Il lungo addio dell’edicola, in Svizzera e in Ticino meno che in Italia

L’edicola in Svizzera non se la passa troppo bene, ma sempre meglio che in altri Paesi in cui è morta o, come in Italia, sta scomparendo a un ritmo impressionante. Purtroppo fra i negozi in crisi, nei diversi settori, le edicole sono quelli che meno di altri hanno la possibilità di invertire la tendenza visto che il loro declino è legato a quello dei giornali cartacei, cioè il loro prodotto di punta. Di sicuro nessuno, nemmeno gli ultras del digitale, può essere contento per questa situazione che toglie alle nostre città e ai nostri paesi uno dei pochi presidi di socialità rimasti, senza farla troppo lunga o retorica: se chiude l’edicola non è che poi ci si trovi in uno spiazzo vuoto. In Svizzera e soprattutto nel Ticino il fenomeno è visibile ma meno drammatico che in Italia: le edicole sono circa la metà rispetto al 1976, mentre in Italia sono ridotte a un terzo. Ma c’è ancora qualche speranza che le edicole e le famiglie che ci lavorano possano resistere?
Svizzera contro Italia
Per comprendere il lungo addio dell’edicola e all’edicola bisogna partire dai numeri, incrociando quelli di vari enti (per la Svizzera l’Ufficio federale di statistica), in ogni caso basta poco per avere un quadro chiaro della situazione. Cinquanta anni fa, nel 1976, in Italia le edicole pure, cioè punti vendita esclusivi o prevalenti di stampa, erano circa 38.000, cuore della distribuzione della carta stampata in un Paese dove la tiratura dei quotidiani sfiorava i 6 milioni di copie al giorno. Dieci anni dopo sarebbero calate a 34.000, con la discussa vendita dei giornali nei supermercati, mentre nel 1996, agli albori dell’internet di massa, erano diventate già 30.000. Una tendenza mai invertita: 25.000 edicole nel 2006, 19.000 nel 2016, poco meno di 12.000 oggi. La Svizzera e il Ticino sono calati a un ritmo inferiore anche perché l’edicola totalmente indipendente da altre attività è sempre stata più rara: in ogni caso si è passati dai 2.500 punti vendita del 1976 ai 2.200 del 1986 e ai 2.000 del 1996. Il calo è proseguito con le 1.800 edicole del 2006, le 1.550 del 2016 le circa 1.300 attuali, di cui 800 k kiosk Valora. Che non sono paragonabili a un’edicola comasca e meno che mai a una parigina, ma rimangono posti in cui il giornale fisico esiste ancora. Comunque sia, in mezzo secolo l’Italia ha perso il 68,4% delle edicole e la Svizzera il 48%, di fatto la stessa proporzione vista in Ticino.
L'Europa
I cali nel numero di edicole in Europa (Francia meno 37% in mezzo secolo, Germania meno 40, Regno Unito meno 60, Spagna meno 50) indicano velocità del declino molto differenti, legati alle specificità locali: è ovvio che i kiosk in Svizzera non siano mai stati solo edicole ed è per questo che non hanno avuto bisogno di alcuna riconversione, visto che in un certo senso già erano riconvertiti. La tenuta svizzera e ticinese è anche dovuta a una distribuzione più concentrata ed efficiente, con una presenza ridotta di attività familiari in senso classico.
Colpa del digitale
Come al solito è facile indicare nel digitale, quando non dell’intelligenza artificiale, il colpevole di questa situazione. Il paradosso è in ogni caso evidente: i lettori non sono scomparsi, ma si sono spostati. In Italia i quotidiani digitali hanno superato i 5 milioni di abbonamenti, grazie a promozioni di ogni tipo e ai prezzi stracciati, ma la stampa fisica continua a crollare. In Svizzera il passaggio al digitale è stato più graduale: molti giornali hanno mantenuto edizioni cartacee premium e integrato i kiosk con servizi click & collect o abbonamenti ibridi. Comunque siano distribuiti, i quotidiani cartacei venduti ogni giorno in Svizzera sono circa 300.000, un decimo rispetto e mezzo secolo fa quando sfioravano i 3 milioni. In Italia l’ADS ha certificato che a gennaio 2026 le copie cartacee dei quotidiani sono scese sotto il milione, quando nel 1976 erano 6, in Francia sono sui 4 milioni contro i 12 dei tempi d’oro, in Germania 12 contro 25. In altre parole in Svizzera le edicole sono scomparse a un ritmo inferiore a quello della lettura di prodotti cartacei, segno di un buona capacità di resistenza e dell’essere percepite come fornitrici di servizi oltre che di giornali.
Ma quale modello?
La cosa più interessante di tutte è che nell’era digitale stanno perdendo quasi tutti, al di là di singoli brand di grande impatto come il New York Times o Le Monde. Perdono gli edicolanti, come abbiamo visto. Perdono gli editori, che con le copie digitali recuperano pochissimo di quanto scomparso con il cartaceo (nel 2025 in Svizzera i ricavi da copie digitali fra tutti i giornali sono stati sui 70 milioni di franchi, mentre il vituperato e antico cartaceo si è attestato sui 250). Attualizzando le cifre, si può dire che i giornali in aggregato fatturino il 90% in meno rispetto a mezzo secolo fa.
Quanto si legge
Un luogo comune dell’era digitale è che oggi si legga più di ieri. Ma a differenza della maggior parte dei luoghi comuni è infondato, perché ogni report internazionale (qui citiamo quello del Reuters Institute) indica che il tempo dedicato nel 2026 ogni giorno alla lettura di notizie (quindi cartaceo più app, siti e newsletter) è calato rispetto a mezzo secolo fa quando esisteva soltanto il cartaceo. In Svizzera siamo a 22 minuti al giorno per persona, meno 30% rispetto ai bei tempi, in Italia a 15, meno 40%, in Francia a 18 minuti, meno 30%, in Germania a 35 minuti, meno 32%. Certo oggi c’è il multitasking, il consumo frammentato fra vari device, gli articoli più brevi (qualche anno fa in Italia si facevano convegni per esaltare le cosiddette snack news), la concorrenza di video e audio: tutto vero, ma questo non toglie che sommando tutto leggiamo, e quindi ne sappiamo, meno di mezzo secolo fa nonostante le maggiori opportunità che dovrebbero tenerci in teoria incollati al computer o al tablet. Ma non si creda che la migrazione verso il digitale favorisca la lettura dei mitologici giovani, visto che nel 1976 gli Under 34 leggevano come gli Over 55, in Svizzera intorno ai 30 minuti al giorno, mentre oggi quest’ultima categoria legge sui 27 minuti al giorno, contro il 15 dei ragazzi. In conclusione, fermare la tecnologia è impossibile ma la realtà è che la transizione verso il digitale ha prodotto persone meno informate. Sconfitta la maggior parte dei lettori, degli editori e delle edicole.
