quale 21 anni dopo il regista ha aggiunto 53 minuti non fondamentali per parlare di Apocalypse Now, il capolavoro di Francis Ford Coppola. «Il» film sul traumatico dramma della guerra in Vietnam: spropositato, altalenante ma colmo di sequenze indimenticabili grazie anche alla splendida fotografia di Vittorio Storaro. Un’opera sulla follia omicida dell’uomo e sulla cocente sconfitta del colonialismo americano, figlio ancor più degenere del colonialismo europeo.

Peppino contro la mafia

Un film che mischia con sapienza ed emozione il tema della lotta contro la mafia da parte di un singolo cittadino con un contesto storico (la seconda metà degli anni Settanta) caratterizzato da un anelito di libertà (le prime radio private) e da un’irrefrenabile voglia di contestazione, soprattutto studentesca. Ne I Cento Passi, il regista Marco Tullio Giordana racconta una storia vera, quella del giovane Peppino Impastato (la rivelazione Luigi Lo Cascio) che pur essendo figlio di un piccolo mafioso, sfida i boss, come Tano Badalamenti che abita, appunto, ad appena cento passi da casa sua in un paesotto del palermitano. Questa rivolta, coraggiosa ma solitaria e sfacciata, gli costerà la vita. Un film sulla memoria, che non va smarrita, di questi, tragici eroi del nostro tempo.

La rivolta delle galline

430 pupazzi in plastilina di varie dimensioni, oltre 300 persone impegnate per portare a buon fine le riprese e un budget da 54 milioni di dollari: questi gli ingredienti principali di Galline in Fuga, il lungometraggio d’animazione firmato da Peter Lord e Nick Park, già ideatori della fortunata serie Wallace & Gromit. Una storia per tutte le età poiché mette in scena una fuga avventurosa da un mondo di sfruttamento ed oppressione da parte di un popolo docile che trova nell’esuberante galletto Rocky e nell’astuta gallina Gaia i condottieri complementari per realizzare l’impresa che pare impossibile. Un pollaio che può essere metafora della nostra vita noiosa ma anche del campo di concentramento di sinistra memoria.

Una coppia ad Hong Kong

Un melodramma essenziale o l’essenza del melodramma? Con In the Mood for Love il cineasta cinese di Hong Kong Wong Kar-wai trionfa nella sfida quasi impossibile di riuscire in entrambe le cose. La sommessa, sensuale e casta storia d’amore ambientata negli anni Sessanta tra un’impiegata e un giornalista che vivono porta a porta raggiunge vertici estetici e sentimentali inimmaginabili senza scadere nel kitsch. Un film di una sconfinata raffinatezza che pare immaginato come una partitura musicale.

L’oscura danza di Björk

Dancer in the Dark, vincitore della Palma d’oro a Cannes, è una delle opere di maggior successo del regista danese Lars von Trier, anche perché può contare sull’interpretazione della cantautrice islandese Björk, all’apice del successo quando il film uscì. È la strana storia di Selma, operaia cecoslovacca che si trasferisce negli USA, dove affronterà ogni sorta di sopruso finendo addirittura sul patibolo, pur di salvare il figlio dal suo stesso destino di cecità. Unica sua fuga dalla realtà: la passione per il musical, da cui il titolo. Von Trier inizierà poi una vera e propria «discesa agli inferi» che lo vedrà autore di opere sempre meno sopportabili (come Antichrist del 2009) e bandito da Cannes nel 2011 a causa di alcune affermazioni filonaziste dopo ls presentazione del suo Melancholia.

Cercando la verità

Grande virtuoso della regia (come lo confermeranno i suoi film successivi) e sempre pronto a sfidare lo spettatore sul fronte della sceneggiatura, Christopher Nolan ottiene il suo primo successo con Memento, storia di un investigatore vittima di una malattia che non gli permette di ricordare nulla di ciò che ha fatto o visto negli ultimi 15 minuti e, nonostante ciò, cerca disperatamente di scoprire chi gli abbia ucciso la moglie. Un vero e proprio incubo mentale non sempre facile da decifrare.

Nel labirinto della droga

Venuto alla ribalta già alla fine degli anni Ottanta con la sua opera prima Sesso, Bugie e Videotape, Steven Soderbergh continua ancora oggi ad alternare grandi produzioni di successo ad opere più personali. Traffic fa parte delle prime ma è un esempio di come si possa affrontare un tema scottante e abusato (quello del narcotraffico tra Messico e USA) in maniera intelligente, cercando di far riflettere lo spettatore sulla gravità di un fenomeno all’interno del quale si sommano cinismo, violenza e inesauribile sete di ricchezza. Vincitore di 4 Oscar, tra cui quello per la miglior regia.