Il Generale tra mito e realtà

Henri Guisan a cinquant'anni dalla morte
Matteo Airaghi
Matteo Airaghi
06.04.2010 17:16

A cinquant'anni dalla morte la figura del generale Henri Guisan continua ad appassionare l'opinione pubblica elvetica. Fino agli anni Settanta il vodese era considerato unanimemente l'anima della resistenza elvetica durante la Seconda guerra mondiale. La sua immagine senza macchia è stata però rimessa in questione da storici delle nuove generazioni, come molti altri aspetti della storia svizzera di quel tempo. La discussione non è ancora chiusa.Nato il 21 ottobre 1874 a Mézières (VD) e morto il 7 aprile 1960 a Pully presso Losanna, Henri Guisan ebbe una classica doppia carriera: quella di un «gentleman-farmer» nel suo cantone d'origine e quella di ufficiale di milizia. Nel 1932, con l'appoggio dell'allora ministro della difesa Rudolf Minger, divenne comandante di corpo. Il 30 agosto 1939, allo scoppio del secondo conflitto mondiale, l'Assemblea federale lo elesse generale.Guisan non passava per un grande stratega, ma era apprezzato come ufficiale pragmatico e realista. Fu così che abbandonò il principio di «guerra strategica di movimento» fino allora praticato nell'esercito svizzero per far suo quello del «ridotto nazionale», consistente nel ritirare le truppe nella regione alpina per organizzarvi la resistenza armata in caso di invasione tedesca, lasciando sguarnito l'Altipiano.Nel suo famoso Rapporto del Grütli - tenuto non senza rischio il 25 luglio 1940 sul «praticello» urano davanti a tutti i comandanti di truppa a partire dal grado di maggiore - egli seppe trovare le parole giuste per infondere uno spirito di resistenza nel popolo svizzero. Uno spirito certo incrinato dall'altrettanto noto discorso radiofonico tenuto un mese prima dal presidente della Confederazione Marcel Pilet-Golaz, pronto ad adeguarsi alla «Nuova Europa» dopo la disfatta francese ad opera delle truppe di Hitler.Guisan seppe intrattenere durante il servizio attivo il contatto con i soldati, in un'epoca in cui molti ufficiali mantenevano ancora un sussiegoso distacco dalla truppa. Il vodese dava molta importanza al lavoro di informazione e di convincimento, aumentando una popolarità già fiorita prima della nomina a generale.